CENTO ANNI FA: 30 FILM DEL 1916

Chi verrà a vedere i film del 1916? Come dovrei farla, questa volta, la sezione Cento anni fa?, mi chiedevo all’inizio delle ricerche. Tra il pubblico ci saranno, anche quest’anno, i più autorevoli studiosi internazionali di cinema muto, cineteche viventi che hanno visto tutto quel che c’è da vedere e da decenni seguono il nostro e altri festival specializzati. Ci saranno spettatori il cui amore per i film muti è di fresca data, e che si lasceranno rapire da ogni immagine. C’è chi si strugge per il fuggente attimo di realtà che emana da un frammento non identificato; chi preferisce la sicurezza dei titoli famosi; i ricercatori a tempo pieno cercheranno materiali utili alla loro ricerca, che sia la rappresentazione di genere degli immigrati irlandesi, l’uso del carrello nella metadiegesi o quel che si vuole. E se tutto quel che c’è di davvero interessante nella produzione del 1916 fosse stato già mostrato nelle precedenti edizioni del Cinema Ritrovato? Il 1916 senza Capellani, Chaplin, Weber, Nielsen, Dwann, Hart... forse restano solo polvere e noia.
Ma poi, fin dalle prime visioni, i film stessi hanno dissipato le ansie. Come gli anni passati, la sezione Cento anni fa è organizzata in capitoli, dedicati quest’anno, semplicemente, alla produzione di tre paesi – l’Italia, la Russia nell’ultimo anno prima della rivoluzione e gli Stati Uniti. Speciale attenzione viene poi riservata ad alcuni registi di primo rango come Stiller, Perret, Bauer, il giovane Borzage e il giovane Genina, a sceneggiatrici come Anita Loos, Zoja Barancevič e Fabienne Fabrèges, e a una sfolgorante generazione di star – Vera Cholodnaja e Ivan Mozžuchin, Norma Talmadge e Douglas Fairbanks, Jenny Hasselquist e Lars Hanson, Lyda Borelli, Bianca Virginia Camagni, Elena Makowska, Diana Karenne e molti altri. Ci saranno sottotesti e temi da esplorare – il balletto classico; la guerra; il Dada; la ricostruzione di epoche passate; tuttavia, in onore dei trent’anni del Cinema Ritrovato, vero punto focale della sezione saranno le copie e i restauri, con i significati e le questioni che si portano dietro. Sullo schermo si vedranno copie complete e frammenti, copie senza didascalie, una copia di qualità molto scadente e un 16mm, i più recenti restauri fotochimici e digitali e progetti del passato, come l’importante, controversa ricostruzione di Intolerance curata dal MoMA nel 1989. Gran parte dei film della Russia zarista sopravvivono purtroppo solo in modesti duplicati degli anni Ottanta, in bianco e nero; nel corso dell’ultimo anno, numerose bobine nitrato, colorate per imbibizione, sono miracolosamente state rinvenute e sono arrivate a Bologna per essere restaurate.
La nostra visione del cinema del 1916 è complicata da ostacoli, veli, passaggi bloccati, e questa è una cosa buona. Affila la nostra percezione, accende l’immaginazione, ci fa sognare. Ci spinge a cercare e scavare, a trovare il denaro e le soluzioni tecniche, a restaurare e a far vedere; fa di noi dei cinefili, degli specialisti, degli archivisti, dei curatori.

Mariann Lewinsky

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