#2021

23/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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21/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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17/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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17/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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17/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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17/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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17/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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17/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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17/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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17/06/2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

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17/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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17/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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15/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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15/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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15/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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15/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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14/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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14/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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14/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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14/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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10/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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10/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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10/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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04/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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04/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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04/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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04/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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04/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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04/06/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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21/05/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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21/05/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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21/05/2021

Quest’anno non li abbiamo chiamati ‘speciali’, anche se lo sono, perché per noi tutti gli eventi del festival sono speciali! Sono ‘Fuori sezione’, non immediatamente incasellabili nelle varie parti che compongono il festival, pur essendo appuntamenti centrali del nostro programma. Lo sceneggiatore e regista premio Oscar Paul Haggis presenterà Million Dollar Baby (2005) di Clint Eastwood, dramma morale di cui ha firmato lo script e che lo ha portato alla ribalta di Hollywood. Altro ospite d’eccezione, lo scrittore ‘cinefilo’ Jonathan Coe, che alla LunettArena introdurrà il capolavoro crepuscolare di Billy Wilder Fedora (1978), intorno al quale ha costruito il suo ultimo romanzo, Io e Mr Wilder. Verrà presentato nella sede della Fondazione MAST, il documentario Lumumba, la mort du prophète, il primo dei due film che il regista haitiano Raoul Peck ha dedicato a Patrice Lumumba, figura centrale della storia politica del Congo e di tutta l’Africa.

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10/05/2021

Contrariamente a ciò che si potrebbe dedurre dalla trita controversia sulla paternità di Citizen Kane (e perfino da Mank), Herman Mankiewicz non fu un genio misconosciuto o perseguitato. I suoi tanti demoni personali e i troppi incarichi consecutivi svolti nell’industria del cinema non gli consentirono di lasciare una produzione interamente documentabile. Inoltre disprezzava troppo il lavoro dello sceneggiatore per impegnarsi a fare qualcosa di più che riscrivere o ritoccare. Come autore delle didascalie alla Paramount sapeva essere geniale. Come story editor, sempre alla Paramount, il suo impatto è più difficile da circoscrivere. Sicuramente era alla battuta per i primi film dei Fratelli Marx, da lui prodotti a New York, e lo vedremo allenare per Klopstokia in Million Dollar Legs, versione ‘demarxizzata’ di Duck Soup. Ma il suo spirito irriverente aveva anche un lato serio, legato all’impegno politico: nel 1933 scrisse una famigerata sceneggiatura intitolata The Mad Dog of Europe, nella quale figurava un imbianchino chiamato Adolph Mitler e che per tutti gli anni Trenta non riuscì a trovare uno studio disposto a produrla. Più noto è il suo lavoro alla MGM, per la revisione di adattamenti quali Dinner at Eight o la divertente versione di Mata Hari in Stamboul Quest. Se è arduo definire le sue collaborazioni e il suo talento, lo è tanto di più con un omaggio in quattro film, ma ci proveremo. Senza Citizen Kane. A cura di Philippe Garnier

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06/05/2021

Contrariamente a ciò che si potrebbe dedurre dalla trita controversia sulla paternità di Citizen Kane (e perfino da Mank), Herman Mankiewicz non fu un genio misconosciuto o perseguitato. I suoi tanti demoni personali e i troppi incarichi consecutivi svolti nell’industria del cinema non gli consentirono di lasciare una produzione interamente documentabile. Inoltre disprezzava troppo il lavoro dello sceneggiatore per impegnarsi a fare qualcosa di più che riscrivere o ritoccare. Come autore delle didascalie alla Paramount sapeva essere geniale. Come story editor, sempre alla Paramount, il suo impatto è più difficile da circoscrivere. Sicuramente era alla battuta per i primi film dei Fratelli Marx, da lui prodotti a New York, e lo vedremo allenare per Klopstokia in Million Dollar Legs, versione ‘demarxizzata’ di Duck Soup. Ma il suo spirito irriverente aveva anche un lato serio, legato all’impegno politico: nel 1933 scrisse una famigerata sceneggiatura intitolata The Mad Dog of Europe, nella quale figurava un imbianchino chiamato Adolph Mitler e che per tutti gli anni Trenta non riuscì a trovare uno studio disposto a produrla. Più noto è il suo lavoro alla MGM, per la revisione di adattamenti quali Dinner at Eight o la divertente versione di Mata Hari in Stamboul Quest. Se è arduo definire le sue collaborazioni e il suo talento, lo è tanto di più con un omaggio in quattro film, ma ci proveremo. Senza Citizen Kane. A cura di Philippe Garnier

