28/06/2019

“L’amore tra me e Fellini è iniziato con un fischio”. Alvaro Vitali in sala per ‘I clowns’

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Alvaro Vitali e Blasco Giurato presentano al pubblico del Cinema Ritrovato una nuovissima versione di I clowns (Federico Fellini, 1970) sogno-documentario di Fellini restaurato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Compagnia Leone Cinematografica e arricchito di alcune irresistibili scene inedite.
“L’amore tra me e Fellini è iniziato con un fischio”, è ciò che Alvaro Vitali rivela al pubblico dell’Arlecchino in occasione del quinto giorno del Cinema Ritrovato, durante la presentazione de I clowns. La proiezione del falso-documentario, o meglio, del sogno di Fellini, restaurato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con la Compagnia Leone Cinematografica, viene qui arricchita da alcune irresistibili outtakes e diventa l’occasione per fare un po’ di chiarezza sulla carriera di un attore che ha iniziato con i grandi e che è stato tro. “Stavo facendo un provino e dopo tre ore di attesa Federico ha chiamato me e un ragazzo di Napoli. Come siamo entrati ho notato questa presenza con la sciarpetta e il cappello, stava su questa scala con una macchina da presa enorme e ho sentito solo una voce: ‘Chi di voi due sa fare il fischio del merlo?’ Io ho cominciato a fischiare alla pecorara come un pazzo. Fellini si è messo a ridere e ha detto: ‘Prendete quello là, ché l’altro sta ancora aspettando il merlo!’”

L’attore romano, visibilmente entusiasta di ri-vedere il film “tutto ripulito”, prosegue con gli aneddoti: “Io lavoravo a Trastevere, il quartiere di Roma dove sono nato. Facevo l’elettricista, avevo sedici anni. Ho lavorato per tre settimane al Satyricon con Federico, poi è finito tutto. Il mio principale mi disse: ‘Guarda, a me servi qua, devi decidere: o vuoi fare il cinema o vuoi fare l’elettricista’. Pensai: ‘Forse a me piace il cinema’, ma per il momento non c’era. Andai da Federico e glielo dissi: ‘Senti, c’è il principale che mi vuole mandare via’. Lui mi rispose: ‘Ti faccio lavorare per tutto il film, così guadagni un po’ di soldi e te ne freghi’ e così è successo: ho fatto I clowns. Ho perso quel posto, però ne ho trovato uno migliore – forse!”

Se questa nota lascia trapelare un po’ di amarezza, le parole di Fellini suonano oggi come il monito di chi, in Alvaro Vitali, aveva notato una carica da non sottovalutare: “Giravamo una scena a Ostia, dove io ero vestito da fascista e accompagnavo questo gerarca: un gruppetto di ragazzi ha cominciato a prenderci a maleparole e a tirarci di tutto. Federico si è messo a urlare: ‘Prendete Alvaro, scappamo, scappamo!’ e mi ha portato via. Mi ha salvato!”

Ad accompagnare Alvaro Vitali c’è Blasco Giurato, oggi conosciuto come il celebre direttore della fotografia di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, ma allora operatore di macchina del film. Anche Blasco è generoso di aneddoti: “È inquantificabile quello che Fellini è stato nella storia del cinema. Chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui ha già ricevuto una laurea in cinema: non ci spaventa più niente, noi lo chiamavamo ‘il faro’. Era il nostro ‘faro’. Ormai sono molti anni che non c’è più ed è ancora una mancanza viva!”

Il racconto commosso prosegue con il ricordo degli errori compiuti sul set de I clowns. Un’intervista a un vecchio clown particolarmente noiosa e un’iniziativa avventata: “Guardo fuori dalla finestra e noto con la coda dell’occhio sua moglie in giardino. Sposto l’inquadratura verso di lei, ritorno sul nostro protagonista e mi accorgo che aveva cominciato a piangere – e io non avevo girato il pianto! Finisce l’intervista e Federico mi dice: ‘Hai visto che bello? Commovente! Hai visto quando ha cominciato a piangere?’ Io gli ho rivelato che non avevo ripreso questo momento così vitale per lui… e non l’ho mai visto più arrabbiato! Da quel momento sono cominciati i peggiori momenti della mia vita nel cinema, anche perché il materiale non si poteva visionare subito. È stato un inferno: il materiale andava a Roma, veniva sviluppato e veniva rimontato poi per la visione dei giornalieri a Parigi. Tre giorni, vi assicuro, di inferno! Il terzo giorno arriva finalmente il materiale: tutto montato ed editato in maniera perfetta, una fotografia meravigliosa. Arriva la mia inquadratura e comincio a sudare freddo. Si accendono le luci e si alza Federico: ‘Bravo Dario Di Palma’ – che era il mio capo – ‘Bravissimo Danilo Donati’ [il celebre costumista, n.d.r.], insomma, stava elogiando tutti: io mi ero messo in fondo, pronto alla fuga, pronto a ritornare a Roma. Federico mi guarda e mi fa: ‘Hai visto quante belle idee che ti do, Blaschino?’”

Lo spettacolo comincia con le scene inedite: prove di smorfie per Alvaro Vitali, un secchio sulla faccia di Fellini, uno scoppio che fa scappare la troupe e finalmente il film: un tripudio di colori, di malinconia e di tetra nostalgia. Un film dissacrante e bambino, così lirico e irriverente da raggirare persino la morte. Un Fellini minore? No: solo un sogno più estremo!

Report di Alessandro Criscitiello
Nell’ambito del corso di Alta Formazione per redattore multimediale e crossmediale, nel progetto di formazione della Cineteca di Bologna.