CHERCHEZ LA FEMME

Mihály Kertész (Michael Curtiz)

T. alt.: Herzogin Satanella. T. int: Satan’s Memoirs. Scen.: Friedrich Porges. F.: Gustav Ucicky. Int.: Lucy Doraine (duchessa Leda Orlonia / marchesa Rochefou / geisha), Alphons Fryland (il detenuto / conte Guido), Anton Tiller (Mario Barbarini / Cavalcanti), Max Ralph-Ostermann (lo straniero), Magda Nagy (Bessie). Prod.: Sascha Kolowrat-Krakowsky per Sascha Film-Industrie AG. 35mm. L.: 1138 m (incompleto; l. orig.: 2350 m). 20 f/s. Col. (da un nitrato imbibito )

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

La protagonista di questo film è una femme fatale, impersonata in modo grandioso da Lucy Doraine, che si cala in diversi ruoli per usare le proprie astuzie femminili e sfruttare ogni uomo che incontra. Come spiega già la frase sessista ‘Cherchez la femme’ che dà il titolo al film, la questione della colpa è semplice: basta cercare la donna e si saprà il colpevole. Il regista Mihály Kertész (meglio conosciuto come Michael Curtiz) giunse a Vienna nel 1919 come rifugiato politico dopo la presa del potere da parte di Béla Kun in Ungheria. Poco dopo conobbe il produttore austriaco Sascha Kolowrat-Krakowsky e poté riprendere la carriera interrotta. Oggi i monumentali Sodom and Gomorrah e Schiava regina sono i film più noti del suo periodo viennese, ma in Austria Kertész girò anche produzioni minori che sono per la maggior parte sconosciute al pubblico internazionale. Una certa tendenza alla monumentalità si nota già in Cherchez la femme, nello splendore delle scenografie e dei costumi e nelle spettacolari ambientazioni, come i castelli viennesi di Schönbrunn e del Belvedere. Il film uscì nella primavera del 1921, ma purtroppo si sono conservati solo 1138 metri degli originali 2350.

Al centro della storia c’è il rapporto tra la femme fatale e un evaso, il quale riesce a salvarsi dalle grinfie della maliarda proprio all’ultimo momento (niente spoiler, manca la fine del film!). Un sogno gli rivela la vera natura della duchessa Leda Orlonia/geisha/marchesa Rochefou, e decide di lasciare la ‘donna dai molti nomi’ per una brava ragazza americana di buon cuore. Un critico austriaco dell’epoca fu molto colpito: “La trama avvincente e avventurosa si dispiega davanti ai nostri occhi in una serie di meravigliose riprese fotografiche, e in questa incantevole cornice la recitazione compiuta ed equilibrata della coppia di artisti è brillante e seducente”. Oggi non serve aggiungere nulla a questa descrizione, se non il fatto che sorprende sempre l’impudenza con cui gli uomini si rappresentano come vittime nelle storie di femme fatale come questa.

Karl Wratschko

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