THE BEST YEARS OF OUR LIVES

William Wyler

T. it.: I migliori anni della nostra vita. Sog.: dal romanzo Glory for Me (1945) di MacKinlay Kantor. Scen.: Robert E. Sherwood. F.: Gregg Toland. M.: Daniel Mandell. Scgf.: Perry Ferguson, George Jenkins. Mus.: Hugo Friedhofer. Int.: Myrna Loy (Milly Stephenson), Fredric March (Al Stephenson), Dana Andrews (Fred Derry), Teresa Wright (Peggy Stephenson), Virginia Mayo (Marie Derry), Harold Russell (Homer Parrish), Cathy O’Donnell (Wilma Cameron), Hoagy Carmichael (Butch Engle). Prod.: Samuel Goldwyn Productions, Inc. DCP’. Bn.

info_outline
T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

La natura del soggetto, la sua attualità sociale imponevano per prima cosa uno scrupolo meticoloso di esattezza quasi documentaria. Samuel Goldwyn e Wyler hanno voluto fare con questo film opera tanto civica quanto artistica. Attraverso una storia, romanzata senza dubbio ma minuziosamente verosimile ed esemplare, si trattava di esporre con tutta l’ampiezza e la sottigliezza necessarie uno dei problemi sociali più dolorosi del dopoguerra americano. In un certo senso, I migliori anni della nostra vita è ancora vicino a quelle produzioni didattiche, a quella pedagogia dei servizi cinematografici dell’esercito americano da cui Wyler era appena uscito.

La guerra, e la coscienza che fece prendere di una certa nozione della realtà, hanno profondamente influenzato, come si sa, il cinema europeo; le sue conseguenze sono state meno sensibili a Hollywood. Tuttavia, diversi registi vi sono stati coinvolti, e qualcosa dell’inondazione, del ciclone di realtà che ha fatto infrangere sul mondo ha potuto tradursi anche laggiù in un’etica del realismo. “Abbiamo tutti e tre (Capra, Stevens e Wyler) partecipato alla guerra. Essa ha esercitato su ciascuno di noi un’influenza profonda. Senza questa esperienza non avrei potuto fare il mio film come l’ho fatto. Abbiamo imparato a capire meglio il mondo… So che George Stevens non è più lo stesso da quando ha visto i cadaveri di Dachau. Siamo costretti a constatare che Hollywood non riflette affatto il mondo e il tempo in cui viviamo”. Queste poche righe di Wyler chiariscono a sufficienza il suo proposito nel realizzare I migliori anni della nostra vita. […]

Lo scrupolo etico della realtà ha trovato la sua trascrizione estetica nella messa in scena. Niente è in effetti più falso e assurdo che opporre, come lo si è fatto di frequente a proposito del cinema russo e italiano, il ‘realismo’ e l’‘estetismo’. Non c’è, nel vero senso della parola, film più ‘estetico’ di Paisà. La realtà non è l’arte, ma un’arte ‘realista’ è quella che sa creare un’estetica integrante della realtà. Grazie a Dio!

André Bazin, Che cosa è il cinema?, Garzanti, Milano 1999

Copia proveniente da

Restaurato in 4K nel 2021 da Academy of Motion Picture Arts and Sciences Film Archive e The Film Foundation, in associazione con la Library of Congress. Con il contributo della Hobson/Lucas Family Foundation.