CÉSAR ET ROSALIE

Claude Sautet

Scen.: Jean-Loup Dabadie, Claude Sautet, Claude Néron. F.: Jean Boffety. M.: Jacqueline Thiédot. Scgf.: Pierre Guffroy. Mus.: Philippe Sarde. Int.: Yves Montand (César), Romy Schneider (Rosalie), Sami Frey (David), Umberto Orsini (Antoine), Bernard Le Coq (Michel), Eva Maria Meinecke (Lucie, la madre di Rosalie), Isabelle Huppert (Marité), Henri-Jacques Huet (Marcel), Pippo Merisi (Albert). Prod.: Michelle de Broca per Fildebroc Productions, Mega Film, Paramount – Orion Filmproduktion. DCP. Col.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Credo che ben pochi autori siano stati abbastanza pazzi da tentare di riecheggiare il cupo rumore della palpitazione segreta del reale, scevra da ogni contesto aneddotico. Il nostro cinema odierno, in particolare, preoccupato da vane sollecitazioni esterne, trascura questo tipo di ricerca: si interessa troppo al chiasso esteriore per soffermarsi sul silenzio interiore. Claude Sautet è uno dei pochissimi che si siano avventurati su questa difficile strada: ha imparato le lezioni di Renoir, Becker e pochi altri, dimostrando che quel che conta per un regista, al di là del soggetto scelto, meglio ancora se si tratta di un tema banale, corrente, è cogliere il fremito, i mancamenti, le intime fratture che definiscono la condizione umana. Più di ogni suo altro film, César et Rosalie mi sembra trasudare da questo punto di vista l’emozione più intensa e più vera. L’opera è tanto più struggente in quanto il patetico cova in essa fino alla fine sotto la cenere del quotidiano; tante piccole cose sommate compongono un insieme singolarmente armonioso e coerente; tutto si esprime in sensazioni folgoranti, in scoppi furtivi, in tumulti felpati. La risata si affianca continuamente alle lacrime: è un ‘dramma allegro’ come Renoir aveva a lungo sognato. […] Ciò che emerge da un tale film è prima di tutto una malia, un’emozione, un ritmo. È un ritmo nervoso, trafelato, talvolta quasi insostenibile, che dà a César et Rosalie l’andatura di una corsa a ostacoli, di un elettrocardiogramma che corre a tutta velocità. […] L’emozione la sento sul viso di Romy, sorpresa durante la toilette, felice e insieme imbarazzata dalla brusca intrusione di César; su un modo particolare che ha quest’ultimo di masticare un sigaro; sul sorriso impenetrabile di David, che culmina nella penultima inquadratura, nella struggente scena finale.

Claude Beyle, “Écran 72”, n. 10, dicembre 1972

Claude Sautet e io viviamo una storia d’amore professionale, il che è molto raro. Abbiamo una fiducia reciproca totale e da Les Choses de la vie ci chiediamo sempre di più. Tacitamente accade qualcosa di molto forte: momenti in cui i nostri sguardi si incrociano, in cui so cosa vuole e glielo do. Ho girato con grandissimi registi, ma è con lui che la fiducia e le cose della vita che condividiamo sono più profonde.

Romy Schneider, intervista a Marhieu Lindon, “Le Nouvel Observateur”, 20 novembre 1972

 

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Restaurato nel 2014 da StudioCanal presso il laboratorio Éclair a partire dal negativo originale