14/05/2020

Fuori Cinema | Film in TV (ma da vedere) _ venerdì 15 maggio

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La notte di Rai 3 propone uno dei film che la Cineteca di Bologna sostenne fortemente, quando uscì in sordina, prima di diventare il candidato italiano agli Oscar: A Ciambra di Jonas Carpignano, amato da Martin Scorsese al punto da diventarne il produttore esecutivo.

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L’UOMO DAL CUORE DI FERRO (HHhH , 2017, 120 min) di Cédric Jimenez
[Sky Cinema Due (canale sky 302, ore 15.15]

Il titolo originale, HHhH, è un acronimo che cela le parole “Himmlers Hirn heißt Heydrich”, ossia “Il cervello di Himmler si chiama Heydrich”. Era il soprannome assegnato dalle SS a Reinhard Heydrich (1904-1942), già sottotenente di vascello della marina tedesca, quindi spia per il regime nazista, venne nominato da Hitler capo della Gestapo e governatore del protettorato di Boemia e Moravia. Fu uno dei principali artefici della progettazione della Soluzione Finale per organizzare la deportazione e lo sterminio degli ebrei. Il 27 maggio del 1942 due giovani, il ceco Jan Kubis e lo slovacco Jozef Gabcik in un attentato riuscirono a ferire gravemente Heydrich che sopravvisse soltanto fino al 4 giugno. Un romanzo originale e documentato di Laurent Binet, vincitore del premio Goncourt, ha attirato l’interesse del regista francese Cédric Jimenez (classe 1976), già documentarista, messosi in luce con due efficaci noir (Aux yeux de tous, 2012, e French Connection, 2014), cui sono stati affidati i comandi di un’imponente coproduzione che riunisce Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Belgio e Germania. Anche se il film banalizza e semplifica sotto molti aspetti il romanzo, riesce però a mettere a fuoco in una luce realistica e in un’attendibile concretezza la fisionomia di Heydrich (ben interpretato da Jason Clarke) che, secondo Jimenez, “incarna la capacità dell’essere umano di essere privo di ogni morale”.
(R.C.)

Approfondimenti

Recensione di Laetitia Scherier (in francese); pareri critici contrapposti nella redazione di “L’Express” (in francese); intervista al regista Cédric Jimenez (in francese).

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SCEMO E PIÙ SCEMO (Dumb and Dumber, 1994, 112 min) di Peter Farrelly
[Italia 2 (canale 66 e 120), ore 22.50]

Definirlo film demenziale sembrerebbe un’ovvia verità, ma non facciamo confusione: il mondo degli “Scemo & più scemo” viaggia su un’altra dimensione rispetto ai classici “ZAZ” (i Zucker-Abrahams-Zucker, che rovesciarono il cinema comico dall’Aereo più pazzo del mondo in poi). Se il “metodo ZAZ” prevedeva la costruzione di un mondo integralmente impregnato di demenza, qui c’è un fossato chiaro e ben scavato: da una parte ci sono gli scemi, dall’altra ci siamo noi. Il gioco consiste nel predisporre una serie di collisioni per vedere cosa salta fuori, come in un acceleratore di particelle. La sfida è far traballare le nostre certezza acquisite, come quando la ricerca scientifica introduce un cambiamento di paradigma. Quello che si dice un film teorico e sperimentale. Valido anche il sequel (Scemo & + scemo 2), con almeno un paio di cannonate davvero scombussolanti. Completamente sbagliato il prequel (Scemo & più scemo – Inizio così…).
(A.M.)

Approfondimenti

I Farrelly parlano del loro metodo di scrittura; una difesa degli scemi.