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06/05/2021

Contrariamente a ciò che si potrebbe dedurre dalla trita controversia sulla paternità di Citizen Kane (e perfino da Mank), Herman Mankiewicz non fu un genio misconosciuto o perseguitato. I suoi tanti demoni personali e i troppi incarichi consecutivi svolti nell’industria del cinema non gli consentirono di lasciare una produzione interamente documentabile. Inoltre disprezzava troppo il lavoro dello sceneggiatore per impegnarsi a fare qualcosa di più che riscrivere o ritoccare. Come autore delle didascalie alla Paramount sapeva essere geniale. Come story editor, sempre alla Paramount, il suo impatto è più difficile da circoscrivere. Sicuramente era alla battuta per i primi film dei Fratelli Marx, da lui prodotti a New York, e lo vedremo allenare per Klopstokia in Million Dollar Legs, versione ‘demarxizzata’ di Duck Soup. Ma il suo spirito irriverente aveva anche un lato serio, legato all’impegno politico: nel 1933 scrisse una famigerata sceneggiatura intitolata The Mad Dog of Europe, nella quale figurava un imbianchino chiamato Adolph Mitler e che per tutti gli anni Trenta non riuscì a trovare uno studio disposto a produrla. Più noto è il suo lavoro alla MGM, per la revisione di adattamenti quali Dinner at Eight o la divertente versione di Mata Hari in Stamboul Quest. Se è arduo definire le sue collaborazioni e il suo talento, lo è tanto di più con un omaggio in quattro film, ma ci proveremo. Senza Citizen Kane. A cura di Philippe Garnier

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06/05/2021

Contrariamente a ciò che si potrebbe dedurre dalla trita controversia sulla paternità di Citizen Kane (e perfino da Mank), Herman Mankiewicz non fu un genio misconosciuto o perseguitato. I suoi tanti demoni personali e i troppi incarichi consecutivi svolti nell’industria del cinema non gli consentirono di lasciare una produzione interamente documentabile. Inoltre disprezzava troppo il lavoro dello sceneggiatore per impegnarsi a fare qualcosa di più che riscrivere o ritoccare. Come autore delle didascalie alla Paramount sapeva essere geniale. Come story editor, sempre alla Paramount, il suo impatto è più difficile da circoscrivere. Sicuramente era alla battuta per i primi film dei Fratelli Marx, da lui prodotti a New York, e lo vedremo allenare per Klopstokia in Million Dollar Legs, versione ‘demarxizzata’ di Duck Soup. Ma il suo spirito irriverente aveva anche un lato serio, legato all’impegno politico: nel 1933 scrisse una famigerata sceneggiatura intitolata The Mad Dog of Europe, nella quale figurava un imbianchino chiamato Adolph Mitler e che per tutti gli anni Trenta non riuscì a trovare uno studio disposto a produrla. Più noto è il suo lavoro alla MGM, per la revisione di adattamenti quali Dinner at Eight o la divertente versione di Mata Hari in Stamboul Quest. Se è arduo definire le sue collaborazioni e il suo talento, lo è tanto di più con un omaggio in quattro film, ma ci proveremo. Senza Citizen Kane. A cura di Philippe Garnier

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04/05/2021

Allarghiamo lo sguardo sui formati ridotti: dopo i cortometraggi in 16mm delle due precedenti edizioni, quest’anno ci concentreremo in particolare su opere di più lunga durata. E ci sarà spazio anche per il Super8mm, occasione unica per scoprire un formato che raramente approda nelle sale cinematografiche. Vedremo miniature di puro cinema, come quelle di Helga Fanderl, che curerà personalmente un programma dedicato al Super8mm. E poi i lirici paesaggi naturali e urbani documentati da Annik Leroy e un saggio ‘anti-etnografico’ di Trinh T. Minh-ha. Come extra, il meraviglioso Archeoscopio, apparecchiatura costruita e azionata da Jan Kulka, in grado di proiettare tutti i formati standard, che vi farà sperimentare la magia della proiezione analogica, e non di una striscia di pellicola, bensì di sale, pizzo, polvere e altri materiali. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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04/05/2021

