Cento anni fa: 1918

Programma a cura di Elena Correra e Mariann Lewinsky Il 1918 fu un anno spartiacque. Quando la Grande guerra finalmente giunse alla fine, nuovi assetti politici presero forma e si disegnarono nuovi confini. Il nostro primo capitolo è dedicato al conflitto mondiale e alla politica; e Seventh Heaven (1927) di Frank Borzage, melodramma nell’ombra della guerra che presentiamo in Piazza Maggiore, è direttamente connesso ai film del 1918. Film e newsreel arrivano dall’Ungheria, dalla Cecoslovacchia e dalla Finlandia, come bandierine che segnano le neonate repubbliche indipendenti sulla nuova mappa europea. Uno spartiacque spalanca la visione su entrambi i lati. Il secondo capitolo, sul cinema russo, combina opere proiettate verso il futuro (di Majakovskij e Vertov) con un film che rievoca il periodo zarista, Padre Sergio. Il destino di Olga Rautenkranzová, prima donna regista cecoslovacca e protagonista del terzo capitolo, dedicato alle registe produttrici e sceneggiatrici, ci ricorda che non furono solo le nazioni a battersi per l’indipendenza ma anche le donne, e che la loro lotta per l’eguaglianza nel cinema avrebbe avuto una lunga strada davanti a sé. Per il cinema italiano, il 1918 pare un anno d’oro. Ma i sontuosi diva film del quarto capitolo sembrano fantasmagorie d’un passato destinato a svanire. Quelli che invece non sono svaniti sono gli splendenti colori dell’Avarizia, con Francesca Bertini, in una copia imbibita e virata da Jan Ledecký nel lontano 1991. Prova che con le tecniche originali si ottengono non soltanto i risultati migliori per le imbibizioni e i viraggi (a paragone con qualsiasi altro sistema di riproduzione, incluso il digitale), ma anche i più durevoli. Anche le tecniche di restauro dovrebbero guardare da entrambi i lati, verso il futuro e verso il passato. E il qui e ora del 1918? Niente di meglio, per godersi l’attimo presente, dello spettacolo popolare. I film d’avventura, i serial di suspense, le commedie con i beniamini del pubblico sollevavano le platee dal peso della realtà, e offrivano sicuro divertimento. Anche noi godiamoci Tarzan nel capitolo quinto, e nel capitolo sesto l’intraprendente Leah Baird per quindici episodi all’inseguimento dei cattivi Wolves of Kultur. Se preferite rimaner fedeli all’idea che i film muti tedeschi sono artistici ma tetri, astenetevi dal vedere le belle scoperte del 1918, commedie programmate nella sezione Ritrovati e Restaurati, con l’irresistibile Ernst Lubitsch, la brillante Hedda Vernon e una scatenata Henny Porten nel doppio ruolo di una cuoca stregata dal palcoscenico e d’una contessa ubriaca. Gli spettatori attenti scopriranno come i fili del festival si intreccino, per esempio nel nome dell’art director Ben Carré. Dal punto di vista della storia del cinema, il grande evento del 1918 è che Carl Theodor Dreyer dirige il suo primo film. Praesidenten uscì nel 1919, ed è il primo titolo nella lista di Cento anni fa 2019. Mariann Lewinsky e Karl Wratschko

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