16/04/2020

Fuori Cinema | Film in TV (ma da vedere) _ venerdì 17 aprile

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La selezione di venerdì 17 aprile si apre con due film dal cast stellare: i giovanissimi Patrick Swayze, Tom Cruise e Matt Dillon, tra gli altri, diretti da Coppola, e una coppia straordinaria come Meryl Streep e Jack Nicholson (in un film di Mike Nichols dove il calibro dei due attori supera forse la qualità della pellicola). Ma a far brillare i palinsesti della giornata ci sono anche Pasolini, con il primo film della Trilogia della vita, il lungometraggio d’esordio di Ermanno Olmi e “un’opera miracolosa per equilibrio dei toni, sensibilità dell’interpretazione, precisione e ritmo della scrittura” proveniente dal Giappone.

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I RAGAZZI DELLA 56a STRADA (The Outsiders, 1983, 91 min) di Francis Ford Coppola
[Iris (canale 22), ore 11.35]

“Niente che sia d’oro resta”. Sulle note di Stevie Wonder, sui versi di Robert Frost, Coppola (adattando il romanzo di S.E. Hinton, autrice da cui trarrà ispirazione anche per il successivo Rusty il selvaggio) realizza il primo grande melodramma adolescenziale degli anni Ottanta (pur ambientato nei Sessanta), anticipa il Brat Pack di John Hughes e compagni, consacra facce e corpi attoriali che diventeranno i protagonisti del decennio, da Matt Dillon a Emilio Estevez, da Rob Lowe a Patrick Swayze, da Tom Cruise a Diane Lane. Lo fa guardando indietro, a James Dean e Nicholas Ray, alla grande narrazione del sud e ai tramonti di Via col vento. E scegliendo due protagonisti che sono proprio gli outsiders del titolo originale, ribelli tra i ribelli, impegnati a mantenere uno sguardo sul mondo più incontaminato possibile, a seguire, parafrasando sempre Frost, la strada meno battuta, che fa tutta la differenza. Ma l’adolescenza finisce, passa inesorabilmente. Solo la letteratura può conservarla intatta. E naturalmente il cinema.
(G.D.S)

Approfondimenti

Lezione di Cinema di Francis Ford Coppola al Cinema Ritrovato 2019;
Coppola sul film, Emilio Estevez  sul film e sugli altri membri del cast e i provini del film .

 

HEARTBURN – AFFARI DI CUORE (1986, 108 min) di Mike Nichols
[Iris (canale 22), ore 15.10]

Nei tardi anni Settanta Nora Ephron, brillante giornalista newyorkese, era sposata con Carl Bernstein, giovane mito della carta stampata, uno dei due reporter che aveva scoperchiato il caso Watergate. L’invidiabile matrimonio andò in malora quando lui, fedifrago indefesso, la tradì vistosamente con l’altissima moglie dell’ambasciatore francese a Washington. Quella catastrofe sentimentale, quelle amare corna Ephron le trasformò in una rivincita e in un successo editoriale, e da lì si cominciò a capire che, nella vita e nell’arte, la signora era un genio. Dal romanzo autobiografico pieno di livore, di lacrime, di humour e di interessanti ricette Mike Nichols trasse un film che, pur sceneggiato da Ephron (e osteggiato fino alla querela da Bernstein), risultò in pieno stile Nichols: maestro nel trafiggere certi fragili momenti di vita sullo sfondo di perfetti scenari americani (Il laureato), qui tiene a bada la ‘voce’ femminile di Nora e descrive le fasi d’un matrimonio destinato alla sconfitta, nel querulo mondo intellettuale incapace di credere che fuori dall’asse New York-Washington ci sia vita senziente. Nicholson e Streep sono ‘troppo’ e forse anche fuori luogo, ma è impossibile smettere di guardarli.
(P.C.)

Approfondimenti

Recensioni dalla Grande Mela: Paul Attanasio sul “New York Post” e Walter Goodman sul “New York Times”; una nota su “Sentieri selvaggi”; un profilo di Mike Nichols; un bell’articolo sul cinema (e non solo) di Nora Ephron su “Doppiozero”.

