In un labirinto di immagini. La Tomijiro Komiya Collection

A cura di Hiroshi Komatsu, Mariann Lewinsky e Karl Wratschko
Co-organizzatore: National Film Archive of Japan

Tomijiro Komiya (1897-1975) nacque ad Asakusa, dove suo padre possedeva un ristorante. Asakusa è il quartiere dei divertimenti di Tokyo, e più tardi Komiya avrebbe ricordato di come già a nove-dieci anni fosse solito andare al cinema, che si trovava a pochi minuti da casa. Probabilmente si mise a collezionare film sin da ragazzo, forse chiedendo spezzoni di pellicola ai proiezionisti del quartiere. La sua collezione doveva essere già molto vasta quando nel 1917, ventenne, prese in gestione il ristorante dopo la morte del padre: la maggioranza dei titoli della collezione era stata prodotta prima di quella data. Nell’incendio che distrusse la sua casa durante il grande terremoto del Kanto, nel 1923, andò probabilmente perduto un numero (forse consistente) di film, ma la collezione sopravvisse alla Guerra nel Pacifico grazie al trasferimento in un luogo sicuro, mentre la casa e il ristorante di Asakusa furono devastati da un bombardamento nel 1944.
Con l’eccezione di tre titoli statunitensi (possedeva una copia di Shoes di Lois Weber) Tomijiro Komiya collezionava esclusivamente film europei. Il mercato giapponese fu dominato dal cinema francese più o meno fino al 1913, quando i film italiani e tedeschi si assicurarono una quota del mercato delle importazioni. Komiya ammirava tutto il cinema europeo, ma amava in particolare i film italiani, e la sua collezione è ricca di copie uniche della S.A. Ambrosio e della Film d’Arte Italiana (purtroppo le copie di altre case di produzione italiane non hanno resistito altrettanto bene alla decomposizione e al deterioramento chimico). Komiya non si curava degli aspetti politici o ideologici del cinema. Per lui, come per tanti altri cinefili giapponesi, il cinema italiano era sinonimo di sole splendente dell’Europa meridionale, attori e attrici eleganti, avventure in terre immaginarie e brillanti colorazioni a pochoir. Quasi tutte le copie della collezione Komiya presentano viraggi e imbibizioni, oppure, nel caso delle fiabe Pathé e dei drammi della Film d’Arte Italiana, colorazioni a pochoir. Nel Giappone degli anni Venti i film europei si fecero più rari a favore di quelli statunitensi: si formò una nuova generazione di cinefili, destinati a diventare critici influenti, che si nutriva soprattutto di cinema americano ignorando quello europeo della Belle Époque. Fu in quegli anni che Komiya acquistò le sue ultime copie di grandi film europei: Sylvester (1923), Maciste all’inferno (1926), La Chute de la maison Usher (1928) e Gardiens de phare (1929).
Nel 1988, quando il figlio di Komiya donò la collezione al National Film Center – National Museum of Modern Art di Tokyo, si scoprì che gran parte delle pellicole aveva subito dei danni fatali. Si fece il possibile per salvare il salvabile. Il lavoro di conservazione fu eseguito dal laboratorio Ikueisha, usando negativi Fujicolor 8510F-64. Ma continuiamo a sognare la prima versione di Addio giovinezza! (1913), Satana (1912) di Luigi Maggi, Satanas (1919) di Murnau e tutti gli altri film perduti che un tempo Tomijiro Komiya aveva nella sua collezione.

Hiroshi Komatsu

 

Questo programma realizza un sogno coltivato a lungo. Il destino ha voluto che uno di noi si trovasse a Tokyo nel 1991-1992, quando sessantadue titoli della Tomijiro Komiya Collection, appena restaurati, vennero proiettati al National Film Center – National Museum of Modern Art di Tokyo (oggi National Film Archive of Japan o NFAJ). Copie provenienti da questa meravigliosa collezione, generosamente prestate dai colleghi di Tokyo, hanno arricchito molte passate edizioni del Cinema Ritrovato, e nel 2014 il duplicato di una perduta copia Komiya, unico elemento di cui si sia rintracciata l’esistenza, ha reso possibile il restauro di Addio giovinezza! (Augusto Genina, versione 1918).
Quando Hiroshi Komatsu ci ha proposto un programma Komiya per il festival, per noi è stata una vera gioia. Abbiamo deciso subito di evitare l’ovvio: abbiamo rinunciato a presentare una selezione della ventina di copie miracolosamente integre, le punte di diamante per così dire, e abbiamo scelto di rivisitare l’intera collezione (circa centosessanta elementi) e di esplorare le sue parti sconosciute. Il risultato è che quarantaquattro dei cinquantasei elementi presentati vengono proiettati in pubblico per la prima volta.
Le scatole che Komatsu aprì nel 1988 contenevano soprattutto resti. Molti film si erano totalmente decomposti (delle produzioni Gaumont e Cines non era sopravvissuto pressoché nulla), e degli altri potevano essere recuperati e preservati solo frammenti. La perdita è grande ma, in modo paradossale, i frammenti hanno una loro forza nascosta. Offrono massima densità in un tempo minimo. Seguendo le loro suggestioni, la loro fisionomia, abbiamo composto otto programmi che offrono una panoramica della prima età dell’oro del cinema europeo, mostrano all’opera importanti attori e compagnie di produzione e delineano soggetti, figure, generi, strategie narrative ed estetiche. Entrate nel labirinto e lasciatevi stupire.
I nostri ringraziamenti per le splendide giornate trascorse a lavorare insieme a questo progetto vanno a Hiroshi Komatsu, a Mika Tomita, Masaki Daibo, Chizuru Usui e a tutto lo staff e ai curatori del National Film Archive of Japan. Ringraziamo inoltre Akira Komiya, Iku Sekiya e Sawako Ogawa per il sostegno, e Ivo Blom, Gianna Chiapello, Claudia Gianetto e Giovanni Lasi per averci aiutato a identificare i film.

Mariann Lewinsky e Karl Wratschko

 

Tutti i film di questa sezione provengono dalla collezione Tomijiro Komiya del National Film Archive of Japan. Sono proiettati in copie 35mm prodotte nel 1990-1991 a partire dai nitrati originali. La sola eccezione è la scena finale di Dans L’Hellade (1909) scoperta tra i frammenti Komiya e recante il numero d’archivio 9535 che sara proiettato in un DCP dopo la copia in 35mm da un nitrato colorato a pochoir proveniente dalla Cineteca di Bologna (collezione Daniele Casagrande), cui manca la scena finale.
Copie imbibite, virate e colorate a pochoir sono state riprodotte via internegativo su pellicola a colori e sono qui indicate con ‘col.’ o ‘col. da nitrato con colorazione a pochoir’. Per gli elementi non identificati il titolo è sostituito dal numero d’archivio e da parole chiave inserite tra parentesi quadre al posto del titolo. Le parentesi sono usate anche per titoli ipotetici e attribuzioni.
Per i frammenti e i film incompleti la lunghezza originale dell’opera è indicata tutte le volte che siamo riusciti a recuperare l’informazione. In vari casi le immagini sono tutte presenti ma mancano le didascalie, forse eliminate per la proiezione con narrazione dal vivo; ciò spiega le differenze di durata di film altrimenti completi. Sono stati indicati archivi d’origine ove reperire elementi più completi, ma non è stato possibile effettuare una ricerca sistematica al di là del database FIAF. Vi preghiamo di condividere con i curatori e il NFAJ eventuali informazioni su altri elementi esistenti.