27/03/2020

Fuori Cinema | Film in TV (ma da vedere) _ sabato 28 marzo

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La cinquina di consigli di visione, arricchita dai nostri commenti e spunti di approfondimento, sui palinsesti di sabato 28 marzo:

INVICTUS. L’INVINCIBILE (2009, 133 min) di Clint Eastwood
[Iris, canale 22), ore 16.00]

Clint Eastwood riesce nell’impresa di realizzare un biopic dedicato a una delle figure centrali della storia del Novecento, Nelson Mandela, senza scivolare nell’agiografia. Per farlo, ci pone dal punto di vista del capitano, bianco, della nazionale sudafricana di rugby, che scopre lentamente e interiormente la grandezza dell’eroe-simbolo della lotta contro l’apartheid.
Morgan Freeman e Matt Damon sono perfettamente nella parte, grazie alla mano di un Clint Eastwood capace ancora una volta di emozionare.
(A.R.)

Approfondimenti

Recensione di Giona Nazzaro

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LA SIGNORA SENZA CAMELIE (1953, 105 min) di Michelangelo Antonioni
[Rai Storia (canale 54), ore 21.10]

La protagonista del suo secondo lungometraggio doveva essere Gina Lollobrigida, che rifiutò, dopo aver firmato, perché il copione era troppo somigliante alla sua vita. Antonioni avrebbe voluto una bellissima sconosciuta, che vedeva in trattoria, Sofia Scicolone (diventerà Sofia Loren). La produzione volle Lucia Bosé, Miss Italia nel 47, un inizio di carriera molto promettente. Ricorda Antonioni: “Francamente non avevo mai visto una donna così bella come Lucia Bosé. Nel provino rivelò un’aria fosca e conturbante, giustissima per il ruolo. Aveva diciannove anni, era meravigliosa, non si poteva non innamorarsene. La dovevo dirigere quasi con la violenza, mettendola, prima di ogni scena, nello stato d’animo opportuno per quella scena. Se era una scena dolorosa, dovevo farla piangere, se era una scena allegra, farla ridere. Le mancava l’esperienza necessaria per interpretarlo consciamente”. Al di là dello sguardo del maestro, lo smarrimento di Lucia è evidente e indimenticabile. 
(GL.F.)

Approfondimenti

La biografia di Lucia Bosè dall’Enciclopedia del cinema Treccani

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INTRIGO INTERNAZIONALE (North by Northwest, 1959, 136 min) di Alfred Hitchcock
[La7 (canale 7), ore 23.30]

Sarebbe di per sé un buon motivo per restare a casa stasera. Non riesce invece a tornare a casa Roger Thornhill, uomo di mondo con ingombrante côté edipico, trascinato da una serie di eventi controspionistici attraverso certi luoghi dell’anima americana: le Nazioni Unite, un campo di mais, un bosco di sequoie, il monte Rushmore, una villa mozzafiato (in tutti i sensi) che cita Frank Lloyd Wright. Sceneggiatura tracciata da un vorticoso compasso, l’Hitchcock più scespiriano: non solo il titolo originale, “north by northwest”, è una citazione da Amleto, ma qui si dimostra per via ironica come la vita sia quella famosa “favola narrata da un idiota, piena di strepito e furore, e che non significa nulla”. Poi però Cary Grant solleva la sua bionda di ghiaccio fino all’alcova di un vagone letto – e sappiamo che di tutto, comunque, è valsa la pena.
(P.C.)

Approfondimento

Hitch presenta il fim (in inglese); analisi del film di Bill Krohn; Italo Moscati racconta Hitch in 20 puntate nel programma radiofonico Alle 8 della sera; le location del film e in particolare quelle newyorkesi.

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LOVELACE (2012, 92 min) di Rob Epstein e Jeffrey Friedman
[Cielo (canale 26), ore 23.15]

Diciamolo subito: nonostante il centro della scena sia occupato dalla protagonista di Gola profonda (il titolo che ha sdoganato l’hard core come fenomeno da mainstream), Lovelace non è un film sull’età d’oro del porno (per quello c’è l’ottimo Boogie Nights). È piuttosto una trasposizione ben orchestrata di Ordeal, l’autobiografia di Linda Susan Boreman (aka Linda Lovelace), che racconta un calvario di soprusi. Come per ogni buon film biografico, il punto cruciale non è per forza la corrispondenza con la realtà dei fatti, ma l’assunzione di un punto di vista convincente. La storia di Gola profonda e la vita di Linda Lovelace sono tutt’ora oggetto di infiniti dibattiti, che probabilmente non caglieranno mai in una sola verità. Il film sceglie una prospettiva chiara e lancia una questione stimolante: e se la liberazione sessuale fosse stata anche una forma di schiavitù?
(A.M.)

Approfondimenti

Bugie e verità, due voci a confronto: intervista a Linda Lovelace e intervista a Gerard Damiano, regista di Gola profonda.

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LA HAINE (L’odio, 1995, 95 min) di Mathieu Kassovitz
[Sky Cinema 2 (canale 302) ore 01:25)

Cronaca, in bianco e nero, di ventiquattr’ore nella banlieu parigina. Vinz, Hubert e Saïd  sono il volto degli ebrei, africani e arabi che la abitano: emarginati, girano a vuoto e inghiottono un risentimento aspro. Dopo aver preso d’assalto il festival di Cannes con la Palma alla miglior regia (Mathieu Kassovitz,  come i suoi protagonisti non aveva ancora trent’anni) L’odio esplose nelle sale francesi con una lunga deflagrazione. A chi criticò il film per aver calcato sproporzionatamente la mano sulla violenza delle periferie, il cineasta Costa-Gavras rispose che solo l’arroganza e l’individualismo borghesi impedivano di vedere ciò che il film cercava di mostrare: “il futuro prossimo della nostra societá”, né più né meno. Punto di riferimento nel cinema contemporaneo francese, L’odio è un’opera tragicamente profetica di una bellezza dura e inesorabile.
(C.C.)

Approfondimenti

Dagli archivi INA: Mathieu Kassovitz, Hubert Koundé,Vincent Cassel e Said Taghmaoui intervistati durante il festival di Cannes del 1995; “Film de banlieue” come genere, cinque sguardi d’autore scelti da Libération.

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Selezione titoli, commenti e link approfondimenti a cura di Cecilia Cenciarelli, Paola Cristalli, Gian Luca Farinelli, Andrea Meneghelli e Andrea Ravagnan.