Herman Mankiewicz: Un talento disperso

A cura di Philippe Garnier

Malgrado la vecchia controversia sulla paternità di Quarto po tere e il recente Mank di David Fincher, Herman Mankiewicz  non fu un genio disprezzato o misconosciuto. I suoi demoni personali e le molteplici attività svolte nell’industria del cinema non gli permisero di lasciare una produzione interamente documentabile. Disdegnava poi troppo il mestiere dello sceneggiatore per impegnarsi a fare qualcosa di più che riscrivere o ritoccare, con poche eccezioni. È quindi arduo determinare il suo contributo a questo o a quel film, e più facile sopravvalutarlo o sottovalutarlo. Neanche il suo primo datore di lavoro a Hollywood, la Paramount Pictures, sembrava avere le idee chiare su di lui: nella lista dei dipendenti del 1927 lo story editor figurava come “Responsabile comitato autori costa occidentale”, descrizione che dovette divertirlo molto.
Era stato drammaturgo e critico teatrale a New York, e come autore di didascalie per film muti diede prova di grande talento. In Crepuscolo di gloria di Sternberg, Emil Jannings sorprende il suo inserviente con l’uniforme del capo addosso e ordina all’attendente “Gli tolga il cappotto e spari al contenuto!”. Ma il tocco di Mank divenne più prezioso quando i film iniziarono a parlare. A New York aveva collaborato con i fratelli Marx, contribuendo probabilmente a portarli alla Paramount. In Million Dollar Legs lo vediamo allenare per le Olimpiadi del 1932 a Los Angeles la squadra di Klopstokia, nazione mitteleuropea che precede di un anno la Freedonia della Guerra lampo dei Fratelli Marx.
È noto il contributo di Mankiewicz a grandi successi come Il mago di Oz e Pranzo alle otto (anche se in quest’ultimo, stando a Cukor, l’amarezza e lo sconforto tipici degli anni della Grande Depressione sono dovuti soprattutto a George Kaufman). Per questo omaggio abbiamo voluto privilegiare film minori rispetto a quelli per cui Mankiewicz tende ad essere ricordato, principalmente perché sono più divertenti, sebbene talvolta risultino un po’ sciocchi.
Mankiewicz poteva essere un individuo cinico e autodistruttivo ma prendeva sul serio il proprio impegno politico, più da ‘antinazista della prima ora’ che da stalinista convinto alla Donald Ogden Stewart, suo sodale della leggendaria Tavola rotonda di Algonquin, con cui collaborò in Pranzo alle otto e Laughter. Nel 1933 Mank scrisse una famigerata sceneg giatura intitolata The Mad Dog of Europe nella quale figurava un imbianchino chiamato Adolph Mitler. Come ha recentemente raccontato Sydney Ladensohn Stern (“Commentary”, dicembre 2019), Mad Dog mandò su tutte le furie i funzionari tedeschi di tutto il mondo e costrinse i grandi produttori ebrei a correre ai ripari, anche se l’agente Al Rosen si dette da fare e continuò a proporre la sceneggiatura fino al 1939, invano. Già nel luglio del 1935 Goebbels avvertì Hollywood che in Germania sarebbe stato immediatamente messo al bando qualsiasi film che portasse la firma di Mankiewicz. Amaro emblema di coraggio per il nostro, encomiabile quanto il trattamento riser vato a W.R. Hearst pochi anni dopo. I soldi furono pochi e le conseguenze catastrofiche, ma almeno con Quarto potere Mank entrò nella leggenda di Hollywood.

Philippe Garnier

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