Noto al pubblico internazionale come protagonista di Roma città aperta e a quello italiano come incarnazione di una Roma bonaria e popolare, Aldo Fabrizi è un grande attore comico ma anche qualcosa di più. Dei film che ha interpretato è stato spesso idealmente co-autore, collaborando alla sceneggiatura o riscrivendo i propri personaggi. Ma è stato anche un regista parzialmente riscoperto solo di recente: commedie eccentriche come La famiglia Passaguai, incroci di comico e dramma (Emigrantes, Una di quelle). Fabrizi segna, come autore completo, una stagione di passaggio del cinema italiano, tra neorealismo e cinema della modernità, con un gusto non comune per la scrittura e la messa in scena. Il Cinema Ritrovato lo omaggia con una selezione delle sue interpretazioni e delle sue regie più significative, fino all’indimenticabile apparizione in C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. A cura di Emiliano Morreale

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04/05/2021

Nessun altro regista ha avuto il merito di filmare personaggi e situazioni così disparati, e di tale importanza storica e culturale: dalle battaglie a torte in faccia di Stanlio & Ollio alla Crocifissione; dalla straordinaria eleganza dei numeri di danza di Astaire/Rogers alla liberazione di Dachau, documentando in quest’ultimo caso fatti realmente accaduti. Il maestro americano di quest’anno, autore di classici come Un posto al sole e Il cavaliere della valle solitaria, è George Stevens, che iniziò come operatore agli Hal Roach Studios per diventare negli anni Trenta un asso del cinema e uno specialista della commedia. Tuttavia, dopo aver partecipato attivamente ai combattimenti e aver filmato le peggiori atrocità della Seconda guerra mondiale, qualcosa cambiò nella sua natura di romantico avventuriero. La maturità intellettuale acquisita, unita alla scioltezza e al brio che gli erano peculiari, offrì a Stevens terreno fertile per una serie di capolavori che, insieme a una panoramica delle sue opere dei tardi anni Trenta e dei primi Quaranta, costituiscono il fulcro di questa retrospettiva. A cura di Ehsan Khoshbakht

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04/05/2021

Il suo debutto lo aveva fatto in fiabe austriache dalle tinte marzapane, anche al fianco della madre Magda, protagonista di Amanti folli di Ophuls e già risaputa amante di gerarchi nazisti. Per diversi anni fu Sissi, amata dal grande pubblico mondiale, successo clamoroso che pareva configurare un destino solo commerciale. E invece Romy si sfila da tutto, lascia la Germania e nel cinema internazionale la sua giovinezza troppo dolce trova definizione, spessore, profondità. Sbocciano una nuova bellezza e un nuovo talento. Subito la vuole Welles nel Processo, nella Piscina di Deray oppone un fascino di donna allo sfarfallio adolescenziale di Jane Birkin (tra loro Alain Delon, e il terzetto è da perderci la testa). Si disse che l’abbandono di Delon le abbia causato una ferita mai rimarginata, ma altre più terribili ferite le avrebbe riservato la vita. Suoi registi furono Losey, Visconti, Tavernier, Costa-Gavras, e Sautet che in particolare seppe coglierne l’aura più autentica, a un tempo limpida e misteriosa. Se n’è andata presto, il cinema ha colto di lei solo il fulgore. A cura di Volker Schlöndorff In collaborazione con Cinémathèque française

