PIETRO GERMI, TESTIMONE SCOMODO

A cura di Emiliano Morreale

Autore di successi internazionali, centrale in alcuni momenti decisivi del nostro cinema (il neorealismo, la commedia all’italiana), amato da registi di tutto il mondo (spesso insospettabili, come Wes Anderson), Pietro Germi si presentava però come burbero, appartato, sospetto per la cultura di sinistra, politicamente scorretto nella sua visione dei rapporti tra i sessi. Solo qualche decennio dopo la sua morte l’opera di Germi ha ottenuto il giusto posto tra i grandi del cinema italiano. La sua visione pessimista dei rapporti umani si incarna in una rilettura dei generi, dei quali ha fornito versioni originalissime: dal western (In nome della legge, il primo film mai realizzato sulla mafia) al melodramma (Il ferroviere), dal noir (La città si difende) al giallo d’inchiesta (Un maledetto imbroglio) e a una personale versione della commedia nera, di critica sociale diretta e violenta (Divorzio all’italianaSedotta e abbandonata). Rispetto ai registi della sua generazione, pur non volendo mettersi in mostra come autore e rimanendo fedele a una vocazione popolare, Germi è tra quelli che più hanno puntato, oltre la perfezione dei copioni, sulla forza della messa in scena, sulla potenza nella costruzione dell’inquadratura, della scena, del ritmo.

Gioventù perduta (Lost Youth, 1948) • In nome della legge (In the Name of the Law, 1949) • Il cammino della speranza (Path of Hope, 1950) • La città si difende (Four Ways Out, 1951) • Guerra 1915-18 (Ep. di Amori di mezzo secolo / Mid Century Loves, 1954) • Il ferroviere (The Railroad Man, 1955) • Un maledetto imbroglio (The Facts of Murder, 1959) • Divorzio all’italiana (Divorce Italian Style, 1961) • Sedotta e abbandonata (Seduced and Abandoned, 1964) • L’immorale (The Climax, 1967)