08/06/2020

Il Cinema Ritrovato | Fuori Sala #13

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“Nei primi anni dalla nascita nel 1895, il cinema è un arte ancora anonima:
conosciamo il nome delle case di produzione ma molto raramente quello dei registi,
tantomeno il nome degli interpreti.

I veri protagonisti sono i luoghi, perché per la prima volta gli esseri umani possono ammirare le immagini in movimento di città e paesaggi fino a quel momento visti solo nelle pitture
o, in epoca più recente, nelle fotografie.

Venezia diventa immediatamente la prima star del cinema:
una città unica, un tale concentrato di emozioni visive che il cinema non poteva non innamorarsene subito!”.
Gian Luca Farinelli

 

Tredicesima puntata della rubrica online “Il Cinema Ritrovato | Fuori Sala”, alla scoperta di piccole perle di cinema conservate nei nostri archivi (guarda gli episodi precedenti).

In questo episodio la macchina del tempo ci conduce in una Venezia di inizi ‘900: protagonisti due cortometraggi che sono un omaggio a un luogo che non è solo la sede del più antico festival cinematografico del mondo (dal 1932),  ma che s’impose sin da subito come la città del cinema. Venezia divenne infatti, dall’invenzione del cinematografo in poi, la destinazione prediletta per tutte le case di produzione – non solo italiane, ma anche europee e americane – desiderose di immortalare il fascino assoluto della laguna.

Nella laguna pittoresca di Piero Marelli (primi anni ’10, restaurato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino) è la prima proposta di visione. Usando il movimento, i colori e la luce – in un racconto che si sviluppa dall’alba al crepuscolo – il regista si confronta con lo splendore della città e forza tutte le regole e le tecnologie a sua disposizione per restituirci non tanto la realtà quanto le impressioni di pura bellezza che solo Venezia sa donare.
Il secondo corto che presentiamo è L’inaugurazione del Campanile di San Marco di Luca Comerio (nel restauro realizzato dalla Cineteca di Bologna). È il 25 aprile 1912, giorno dell’inaugurazione del campanile di Venezia ricostruito, dopo il crollo di dieci anni prima. Festeggiamenti in pompa magna rappresentati nella (radiosa) fragilità cromatica del Kinemacolor, metafora – a posteriori – dell’evanescenza del colore, della memoria, del cinema.

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Guarda l’introduzione e i corti cliccando sull’immagine:


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Oggi andiamo a Venezia. Prima o poi, dovrebbe capitare a tutti. Venezia e il cinema sono un binomio eccezionalmente saldo: la città in un secolo ormai abbondante di film è stata dedalo di intrighi,  ventre decadente, scenario cartolinesco, parco divertimenti, idillio romantico, metafora variamente declinata. In via del tutto ipotetica, possiamo azzardare che questa fatale attrazione abbia anche una motivazione acquatica. Cinema e acqua hanno in effetti qualche tratto da spartire, come due cugini magari alla lontana: scorrono e amano giocare coi riflessi sulla superficie. 

Lo dimostra magistralmente Nella laguna pittoresca, restaurato dal Museo del Cinema di Torino. L’opera, a fare i precisini, avrebbe realtà un titolo un po’ più impegnativo: Le bellezze d’Italia. Trittico di visioni pittoresche. Seconda visione: Nella laguna pittoresca. Il film completo (ma all’epoca era prassi comune smontarne i pezzi e venderli separatamente) comprende altre due “visioni”: una nel golfo di Spezia, l’altra tra le nevi della Val d’Aosta. Un bel menu variegato per i turisti virtuali dell’Italia del nord. 

La parte veneziana si apre con un’inquadratura mozzafiato: la macchina da presa si avvicina alla laguna dal mare, dondolando lentamente, immersa in un tramonto rosso fuoco. Il seguito mantiene le promesse estatiche. L’operatore del film si chiama Piero Marelli e, guardando le non molte immagini che ci sono sopravvissute e gli possiamo attribuire, ha l’aria di essere uno dei cinematografari più dotati del suo tempo. Rafforza l’impressione che nei film “dal vero” non si butta via niente, non ci sono tempi morti, ogni singola ripresa sembra il prodotto di un pensiero lucidissimo: nel taglio rigoroso delle inquadrature; nelle scelte strategiche del punto di vista; nei giochi sottili tra luce piena, riverberi, ombre, silhouette; nell’equilibrio delle composizioni… A differenza di quanto spesso accade nel cinema di finzione, tutto sembra parimenti necessario. 

L’inaugurazione del campanile di San Marco ci conduce in un’atmosfera del tutto diversa. Ve ne proponiamo un estratto. La versione completa di 11 minuti la potete trovare qui. Il film è realizzato con quel procedimento tanto affascinante quanto rognoso brevettato in Inghilterra col nome Kinemacolor (ne abbiamo già fatto cenno nella prima puntata di questa nostra rubrica). Se ne appropria anche il milanese Luca Comerio, non è chiaro come: ad ogni modo, non esita ad accorrere a Venezia per darci la sua testimonianza a colori di un evento così ghiotto. È un profluvio di autorità di vario rango e cappelli di varia foggia, bande musicali, prelati con codazzo, gondole vaporetti e corazzate, gente che se la gode e gente col mal di piedi che vorrebbe essere già a casa. Senza dimenticare i tricolori che spuntano un po’ ovunque e i pennacchi dei carabinieri, ottimi per mettere alla prova la resa del Kinemacolor. Ogni tanto, spunta pure fugacemente il campanile. Che, per la cronaca, crolla il 14 luglio 1902. La copia fedelmente ricostruita viene inaugurata il 25 aprile 1912. Insomma, si festeggia un simulacro: ottimo soggetto per il cinema. 

Andrea Meneghelli

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Rubrica a cura del direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli e del responsabile dell’Archivio Pellicole Andrea Meneghelli.