I cineconcerti in Piazza Maggiore e in Piazzetta Pasolini

Sullo schermo del ‘cinema più bello del mondo’, la nostra Piazza Maggiore, lunedi 26 giugno tornerà a risplendere la più trascinante sinfonia visiva sull’idea di rivoluzione, La corazzata Potëmkin di Sergej Ejzenštejn, con le musiche originali di Edmund Meisel eseguite dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Helmut Imig. Ci sarà inoltre The Patsy (Fascino biondo) di King Vidor, strepitosa tra le ultime commedie del muto americano e irresistibile banco di prova del talento di Marion Davies, verrà accompagnato dalle musiche composte da Maud Nelissen ed eseguite dal suo gruppo The Sprockets. Venerdì 30 giugno serata travolgente con il genio impassibile di Buster Keaton in Steamboat Bill, Jr. (Io e il ciclone), capolavoro restaurato nell’ambito del Progetto Keaton, con partitura composta e diretta da Timothy Brock ed eseguita dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.

In Piazzetta Pasolini prosegue la ricerca del tempo perduto che ha incantato il pubblico delle ultime edizioni. Tre le proiezioni con lampada a carbone: Nikolaus Wostry del Film Archiv Austria presenterà un programma di film delle origini con un proiettore a manovella d’epoca; il chitarrista austriaco Florian Kmet accompagnerà Die kleine Veronika di Robert Land; infine Addio giovinezza di Augusto Genina con l’accompagnamento di Daniele Furlati al pianoforte e Franck Bockius alla batteria.

 

I cineconcerti in Piazza Maggiore e in Piazzetta Pasolini

Le serate in Piazza Maggiore

Ancora una volta, sera dopo sera, nuovi restauri, nuove esperienze di film indimenticabili. Sabato 24 si inaugura con il più celebre tuffo nel fiume, il più celebre volo di piume della storia del cinema: L’Atalante e Zero in condotta di Jean Vigo, due film imprescindibili sull’eterna giovinezza dell’amour fou e sull’insopprimibile anarchia dell’infanzia. Altra giovinezza quella che chiuderà il festival, la giovinezza che bruciava di riscatto sociale sulle piste disco degli anni Settanta, nell’epocale La febbre del sabato sera, alla presenza del regista John Badham. In anteprima, venerdì 23, il più caustico e romantico racconto di formazione del new american cinema, Il laureato; e in mezzo la giungla metropolitana di John Huston, la californiana summer of love nel memorabile documentario di Pennebaker; domenica 2 luglio il mitico fotografo Bruce Weber presenterà Let’s Get Lost, struggente ‘ritratto’ del jazzista Chet Baker.

 

Le serate in Piazza Maggiore

Ritrovati e Restaurati

La più classica sezione del Cinema Ritrovato porta a Bologna i migliori restauri eseguiti in tutto il mondo, in 35mm e in digitale. Dal 1917 di Caligula al 1977 di Io e Annie, la selezione di quest’anno percorre sessant’anni di cinema tra film-sirena cui sarà impossibile resistere (Lubitsch e Truffaut, Ray e Laurel&Hardy…) e rarità che sarà impossibile perdere (uno per tutti Secrets, di Frank Borzage).

Ritrovati e Restaurati

Una domenica a Bologna

Gli spettatori del Cinema Ritrovato conoscono certo Menschen am Sonntag, ma il capolavoro di Siodmak e Ulmer non è che la punta dell’iceberg. Tutti i film di questa sezione raccontano storie che si svolgono di domenica. Tra gli altri: un grande film sperimentale del primo sonoro, Ze soboty na neděli (From Saturday to Sunday) di Gustav Machatý; un cupo thriller postbellico britannico, It Always Rains on Sunday di Robert Hamer; un incantevole documento sull’Italia popolare del dopoguerra, Domenica d’agosto di Luciano Emmer… C’è anche spolverata di cortometraggi tra i quali spicca Gai dimanche con Jacques Tati. L’intera rassegna verrà proiettata… quando, se non di domenica?