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04/05/2021

Forse mai come quest’anno la selezione dei Ritrovati e Restaurati vi farà scoprire, accanto a capolavori consacrati, film dimenticati, sublimi e indispensabili. Da Giochi di notte (Nattlek, 1966) dell’attrice e cineasta svedese Mai Zetterling a La fiera delle illusioni (Nightmare Alley, 1947) di Edmund Goulding, travolgente affresco di perdizione e sconfitta, di cui attendiamo il remake diretto da Guillermo del Toro; da L’avventura viene dal mare (Frenchman’s Creek, 1944) di Mitchell Leisen, un film di pirati con protagonisti una donna e i colori del Technicolor, al serial muto Belfagor (Belphégor, 1927) di Henri Desfontaines, e al geniale L’uomo caffelatte (Watermelon Man, 1970) di Melvin Van Peebles, dove un assicuratore bianco razzista scopre una mattina che il colore della sua pelle è cambiato. Ma se volete godervi i capolavori finalmente restaurati dei grandi maestri, da Francesco giullare di Dio (1950) di Roberto Rossellini a Verso la vita (1936) di Jean Renoir, a Vampyr (1932) di Carl Theodor Dreyer non c’è dubbio che, quest’anno, dovete venire a Bologna. Non fosse che per vedere una meravigliosa commedia, con musica dal vivo e senza parole, Erotikon (Mauritz Stiller, 1920). A cura di Gian Luca Farinelli

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04/05/2021

Una storia mai raccontata fino in fondo, quella del Parallel Cinema indiano. Siamo nel 1968: Arun Kaul e Mrinal Sen pubblicano il loro manifesto, invocando “un nuovo cinema”, e dando vita a un’esplosione di creatività senza precedenti che catturò l’immaginazione di una generazione di cineasti. Un anno dopo, nel 1969, la Film Finance Corporation – ente istituito dallo stato a sostegno dei registi – inizia a produrre opere uniche e originali, segnando così l’inizio di un nuovo corso. La nascita del Parallel Cinema è in realtà matura da tempo: dopo la morte di Jawaharlal Nehru, in un’India piena di incertezze e in un clima che incoraggiava la rottura con il passato, il Parallel Cinema viene forgiato dalla rivolta socio-politica e si afferma capillarmente, soprattutto nei territori del Karnataka, del Bengala e del Kerala. Il nostro sarà un percorso in otto tappe, con titoli rarissimi, quasi mai visti fuori dall’India – dalle opere di due poeti come Govindan Aravindan e Kumar Shahani al ritrovamento del prezioso negativo originale di Uski Roti di Mani Kaul – per riconoscere il ruolo avuto da questa stagione di grande creatività, uno dei capitoli più trascurati e sottovalutati del cinema degli ultimi cinquant’anni. A cura di Shivendra Singh Dungarpur, Cecilia Cenciarelli e Omar Ahmed 

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04/05/2021

Dieci esordi al femminile saranno al centro della sezione del festival che più di ogni altra si propone di allargare gli orizzonti del cinema. Dieci registe difficili da classificare, distanti da approcci tradizionali, e indipendenti da manifesti programmatici come quelli del ‘Terzo cinema’, o da sguardi strettamente femministi. Abbiamo scelto di raccontare le loro storie cogliendole nel preciso momento storico, culturale e personale che le ha spinte a procurarsi della pellicola e a mettersi per la prima volta dietro a una macchina da presa per esprimere un punto di vista proprio. Sarà un viaggio che partirà dall’Angola, colta magistralmente nel suo gesto di rivolta da Sarah Maldoror in Sambizanga, atteso restauro che ha richiesto oltre tre anni di lavoro. E proseguirà verso Cuba, il Senegal, passando per il Venezuela, l’Ungheria, la Bulgaria, l’Algeria, il Portogallo, la Polonia… A cura di Cecilia Cenciarelli e Elena Correra

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04/05/2021

Wolfgang Staudte è probabilmente il solo regista del dopoguerra il cui lavoro è stato importante per le culture cinematografiche di entrambe le repubbliche tedesche. Eppure la sua imponente produzione cinematografica e televisiva è ancora vistosamente ignorata al di fuori della Germania, con la possibile eccezione di Gli assassini sono tra noi (Die Mörder sind unter uns, 1946), il primo film prodotto nella Germania occupata dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Mentre in patria (se è giusto parlare di patria per una figura esistenzialmente così in contrasto con il paese natale) le discussioni sull’arte e i meriti di Staudte si riducono spesso alla sua importanza politica quale solitario moralista del cinema della Repubblica di Bonn, che con film come Kirmes (1960), Heimlichkeiten (1968) o Zwischengleis (1978) si batté disperatamente contro la volontà di insabbiare, ignorare, dimenticare e infine seppellire l’odioso passato nazista della nazione (e la sua presenza neanche tanto criptica). Ciò non rende giustizia a Staudte, magistrale artigiano che sapeva dirigere con la stessa disinvoltura una fiabesca fantasia orientale come Die Geschichte vom kleinen Muck (1953), un melodramma dai risvolti femministi, Rose Bernd (1957), o una storia di formazione densa di simboli e di echi religiosi come Das Lamm (1964). Questo piccolo omaggio offre un primo sguardo su un corpus cinematografico e televisivo tra i più ricchi dell’Europa postbellica. A cura di Olaf Möller

