DELPHINE SEYRIG, UNA STREGA COME LE ALTRE

A cura di Emilie Cauquy

Andate a ritroso, partendo da Sois belle et tais-toi!, e riavvolgete il nastro. Perché la carriera di Delphine Seyrig non può essere separata dal suo impegno femminista. Seyrig è allo stesso tempo un’icona per i cinefili e per le femministe, quindi più attuale che mai. Cinque proiezioni per incendiare lo schermo con le apparizioni nottambule di Fabienne Tabard (Baisers volés, 1968), per vagare con l’irresistibile contessa vestita di strass in Lèvres rouges (1971), capire il lavoro di rottura e decostruzione portato avanti con le amiche militanti Chantal Akerman, Liliane de Kermadec e Babette Mangolte. Delphine per sempre, ma soprattutto ora. “Quel che è certo è che ogni volta che interpreto un ruolo ho l’impressione di dovermi rimpicciolire un po’. Ho l’impressione che oggi bisognerebbe creare, per le donne, personaggi come quelli che sono stati creati per gli uomini, cioè gli equivalenti di Amleto, di Macbeth, ruoli in cui le donne pensino e agiscano, ruoli che facciano venir voglia di partecipare alle cose, di vivere esistenze avventurose” (Delphine Seyrig).

Qui donc a rêvé (1966) di Liliane de Kermadec • Baisers volés (Baci rubati, 1968) di François Truffaut • Les Lèvres rouges (1971) di Harry Kumel • Sois belle et tais-toi! (1976) di Delphine Seyrig • Golden Eighties (1986) di Chantal Akerman • Calamity Jane & Delphine Seyrig, a Story (2019) di Babette Mangolte