Programma a cura di Neil McGlone e Alexander Payne

Una domenica a Bologna

Jean Vigo ritrovato

Abbiamo festeggiato due anni fa i 120 anni della Gaumont. Quest’anno la casa della Margherita porta a Bologna il restauro che attendevamo da sempre, quello dell’opera di Jean Vigo. Bernard Eisenschitz lo ha curato, con approccio da filologo, consentendoci di leggere in maniera ancora più precisa ciò che Vigo voleva. A partire dal nuovo restauro de L’Atalante che ci restituisce il film nella sua piena limpidezza, permettendoci di vedervi, più che mai un inno al desiderio sessuale. Non mancheranno le scoperte, come un primo montaggio di Zero in condotta, più lungo e più ‘censurabile’ di quello conosciuto e alcuni giornalieri del film; o la totalità degli scarti e dei giornalieri di L’Atalante, a proposito dei quali Henri Langlois disse: “Ho visto cose così belle che Vigo le aveva eliminate, nella sua ricerca della semplicità assoluta”.

Programma a cura di Bernard Eisenschitz, grazie a Gaumont

 

Jean Vigo ritrovato

Universal Pictures: gli anni di Laemmle Junior (seconda parte)

Dopo la fortunata rassegna dell’anno scorso, presentiamo un’altra selezione di film Universal prodotti durante la gestione di Carl Laemmle Junior e recentemente riscoperti e restaurati. Tra i nuovi restauri figurano il caustico poliziesco di Tod Browning Outside the Law con Edward G. Robinson e Sensation Seekers, fiammeggiante melodramma scritto e diretto dalla più importante regista del cinema muto, Lois Weber. E ancora la versione originale, per molto tempo inaccessibile, di The Road Back di James Whale, seguito di All Quiet on the Western Front. Saranno inoltre proposte, in copie 35mm stampate dalla Universal dai negativi camera originali, cinque autentiche rarità, tra cui Destination Unknown di Tay Garnett, stupefacente parabola di un ‘Cristo tra i contrabbandieri’, e Ladies Must Love di E.A. Dupont, storia turbolenta e cinica di tre golddiggers a Broadway.

Programma a cura di Dave Kehr, in collaborazione con The Museum of Modern Art, New York e Universal Pictures

 

Universal Pictures: gli anni di Laemmle Junior (seconda parte)

Robert Mitchum, un attore con due volti

C’è voluta una giovinezza americana di lavori vagabondi, carcere e naso rotto sul ring, ma anche una sensibilità di poeta, per dargli quell’aria di sublime indifferenza, di massiccia conoscenza del mondo, quella capacità d’indossare l’anima della follia come la cinica eleganza del fallimento. Molti dei registi che lavorarono con lui lo consideravano uno dei migliori attori del mondo. È stato il più carismatico loser del cinema americano, e uno dei suoi massimi talenti naturali, capace di nascondere il proprio genio dietro un atteggiamento strafottente e autoironico. Il nostro programma, che abbraccia tre decenni del suo periodo migliore, ci mostrerà l’attore dietro le maschere e i personaggi dietro la star, dall’avventuriero indifferente all’antieroe intrinsecamente americano alla ricerca di qualcosa che non sa definire. I due volti di Mitchum saranno illustrati da Bandido! di Richard Fleischer e The Wonderful Country di Robert Parrish, forse la sua interpretazione più rivelatrice, nonché da film di Wellman, Tourneur, Wise, Preminger, Minnelli, Pollack e Yates.

Programma a cura di Bernard Eisenschitz e Philippe Garnier

 

Robert Mitchum, un attore con due volti

Augusto Genina: un italiano in Europa

Augusto Genina (1892-1957) è uno dei registi più cosmopoliti del cinema italiano. Nel cinema dai primi anni Dieci, attivo tra Francia e Germania, autore di maliziosi ritratti femminili e di un film fondamentale nel passaggio dal muto a sonoro (Prix de beauté, con Louise Brooks), negli anni Trenta gira film di guerra fascisti che portano il gusto dell’esotico all’astrazione (Lo squadrone bianco). Nel dopoguerra, mostra la sua doppia anima: da un lato, sperimenta varianti cattoliche del neorealismo (Cielo sulla palude, amatissimo da Bazin) e del mélo (Maddalena), dall’altro, recupera le radici di libertino della belle époque (Frou Frou). Un regista europeo dai mille volti e dalle mille stagioni.