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04/05/2021

Creata nel 1950 come ramo della celebre casa editrice Iwanami Shoten, la Iwanami Productions divenne ciò che lo studioso Markus Nornes definisce “l’epicentro della scossa che avrebbe cambiato il panorama del documentario giapponese”. Fondata per realizzare film educativi e promozionali, la compagnia finì per trasformare le convenzioni del cinema documentario nipponico aprendo la strada a uno stile caratterizzato da un’osservazione pacata e non moralizzatrice e dalla ferma volontà di fissare su pellicola la vita in tutta la sua disordinata spontaneità. I documentari della Iwanami abbracciavano temi che andavano dal patrimonio storico e artistico giapponese alla storia locale e al comportamento degli scolari. La compagnia lanciò le carriere di Sumiko Haneda, una delle maggiori documentariste del paese e la prima donna ad avere una lunga carriera di regista in Giappone, e di importanti registi di finzione quali Susumu Hani e Kazuo Kuroki; i film di Hani, in particolare, recano chiare tracce del paziente realismo che contraddistingue i suoi lavori per la Iwanami. Questa rassegna offre l’opportunità di conoscere una serie di film apprezzabili di per sé e significativi per il loro impatto duraturo sul cinema nipponico. A cura di Alexander Jacoby e Johan Nordström In collaborazione con Istituto Giapponese di Cultura

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04/05/2021

Da oltre un anno viaggiare è diventata un’esperienza del nostro passato, quindi se verrete vi promettiamo di farvi attraversare i continenti, almeno sullo schermo. Dall’Italia all’Equador vi farà scoprire la vita nell’America latina degli anni Venti, L’impero del sole il Perù, ripreso in Ferraniacolor, degli anni Cinquanta, mentre Mario Fantin, alpinista nato cento anni fa, che fu anche etnografo, cineasta, autore di un’opera di documentazione gigantesca, vi porterà in giro per il mondo; tra i molti suoi film vi mostreremo le leggendarie riprese realizzate nel 1954, al seguito della spedizione guidata da Ardito Desio che conquistò il K2. Non saranno solo viaggi attraverso il tempo e lo spazio, ma anche attraverso il cinema stesso, in opere di compilazione come i due nuovi lavori del maestro di quest’arte, Bill Morrison, The Village Detective: Song Cycle e Buried News. E poi alcuni magnifici ritratti di Chaplin, Louis de Funès, John Farrow, Lotte Eisner e di due coppie in un incontro fatale, Montand & Signoret e Monroe & Miller. A cura di Gian Luca Farinelli

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04/05/2021

Una capsula del tempo della prima età dell’oro del cinema europeo. Cent’anni fa a Tokyo il giovane Tomijiro Komiya raccoglieva copie di distribuzione di film europei. Ciò che è rimasto della sua leggendaria collezione è stato donato al National Film Center (oggi National Film Archive of Japan) nel 1990 ed è stato duplicato su supporto safety. Da allora le preziose copie Komiya hanno arricchito le sezioni del Cinema Ritrovato dedicate a Genina, Grémillon, Capellani e Frusta, ma di fatto buona parte di esse non è mai stata proiettata altrove ed è ormai tempo di rivisitarla come oggetto a sé stante. Vi invitiamo quindi a entrare nel labirinto e a cadere sotto l’incantesimo di antichi sogni e misteri, di colori abbaglianti e scorci suggestivi di film per lo più perduti. A cura di Hiroshi Komatsu, Mariann Lewinsky e Karl Wratschko Co-organizzatore: National Film Archive of Japan

