Ven

23/07

Cinema Lumière - Sala Scorsese > 12:00

L’ARCHEOSCOPIO DI JAN KULKA. Una performance cinematografica dal vivo

Durata: 50′

Veniamo alle domande fondamentali: che cos’è il cinema? Qual è la sua vera essenza? Quali sono i suoi elementi sacrificabili, quelli unici e quelli indispensabili? La risposta, insita nel concetto stesso di Archeoscopio, è la seguente: il cinema è l’articolazione della luce. Ma se il cinema è anzitutto l’articolazione della luce, quali sono le conseguenze per i film in quanto tali? Ciascun corpo determina sia le possibilità che i limiti del suo occupante. L’Archeoscopio è stato costruito per investigare, esplorare e sperimentare gli aspetti essenziali dei fenomeni cinematografici. Per osservare concretamente la natura del rapporto tra processo creativo e tecnologia, tra dispositivo di proiezione e chi lo aziona. Per esaminare come le tecnologie che usiamo influenzino e determinino il modo in cui lavoriamo, agiamo, creiamo. In breve: per riconsiderare e ripensare attivamente e praticamente varie conseguenze della tradizione consolidata. Queste riflessioni sono ispirate, tra gli altri, da Vilém Flusser. Il tutto si svolge in maniera giocosa, sperimentando con il corpo fisico del film. Gli standard tecnici sono di fatto un criterio utile, soprattutto per l’efficienza della produzione su vasta scala, ma allo stesso tempo impongono rigide limitazioni alle modalità teoricamente illimitate di articolare la luce. La grande domanda successiva di questo gioco è: e se il cinema…?
L’Archeoscopio può proiettare tutti i formati standard (8, 16, 35, 70mm, ecc.), ma anche vari tipi di materiali fino a 14 centimetri di larghezza (nastri trasparenti, bende, merletti, tessuti, carta da imballaggio a bolle d’aria, nastri segnaletici, ecc.). Ha quattro fonti luminose e sistemi ottici indipendenti che permettono di proiettare contemporaneamente quattro diverse aree di una pellicola. Ciascuna luce può essere accesa e spenta in tre modi: ‘metronomicamente’, con precisi intervalli di accensione e spegnimento; con un sequenziatore ciclico ottico; per mezzo di impulsi (segni/punti) sulla pellicola letti otticamente. Esistono quindi moltissime combinazioni e possibili ritmi e poliritmi in base ai quali può essere attivata ciascuna luce. La frequenza dei fotogrammi non segue più uno schema fisso, regolare e monotono, ma può essere ‘musicale’, composta in strutture cicliche più brevi o in intervalli lineari più ampi.
È inoltre importante osservare che l’unico modo per assistere a una proiezione dell’Archeoscopio è partecipare di persona a uno spettacolo dal vivo, cioè a un evento che prevede la presenza fisica del dispositivo di proiezione e del proiezionista, e guardare con i propri occhi. E questo non solo perché le proiezioni non sono mai completamente identiche le une alle altre, trattandosi di eventi dal vivo, ma perché è anche tecnicamente impossibile riprodurre la proiezione così come essa appare nell’immediato all’occhio umano.

Jan Kulka