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DEPARTURES (2008, 130 min) di Yojiro Takita
[TV2000 (Canale 28), ore 21.15]

“I morti hanno cessato di esistere”, scriveva Baudrillard riferendosi alla cultura occidentale ossessionata dal mito della giovinezza, che ha esiliato la morte privandola del rispetto e dell’onore. Non così in Giappone (almeno nella provincia rurale, meno esposta alle sirene della modernità) in cui è ancora diffusa l’antica pratica, etica ed estetica a un tempo, del nokanshi, la preparazione rituale dei cadaveri prima della sepoltura. Il film segue le vicissitudini di un ex violoncellista che, grazie a questa professione fatta di grazia, armonia, musicalità e dolcezza, riesce a riannodare i fili della sua vita. Un’opera miracolosa per equilibrio dei toni, sensibilità dell’interpretazione, precisione e ritmo della scrittura, disseminata da geniali lampi di humour e impreziosita dalle musiche di Joe Hisaishi, storico collaboratore di Miyazaki e Kitano. Meritatamente premiato con l’Oscar per il miglior film straniero.
(A.C.)

Approfondimenti

Antologia della critica italiana; una nota di Paolo Mereghetti e una conversazione con Tatti Sanguineti; il pressbook con un’intervista al protagonista; la consegna dell’Oscar; la colonna sonora di Joe Hisaishi su Spotify.

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IL DECAMERON (1971, 111 min) di Pier Paolo Pasolini
[Rai Movie (Canale 24), ore 0.35]

Nel realizzare il primo film della Trilogia della vita, Pasolini si ispirò a nove novelle del capolavoro di Boccaccio, ma le ambientò nel napoletano e sostituì la cornice della peste con la storia di Ciappelletto che si alterna ai racconti del primo tempo e quella dell’allievo di Giotto (impersonato dallo stesso Pasolini) a quelli del secondo. Un’esaltazione della vitalità e della carnalità popolare del passato in contrapposizione con la degradata “Italia televisiva” del presente, ma incombe quasi sempre la morte. Pregevole cast tecnico: fotografia di Tonino Delli Colli, scenografia di Dante Ferretti, costumi di Danilo Donati. Riscosse un tale successo commerciale da indurre altri produttori nostrani a confezionare in fretta e furia un sottogenere parassitario e scadente, il cosiddetto “decamerotico”.
(R.C.)

Approfondimenti

Recensione di Alberto Moravia; riferimenti iconografici e pittorici del film e la presentazione del dossier del Centro Studi – Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna su un episodio tagliato del film.

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Dai cataloghi delle piattaforme online:

IL TEMPO SI È FERMATO (1958, 83 min) di Ermanno Olmi
[Rai Play]

Ermanno Olmi per mantenersi negli studi aveva trovato lavoro come fattorino presso la Edison-Volta, colosso dell’energia ed era riuscito, negli anni, a creare un piccolo servizio cinematografico, per raccontare le produzioni industriali del gruppo. Il Tempo si è fermato nasce come documentario e poi cresce tra le mani del suo autore, diventando il suo esordio nel lungometraggio. Un film senza budget, con attori non professionisti, con uno stile rigoroso e personale e una profonda conoscenza della tecnica cinematografica, che gli consente di padroneggiare magistralmente il cinemascope. Come sempre, nell’opera di Olmi, al centro non c’è l’azione, ma la qualità delle persone, qui l’incontro tra due generazioni nel cuore, frettoloso, del boom. Non c’è tempo, tutti corrono, ma la situazione obbliga ad una pausa, ad un confronto, ad un dialogo, al nascere di un’amicizia, al rispetto tra diversi. Lontano dagli stereotipi dei film di montagna, anche se apparentemente non avviene nulla, è un film che ha ritmo, suspense, ironia e saggezza e che scruta le vibrazioni dell’anima.
(G.L.F.)

Approfondimenti

Ermanno Olmi parla del suo esordio; Olmi alla radio: una lunga intervista e un ritratto dell’autore; un profilo del regista di Tullio Kezich; sette film di Ermanno Olmi su Rai Play.

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Selezione titoli, commenti e approfondimenti a cura di Alessandro Cavazza, Roberto Chiesi, Paola Cristalli, Gianluca De Santis e Gian Luca Farinelli.