Chahine: glamour, musica e rivoluzione. L’ultimo degli ottimisti arabi

Youssef Chahine è stato un uomo-cinema, nel senso che del cinema ha fatto praticamente tutti i mestieri: il regista, certo, ma anche il produttore, l’attore, il montatore e perfino il cantante. Si è cimentato in tutti i generi, e amava mescolarli. I suoi quaranta film raccontano l’Egitto del XX secolo, ma la sua era una cultura globale e i suoi film parlavano a tutti. Ha reso famoso l’Egitto sulla scena cinematografica internazionale ed è rimasto fino alla fine un fervido oppositore delle dittature, dei fanatismi e dei populismi. Era lucido, ma la sua lucidità non ha mai intaccato il suo ottimismo allegro e contagioso. Celebriamo il grandissimo regista arabo con sei dei suoi primi film.
A cura di Tewfik Hakem, in collaborazione con Cinémathèque française e Association Youssef Chahine

Chahine: glamour, musica e rivoluzione. L’ultimo degli ottimisti arabi

“Siamo gli indigeni di Trizonia”: l’invenzione del cinema della Germania Ovest, 1945-1949

Con la capitolazione dell’8 maggio 1945 la Germania diventa un territorio occupato privo di una vera e propria sovranità nazionale e bisognoso di un futuro. Dal 1945 al 1948 le zone controllate da americani, britannici e francesi si fondono gradualmente in un’entità amministrativa denominata Trizona, sulle cui basi nascerà la Repubblica Federale Tedesca. Siamo gli indigeni di Trizonia (il titolo è mutuato da una canzone carnevalesca dell’epoca) documenta la produzione cinematografica di questa fragile creatura, che nel 1956 la rivista “Das Schönste” definì a posteriori “l’avanguardia del cinema tedesco del dopoguerra”. Definizione calzante: ne passerà di tempo prima che il cinema della Germania Ovest sappia eguagliare le invenzioni formali, l’audacia e il rigore dei film qui presentati.
A cura di Olaf Möller

“Siamo gli indigeni di Trizonia”: l’invenzione del cinema della Germania Ovest, 1945-1949

Sotto i cieli di Seul: l’epoca d’oro del cinema sudcoreano

Rara opportunità per scoprire le opere fondamentali che segnarono la rinascita di una delle cinematografie più influenti dell’Asia orientale. Fu negli anni Sessanta del secolo scorso che si fecero le ossa i primi registi-autori coreani, realizzando film immensamente popolari ma anche artisticamente audaci. Il temporaneo allentarsi della censura e le rigide limitazioni imposte all’importazione di film stranieri diedero un forte impulso alla produzione nazionale, incoraggiando i registi coreani a rispondere alla domanda del mercato interno e, così facendo, a cambiare per sempre il corso del cinema sudcoreano. La rassegna documenta i cambiamenti estetici, tecnologici e politici che diedero forma a quel movimento.
A cura di Cho Hyun Jin e Jung Minhwa, in collaborazione con Korean Film Archive e il contributo dell’Istituto Culturale Coreano

Sotto i cieli di Seul: l’epoca d’oro del cinema sudcoreano

Cinemalibero. Fespaco 1969-2019

La sezione dedicata a film e restauri di paesi che a volte sfuggono ai radar della cinefilia festeggia quest’anno il mezzo secolo del FESPACO, il Festival panafricano del cinema e della televisione di Ouagadougou nel Burkina Faso, soprannominata “la capitale del cinema”. Fondato nel 1969, il FESPACO è una delle iniziative culturali più significative e unificanti dell’Africa nonché il luogo in cui il cinema si è affermato come potente mezzo di espressione e di presa di coscienza politica. Undici film, otto nuovissimi restauri per illuminare il patrimonio africano di ogni latitudine.
A cura di Cecilia Cenciarelli

Cinemalibero. Fespaco 1969-2019