Ritrovati e Restaurati 2021

Forse mai come quest’anno la selezione dei Ritrovati e Restaurati vi farà scoprire, accanto a capolavori consacrati, film dimenticati, sublimi e indispensabili. Da Giochi di notte (Nattlek, 1966) dell’attrice e cineasta svedese Mai Zetterling a La fiera delle illusioni (Nightmare Alley, 1947) di Edmund Goulding, travolgente affresco di perdizione e sconfitta, di cui attendiamo il remake diretto da Guillermo del Toro; da L’avventura viene dal mare (Frenchman’s Creek, 1944) di Mitchell Leisen, un film di pirati con protagonisti una donna e i colori del Technicolor, al serial muto Belfagor (Belphégor, 1927) di Henri Desfontaines, e al geniale L’uomo caffelatte (Watermelon Man, 1970) di Melvin Van Peebles, dove un assicuratore bianco razzista scopre una mattina che il colore della sua pelle è cambiato. Ma se volete godervi i capolavori finalmente restaurati dei grandi maestri, da Francesco giullare di Dio (1950) di Roberto Rossellini a Verso la vita (1936) di Jean Renoir, a Vampyr (1932) di Carl Theodor Dreyer non c’è dubbio che, quest’anno, dovete venire a Bologna. Non fosse che per vedere una meravigliosa commedia, con musica dal vivo e senza parole, Erotikon (Mauritz Stiller, 1920).
A cura di Gian Luca Farinelli

Ritrovati e Restaurati 2021

Romy. Vita e Romanzo

Il suo debutto lo aveva fatto in fiabe austriache dalle tinte marzapane, anche al fianco della madre Magda, protagonista di Amanti folli di Ophuls e già risaputa amante di gerarchi nazisti. Per diversi anni fu Sissi, amata dal grande pubblico mondiale, successo clamoroso che pareva configurare un destino solo commerciale. E invece Romy si sfila da tutto, lascia la Germania e nel cinema internazionale la sua giovinezza troppo dolce trova definizione, spessore, profondità. Sbocciano una nuova bellezza e un nuovo talento. Subito la vuole Welles nel Processo, nella Piscina di Deray oppone un fascino di donna allo sfarfallio adolescenziale di Jane Birkin (tra loro Alain Delon, e il terzetto è da perderci la testa). Si disse che l’abbandono di Delon le abbia causato una ferita mai rimarginata, ma altre più terribili ferite le avrebbe riservato la vita. Suoi registi furono Losey, Visconti, Tavernier, Costa-Gavras, e Sautet che in particolare seppe coglierne l’aura più autentica, a un tempo limpida e misteriosa. Se n’è andata presto, il cinema ha colto di lei solo il fulgore.
A cura di Volker Schlöndorff
In collaborazione con Cinémathèque française

Romy. Vita e Romanzo

Qualcosa per cui vivere: il cinema di George Stevens

Nessun altro regista ha avuto il merito di filmare personaggi e situazioni così disparati, e di tale importanza storica e culturale: dalle battaglie a torte in faccia di Stanlio & Ollio alla Crocifissione; dalla straordinaria eleganza dei numeri di danza di Astaire/Rogers alla liberazione di Dachau, documentando in quest’ultimo caso fatti realmente accaduti. Il maestro americano di quest’anno, autore di classici come Un posto al sole e Il cavaliere della valle solitaria, è George Stevens, che iniziò come operatore agli Hal Roach Studios per diventare negli anni Trenta un asso del cinema e uno specialista della commedia. Tuttavia, dopo aver partecipato attivamente ai combattimenti e aver filmato le peggiori atrocità della Seconda guerra mondiale, qualcosa cambiò nella sua natura di romantico avventuriero. La maturità intellettuale acquisita, unita alla scioltezza e al brio che gli erano peculiari, offrì a Stevens terreno fertile per una serie di capolavori che, insieme a una panoramica delle sue opere dei tardi anni Trenta e dei primi Quaranta, costituiscono il fulcro di questa retrospettiva.
A cura di Ehsan Khoshbakht

Qualcosa per cui vivere: il cinema di George Stevens

Aldo Fabrizi: "Tolto al mondo troppo al dente"

