01/07/2018

Otto libri sotto le stelle: ‘Leningrado’ di Giuseppe Tornatore

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Giuseppe Tornatore insegue, da anni, un sogno: girare un film ambientato durante l’assedio di Leningrado. Ha pubblicato, per Sellerio, la sceneggiatura della pellicola mai realizzata e l’occasione per poter parlare di questo suo progetto è stato l’ultimo incontro di Otto libri sotto le Stelle, sabato 30 giugno, presentato da Emiliano Morreale.

“Anche se ne esistono varie altre versioni, tutte valide ma figlie di compromessi, in questo libro ho trascritto l’idea di sceneggiatura originale, quella che mi piace di più. E devo dire che, proprio per questo, i film che progetti e poi non fai sono sempre i più perfetti.”
La storia di Leningrado è un capitolo impressionante della Seconda Guerra Mondiale: una città con tre milioni di abitanti, accerchiata dai tedeschi in presidio che volevano conquistarla, e dove i suoi cittadini riuscirono invece a resistere fino alla ritirata dei nazisti. Pagando però un caro prezzo: più di 900 giorni di carestie ed epidemie per le quali circa un terzo della popolazione perse la vita. La razione quotidiana di pane, a persona, era di 125 grammi e alla farina, spesso, veniva aggiunta la segatura, oppure si staccava la carta da parati per farla bollire e ottenere la colla, e si cucinavano perfino gli aghi di pino.
“Fu straordinario, però, il fatto che nella città sotto assedio, nonostante la fame, i cittadini continuarono a ‘tener viva la mente’ organizzando comizi, concerti, spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche. In questo isolamento dal mondo, anche dal Cremlino, la città visse una sorta di libertà molto pura e particolare, seppur triste.”
Il regista, durante l’incontro, ha raccontato di aver avuto una prima idea per raccontare l’assedio di Leningrado. Narrare gli avvenimenti attraverso il processo che si tenne, nel ’49, quando Stalin fece arrestare e deportare tutti i capi della resistenza di Leningrado, in una specie di processo di Norimberga (al contrario) dove i vincitori processarono se stessi.
“Mi sembrò un’idea forte sulla quale impostare un testo drammaturgico.”
L’idea però vincente, quella che lo ha convinto di più, è stata raccontare Leningrado dal punto di vista di una famiglia, grazie ad uno sguardo femminile, quello della madre e violoncellista Vera.
80 milioni di dollari il budget stimato per le riprese e diciassette anni di lavorazione. Una ricerca lunga e costante, numerosi viaggi in Russia e stuoli di traduttori per tradurre libri, articoli e i diari dei cittadini sotto assedio (proibiti al tempo per ragioni militari e nonostante ciò numerosissimi).
Ma perché il film non ha visto mai la luce? Primo motivo, fra tutti, l’altissimo budget e non ultimo il dimagrimento degli interpreti necessario al film.
“Tutte le volte che qualcosa sembrava sbloccarsi, poi alla fine non se ne faceva niente”, racconta il regista. Anche quando sembra aver trovato l’attrice principale, Nicole Kidman, che si dimostra entusiasta del progetto e lo annuncia al mondo intero.
Tornatore ha raccontato, inoltre, un fatto curioso: quando si parlava di questo progetto tutti gli addetti ai lavori, nel mondo del cinema, si riferivano chiamandolo “Stalingrado. “In 17 anni solo Spielberg lo ha chiamato col nome giusto. Arrivai a pensare che era caduta su di me una specie di maledizione, lanciatami da Stalin nell’oltretomba, poiché è risaputo il suo cattivo rapporto con la città di Leningrado e il suo rifiuto a fare di questa resistenza un pezzo di storia della Russia.”

“Un giorno Goffredo Lombardo mi dice: è un film bellissimo. Ma non lo farai mai”, racconta Tornatore, lasciando  però un filo di speranza: “L’interesse dei produttori a fare questo film si ripresenterà ancora in futuro a chi vorrà dirigerlo. Con la tecnologia di oggi siamo vicini ad ottenere quell’effetto di dimagrimento che renderebbe possibile le riprese del film in tempi e costi ragionevoli.”
È bello immaginare, però, la locandina di Stalingrando, diretto da Giuseppe Tornatore e interpretato da un cast famoso. Un kolossal internazionale, un film epico e insieme intimo e privato.
Perchè proprio Tornatore col suo cinema ci ha insegnato che sognare non costa nulla.

Fabio Astone e Roberto Giani

Foto di Margherita Caprilli