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03/05/2021

Che annata sorprendente il 1921, crocevia di tendenze già consolidate e nuove prospettive per il cinema! Registi immensi come Ernst Lubitsch (con Lo scoiattolo) e Victor Sjöström (con Il carretto fantasma) sono ancora attivi in un’Europa che presto lasceranno per sbarcare a Hollywood. Il cinema di Weimar (di cui proponiamo una scoperta: Die Ratten di Hanns Kobe) e quello delle avanguardie (con Walter Ruttmann e Hans Richter) lasciano già il segno. Le difficoltà di cui soffre ancora la produzione sovietica sono forse alla base del ritrovamento negli archivi del Gosfilmofond di Mosca di copie uniche importate dal mercato estero, opere rimaste invisibili per decenni, come The Swamp di Sessue Hayakawa o il mitico Crazy to Marry di ‘Fatty’ Arbuckle, il suo ultimo film prima che lo scandalo lo trasformasse bruscamente da idolo popolare a nullità. Ed è sempre nel 1921 che dive come Alla Nazimova (Camille) o Henny Porten (Hintertreppe) diventano anche produttrici indipendenti. Ma il 1921 è soprattutto un anno prodigioso per la commedia, con artisti straordinari (Arbuckle, Biscot, Chaplin, Stanlio e Ollio, Keaton e Larry Semon) decisi a farci ridere, tutti insieme, ancora una volta. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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03/05/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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16/04/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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16/04/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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16/04/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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16/04/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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15/04/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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27/07/2020

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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17/07/2020

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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17/07/2020

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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10/07/2020

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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09/07/2020

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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09/07/2020

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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09/07/2020

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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06/11/2019

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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07/06/2019

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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05/06/2019

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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31/05/2019

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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22/05/2019

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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22/05/2019

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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22/05/2019

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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22/05/2019

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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20/06/2018

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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01/06/2017

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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01/06/2017

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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17/05/2017

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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19/01/2017

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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12/01/2017

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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06/01/2017

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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20/12/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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12/12/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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12/12/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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23/11/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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10/11/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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03/11/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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02/11/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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31/10/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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31/10/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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31/10/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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15/09/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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15/09/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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10/06/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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10/06/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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08/06/2016

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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23/06/2015

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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22/06/2015

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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04/06/2015

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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04/06/2015

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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04/06/2015

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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28/05/2015

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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28/05/2015

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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25/06/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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25/06/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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24/06/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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24/06/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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24/06/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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23/06/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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04/06/2021

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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08/11/2019

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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22/07/2020

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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16/06/2018

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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11/06/2018

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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10/06/2018

Il miracolo del cinema si ripete. Saliamo, bagaglio alla mano, sulla macchina del tempo per ammirare ciò che gli spettatori bolognesi di centoventi anni fa videro al Reale Cinematografo Lumière di Via Rizzoli 13. Tante altre sorprese ci riserva il cinema del 1901. Il fascino inesauribile della realtà fissata su pellicola dalle vedute dei fratelli Lumière o della Mutoscope & Biograph, che allora fecero il giro del mondo, o nei film della Mitchell & Kenyon legati al più circoscritto contesto inglese. La dirompente irrealtà di trucchi mirabolanti che aprono nuove prospettive all’arte della magia.  Il principio di piacere prende forma d’intuizione scientifica negli sketch comici riguardo a ‘quel che c’è nella mente di un uomo’, più o meno nello stesso periodo in cui Freud pubblicava a Vienna le sue teorie sull’inconscio svelato dai sogni, dai lapsus e dai motti di spirito. Alcuni pionieri britannici come R.W. Paul e James Williamson muovono i primi passi verso film sofisticati, mentre il francese Ferdinand Zecca, appena entrato nella scuderia Pathé, inaugura un nuovo genere destinato a spazzare via il cinema fatto fino a quel momento: il dramma. Nel 1901 il cinema mostra una grande spinta verso il superamento dell’intrattenimento: come dimostrano i singolari documentari sulla vita nella Cina meridionale realizzati dal diplomatico francese Auguste François, con una macchina da presa fornitagli da Léon Gaumont. A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

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