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EUFORIA (2018, 115 min) di Valeria Golino
[Rai 3, ore 21.20]
> Aggiornamenti: la proiezione del film questa sera verrà sostituita da Che storia è la musica, in ricordo di Ezio Bosso <

A cinque anni dall’esordio con Miele, Valeria Golino torna dietro la macchina da presa per raccontare la storia di due fratelli agli antipodi (Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea) costretti ad affrontare la malattia di uno dei due. Un tema che evoca quello del suo primo film e che conferma le qualità di regista di una delle interpreti più sensibili del cinema italiano, capace di trasformare una materia difficile e potenzialmente scivolosa “in qualcosa di inedito e sorprendente: grazie a una sincerità che non nasconde la crudezza, per forza d’invenzione, per la scelta di raccontare i ‘mali’ di Matteo più della malattia di Ettore. Fino a un finale che poteva sembrare ‘in tono minore’ e che invece diventa l’unico possibile e necessario (Paolo Mereghetti)”.

Approfondimenti

Intervista a Valeria Golino in occasione della presentazione del film al Festival di Cannes; il pressbook del film.

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A CIAMBRA (2017, 117 min) di Jonas Carpignano
[Rai 3, ore 1.25]

“Un film bello e commovente. Entra così intimamente nel mondo dei suoi personaggi che hai la sensazione di vivere con loro”. Parole di Martin Scorsese, produttore esecutivo di questo secondo lungometraggio di Jonas Carpignano. Punto di partenza un corto omonimo del 2014. Location la Ciambra, quartiere di Gioia Tauro abitato da una comunità rom (“un luogo imprevedibile e ingovernabile dove tutto ciò che può succedere succede almeno dieci o quindici volte al giorno” spiega il regista). Cinema del reale alla massima potenza, che si lascia influenzare dalle biografie dei suoi protagonisti (il giovane Pio Amato e la sua famiglia) e che offre uno sguardo autentico su un territorio segnato dalla povertà, dalla criminalità e dalla convivenza tra rom, italiani e immigrati africani.

Approfondimenti

Una recensione di Francesco Boille e il pressbook del film.

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Dalla mattina di sabato 16 maggio

L’ANGELO BIANCO (1955, 105 min) di Raffaello Matarazzo
[Rai Movie (canale 24), ore 8.30]

Alla fine de I figli di nessuno, i personaggi erano lasciati in una tragica miseria, relativamente incompatibile con lo spirito fondamentale del melodramma popolare, che esige che la sventu­ra, per quanto completa, trovi in qualche modo una forma di compensazione e una pienezza. La coppia degli eroi aveva per­duto il proprio figlio e d’altra parte non poteva riavvicinarsi sen­za rinnegarsi, dato che Luisa aveva abbracciato la vocazione religiosa. A partire da questa situazione “bloccata”, la sceneg­giatura di Angelo bianco si rivela estremamente abile e di una ricchezza di senso che si può qualificare geniale. L’invenzione del personaggio di Lina (sosia di Luisa) rilancia congiuntamen­te l’interesse romanzesco morale e religioso per i personaggi. Il racconto conduce Guido verso un deserto affettivo e una disperazione ancora più grandi di quelli che aveva provato ne I figli di nessuno. Attraversa diversi stati psicologici intensi – inquietudine di fronte alla somiglianza delle due donne (e come non pensare qui a Vertigo?), poi slanci appassionati e repressi per la sosia di Luisa – che lo condurranno dopo molte peripe­zie ad una forma di riconciliazione con il mondo, quando avrà riscoperto, grazie a Luisa, il bambino che gli aveva donato Lina. Nelle sequenze finali, l’aspetto geometrico della regia aggiunge un lirismo inaudito al contenuto drammatico dell’azio­ne e, allo stesso tempo, un tocco di fantastico metafisico nato ne I figli di nessuno (con l’apparizione finale di Suor Addolora­ta) per esprimersi successivamente in Angelo bianco, dove è tutta la relazione Luisa-Lina che acquisisce una dimensione quasi sovrannaturale.
(Jacques Lourcelles dal catalogo del Cinema Ritrovato 2007)

Approfondimenti

L’omaggio a Raffaello Matarazzo al Cinema Ritrovato 2007; la voce dedicata a Raffaello Matarazzo dall’Enciclopedia del cinema Treccani.

Selezione titoli, commenti e approfondimenti a cura di Alessandro Cavazza, Roberto Chiesi e Andrea Meneghelli.