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27/07

Cinema Lumière - Sala Officinema/Mastroianni > 21:15

DANCERS IN THE DARK

David Burton

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Martedì 27/07/2021
21:15

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DANCERS IN THE DARK

Scheda Film

Un locale notturno è un’ambientazione abbastanza familiare per la Hollywood dei primi anni Trenta, ma gli agili movimenti di macchina di Karl Struss, il bizzarro stile alla Caligari delle scenografie e la sequenza dei titoli di testa bastano a rendere interessante quest’opera modesta. L’umorismo visivo è rozzo (una gigantesca ballerina sembra sola, finché non scopriamo il nanerottolo sprofondato tra i suoi seni), i dialoghi scoppietta ti un pizzico meglio. La trama non è una primizia e lo stesso può dirsi della cantante (Miriam Hopkins) che perde la testa per un sassofonista. Il direttore dell’orchestrina Jack Oakie è solidale, ma anche geloso. George Raft interpreta l’elemento di disturbo, lo spregevole Louie che ha un debole per il St. Louis Blues. Hopkins finisce per cantare a squarciagola il pezzo di W.C. Handy non una ma due volte, anche se il suo vestito nero dalla vertigin sa doppia scollatura (fronte e retro) è molto più emozionante. Oakie interpreta la spalla in maniera apprezzabile, meglio della sua imitazione di Maurice Chevalier, che probabilmente è la peggiore di tutti i tempi. Raft finisce per spiaccicarsi sul marciapiede con le sue ghette bianche. Ma a rubare la scena sono Eugene Pallette e Lyda Roberti: lui è un tizio a caccia di divertimento di nome Gus, lei una bionda polacca che è in America da soli sei mesi ma sa già fare battute (“Ho girato in lungo e in largo” dice lui, “Soprattutto  in largo” replica lei alludendo alla sua stazza). Qua e là Mank si mette un po’ in mostra, attingendo alla Tavola rotonda dell’Algonquin:
– Com’è che ti chiami?
– È un nome lungo, ma puoi chiamarmi
– Mica gli Zobolowski di Boston?

Lei lo chiama Goose per tutto il film, lui si oppone solo a Goosie. Il mestierante David Burton era un rifugiato russo di Odessa che negli anni Trenta passò da uno studio all’altro. Per quanto riguarda il finale potremmo dire che la gag del St. Louis Blues è una sciocchezzuola non peggiore di “Rosebud”.

Philippe Garnier

 

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Cast and Credits

Sog.: dalla pièce Jazz King (1928) di James Ashmore Creelman. Scen.: Herman J. Mankiewicz, Brian Marlow, Howard Emmett Rogers. F.: Karl Struss. Mus.: John Leipold, Stephan Pasternacki. Int.: Miriam Hopkins (Gloria), Jack Oakie (Duke), William Collier Jr. (Floyd), Eugene Pallette (Gus), Lyda Roberti (Fanny), George Raft (Louie), Maurice Black (Max), De Witt Jennings (McGroady), Paul Fix (Benny). Prod.: Paramount Publix Corp. 35mm. Bn.