Noto al pubblico internazionale come protagonista di Roma città aperta e a quello italiano come incarnazione di una Roma bonaria e popolare, Aldo Fabrizi è un grande attore comico ma anche qualcosa di più. Dei film che ha interpretato è stato spesso idealmente co-autore, collaborando alla sceneggiatura o riscrivendo i propri personaggi. Ma è stato anche un regista parzialmente riscoperto solo di recente: commedie eccentriche come La famiglia Passaguai, incroci di comico e dramma (Emigrantes, Una di quelle). Fabrizi segna, come autore completo, una stagione di passaggio del cinema italiano, tra neorealismo e cinema della modernità, con un gusto non comune per la scrittura e la messa in scena. Il Cinema Ritrovato lo omaggia con una selezione delle sue interpretazioni e delle sue regie più significative, fino all’indimenticabile apparizione in C’eravamo tanto amati di Ettore Scola.
A cura di Emiliano Morreale

Aldo Fabrizi: “Tolto al mondo troppo al dente”

Herman Mankiewicz: Un talento disperso

Contrariamente a ciò che si potrebbe dedurre dalla trita controversia sulla paternità di Citizen Kane (e perfino da Mank), Herman Mankiewicz non fu un genio misconosciuto o perseguitato. I suoi tanti demoni personali e i troppi incarichi consecutivi svolti nell’industria del cinema non gli consentirono di lasciare una produzione interamente documentabile. Inoltre disprezzava troppo il lavoro dello sceneggiatore per impegnarsi a fare qualcosa di più che riscrivere o ritoccare. Come autore delle didascalie alla Paramount sapeva essere geniale. Come story editor, sempre alla Paramount, il suo impatto è più difficile da circoscrivere. Sicuramente era alla battuta per i primi film dei Fratelli Marx, da lui prodotti a New York, e lo vedremo allenare per Klopstokia in Million Dollar Legs, versione ‘demarxizzata’ di Duck Soup. Ma il suo spirito irriverente aveva anche un lato serio, legato all’impegno politico: nel 1933 scrisse una famigerata sceneggiatura intitolata The Mad Dog of Europe, nella quale figurava un imbianchino chiamato Adolph Mitler e che per tutti gli anni Trenta non riuscì a trovare uno studio disposto a produrla. Più noto è il suo lavoro alla MGM, per la revisione di adattamenti quali Dinner at Eight o la divertente versione di Mata Hari in Stamboul Quest. Se è arduo definire le sue collaborazioni e il suo talento, lo è tanto di più con un omaggio in quattro film, ma ci proveremo. Senza Citizen Kane.
A cura di Philippe Garnier

Herman Mankiewicz: Un talento disperso

Super8 & 16mm – Piccolo grande passo

Allarghiamo lo sguardo sui formati ridotti: dopo i cortometraggi in 16mm delle due precedenti edizioni, quest’anno ci concentreremo in particolare su opere di più lunga durata. E ci sarà spazio anche per il Super8mm, occasione unica per scoprire un formato che raramente approda nelle sale cinematografiche. Vedremo miniature di puro cinema, come quelle di Helga Fanderl, che curerà personalmente un programma dedicato al Super8mm. E poi i lirici paesaggi naturali e urbani documentati da Annik Leroy e un saggio ‘anti-etnografico’ di Trinh T. Minh-ha. Come extra, il meraviglioso Archeoscopio, apparecchiatura costruita e azionata da Jan Kulka, in grado di proiettare tutti i formati standard, che vi farà sperimentare la magia della proiezione analogica, e non di una striscia di pellicola, bensì di sale, pizzo, polvere e altri materiali.
A cura di Karl Wratschko e Mariann Lewinsky

Super8 & 16mm – Piccolo grande passo

Il Cinema Ritrovato Kids e Young 2021

Schermi e Lavagne, il dipartimento educativo della Cineteca di Bologna propone come di consueto una sezione dedicata ai cinefili più giovani. Quest’anno siamo lieti di poter offrire anche ai bambini e alle bambine il ritorno all’esperienza della sala cinematografica: per sette giorni gli spettatori più piccoli potranno scoprire film di tutte le epoche e viaggiare nel tempo e nello spazio in compagnia del cinema di tutto il mondo. Alle proiezioni al Cinema Lumière si affiancheranno laboratori, incontri con professionisti del settore e spettacoli dal vivo.

Il Cinema Ritrovato Kids e Young 2021