Programma a cura di Emiliano Morreale

 

Augusto Genina: un italiano in Europa

Alla ricerca del colore dei film: Kinemacolor e Technicolor

Resta uno degli appuntamenti più attesi, il porto sicuro per chi dal cinema s’aspetta la meraviglia e l’avventura dello sguardo. Ricercati e ritrovati negli archivi del mondo, i preziosi Technicolor vintage porteranno quest’anno sullo schermo del cinema Arlecchino il melodramma impavido e puro (tre magnifici Sirk), i colori del tramonto d’una grande Dietrich soggiogata da Lang (Rancho Notorious) e i colori dell’aurora della nazione americana in La più grande avventura, il film più bello sulla guerra d’indipendenza americana e tra i meno visti di John Ford. Prosegue la rassegna avviata lo scorso anno sui cortometraggi in Kinemacolor, il sistema a due filtri che produsse tra il 1908 e il 1914 una serie di film meravigliosi resi finalmente disponibili dal restauro digitale. L’Academy Film Archive presenterà di nuovo una selezione di reference reels, le bobine di riferimento utilizzate per stampare le copie con i colori voluti dai registi.

Programma a cura di Gian Luca Farinelli

 

Alla ricerca del colore dei film: Kinemacolor e Technicolor

William K. Howard: Alla riscoperta di un maestro dello stile

La carriera di William K. Howard fu interrotta da problemi con l’alcol e con gli studios, e di lui oggi ci si ricorda appena. Ma il leggendario direttore della fotografia James Wong Howe disse che Howard era “il regista più creativo” con cui avesse mai lavorato, e il giudizio è confermato dai film tecnicamente all’avanguardia che Howard firmò tra la fine degli anni Venti e l’inizio dei Trenta per la Fox Film Corporation. Il pezzo forte di questa mini-retrospettiva è il capolavoro sonoro Transatlantic, una rarità che nel recente restauro del Museum of Modern Art svela in tutta la sua forza l’innovativo lavoro di Howard e Howe sulla profondità di campo. Tra gli altri titoli, The Trial of Vivienne Ware è un dramma giudiziario dal ritmo vertiginoso, il cui impiego del flashback anticipa la complessità strutturale di The Power and the Glory, epica narrazione della vita di un magnate delle ferrovie che eserciterà un’influenza indiscutibile su Citizen Kane.

Programma a cura di Dave Kehr, in collaborazione con The Museum of Modern Art, New York

 

William K. Howard: Alla riscoperta di un maestro dello stile

Cauto sognatore: la malinconia sovversiva di Helmut Käutner

Negli anni Cinquanta Helmut Käutner (1908-1980) era il regista tedesco del dopoguerra più ammirato a livello internazionale: a partire da Unter den Brücken i suoi film furono proiettati a numerosi festival, venduti all’estero e acclamati dalla critica. Restò tuttavia un regista difficile da ‘inquadrare’: nessun movimento politico, nessun gruppo artistico si sentì mai rappresentato da un umanismo che si rifiutava di schierarsi in modo chiaramente identificabile, come attestano film quali Himmel ohne Sterne o Schwarzer Kies; inoltre, il fatto che la carriera di Käutner fosse iniziata durante il regime nazista era fonte di imbarazzo, anche se i primi ad avere problemi con capolavori come Große Freiheit Nr. 7 erano stati proprio i nazisti. Käutner è un estremista della moderazione, un malinconico ironico e modernista, un inventore di forme cinematografiche, un innovatore del genere popolare.

Programma a cura di Olaf Möller

Cauto sognatore: la malinconia sovversiva di Helmut Käutner