15/05/2020

Fuori Cinema | Film in TV (ma da vedere) _ domenica 17 maggio

Sorry, this entry is only available in Italian. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language.

Con questa 64ª puntata ci congediamo dalla rubrica “Fuori Cinema | Film in TV (ma da vedere)”. Dopo due mesi di consigli, commenti e approfondimenti quotidiani dedicati ai palinsesti televisivi e ai cataloghi delle piattaforme, volgiamo lo sguardo a progetti futuri (dei quali non vediamo l’ora di dirvi di più!). Ci siamo molto divertiti a realizzare queste “incursioni televisive” e sappiamo dai tanti riscontri ricevuti che avete apprezzato le nostre cinquine quotidiane di suggerimenti di visione. Per questo, lasciando spazio all’ultima serie di consigli, non escludiamo di ritornare presto a occuparci del piccolo schermo, magari con una light version di questa rubrica… Stay tuned!

p

UN AFFARE DI FAMIGLIA (Manbiki kazoku, 2018, 121 min) di Hirokazu Kore-eda
[Sky Cinema Due (canale sky 302), ore 13.30]

Fin dal suo bellissimo esordio, Maborosi (1995), l’organismo della famiglia è al centro del cinema di Hirokazu Kore-eda come un inesauribile vivaio non solo di declinazioni narrative ma anche di ambienti, caratteri umani, contraddizioni e sfumature psicologiche. Questo suo tredicesimo lungometraggio di finzione è nato dalla cronaca: alcune famiglie giapponesi avevano truffato lo stato continuando a percepire le pensioni di parenti la cui morte, avvenuta da tempo, era stata tenuta accuratamente nascosta. Il regista si è quindi interrogato sul perché frodi del genere vengano punite severamente mentre crimini più gravi rimangano tranquillamente impuniti. Ha quindi immaginato un consesso povero, privo di legami di sangue ma unito, formato da un padre che ruba col figlioletto nei grandi magazzini, una madre che sottrae oggetti preziosi agli abiti che le vengono affidati nella lavanderia dove lavora, una ragazza che si esibisce in un peep show e una pseudo-nonna, che finché campa (e anche dopo), divide con loro la sua pensione in un’unica stanza dove vivono, mangiano e dormono tutti. Entriamo in questo piccolo mondo marginale quando il padre vi introduce una bambina, abbandonata nel freddo e con segni evidenti di maltrattamenti sul corpo. È il veicolo per una penetrante critica sociale che Kore-eda traccia con le armi della poesia, aderendo all’umanità, al calore e alla vitalità di un nucleo che un tempo apparteneva alla classe media e che dopo essersi impoverito, si è felicemente separato dalla società integrata. Non a caso quando il film ha ottenuto la Palma d’oro al Festival di Cannes, nel 2018, le autorità giapponesi si sono chiuse in un freddo silenzio che tradiva la disapprovazione per i temi e l’ottica del regista, nonostante sia riconosciuto come uno dei più importanti cineasti contemporanei. La fotografia, dai cromatismi intimi e caldi, è opera di Kondo Ryuto. Il compositore Hosono Haruomi ha creato una musica che, secondo lo stesso Kore-eda, valorizza il clima fantasmatico della storia.
(R.C.)

Approfondimenti

Critica del film di Thomas Sotinel su “Le Monde” (in francese); analisi del film di Cécile Mury “Télérama” (in francese); intervista al regista sul film (in francese); Hirokazu Kore-eda parla di come ha realizzato il film (in francese).

p

BIG EYES (2014, 104 min) di Tim Burton
[Rai Movie (canale 24), ore 23.05]

L’incredibile storia vera di una delle più leggendarie frodi artistiche della storia.
A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, il pittore Walter Keane raggiunse un enorme e inaspettato successo, rivoluzionando la commercializzazione dell’arte con i suoi enigmatici ritratti di bambini dai grandi occhi. Finché non emerse una verità tanto assurda quanto sconvolgente: i quadri, in realtà, non erano opera di Walter ma di sua moglie, Margaret.

A quanto pare, la fortuna dei Keane era costruita su un’enorme bugia, a cui tutto il mondo aveva creduto: una storia così incredibile da sembrare inventata.

Approfondimenti

Il pressbook del film; un’intervista di Cristina Battocletti al coprotagonista Christoph Waltz.

p

SCARLET DIVA (2000, 95 min) di Asia Argento
[Cielo (canale 26), ore 23.15]

Autofenomenologia di Asia Argento. Per un certo periodo, e per un gruppuscolo generazionale ben delineato, Asia Argento è stata oggetto di culto. Scarlet Diva sembrava fatto apposta per nutrirlo. Il culto viaggia lungo coordinate al di là del bello e del brutto, del talento o del “pacco”. Quindi può essere superfluo elencare alcuni fatti oggettivi come se fossero difetti: è un film di calcolata trasandatezza, autoindulgente per premeditazione, prono al mescolamento mal assortito (da David Lynch alla Madonna col Bambingesù), incapace di distinguere tra parodia e messa a nudo. La persona e il personaggio vagano mano nella mano in un limbo di goffaggine e sincerità, inzuppati in un maledettismo cosmopolita tra letteratura e spaccio di strada, tra sballo e Illuminations, tra il Buscaglione più doloroso e il post-rock da club figo. A parlarne male gli si fa del bene. E il contrario. Consigliato. Sconsigliato. Uguale.
(A.M.)

Approfondimenti

Asia Argento ci spiega vari perché e percome; una recensione che propende per il “bello”.

p

LA 25ª ORA (25th Hour, 2002, 134 min) di Spike Lee
[La7 (canale 7), ore 1]

Tratto dall’omonimo romanzo di David Benioff e con la pluripremiata colonna sonora di Terence Blanchard, il film ci mostra le ultime ore di libertà dello spacciatore Monty Brogan per le vie della sua New York, prima di essere chiuso in carcere.

“Il film non tirerebbe fuori tanta forza dolente, se non fosse ambientato nella New York del dopo 11 settembre. Spike la osserva con uno sguardo inquieto, ma anche pieno di fedeltà e compianto. Il suo è il primo film visto veramente dall’interno della città sotto shock” (Roberto Nepoti).

Approfondimenti

Un’intervista a Spike Lee ed Edward Norton.

p

A cavallo tra la notte di domenica e la mattina di lunedì:
p

MEDEA (1969, 118 min) di Pier Paolo Pasolini
[Iris (canale 22), ore 5]

Nella visione pasoliniana, la Medea di Euripide diviene un emblema del Terzo Mondo ingannato e sfruttato dalla razionalità pragmatica dell’Occidente (Giasone). Le sequenze del sacrificio umano, girate in Turchia, sono fra le più alte e crudeli del cinema di Pasolini. Maria Callas nel suo unico ruolo cinematografico, è una dea lunare della vendetta.
(R.C.)

Approfondimenti

Il rapporto tra Pasolini e la Callas è diventato leggendario. Qualche anno fa Sergio Naitza vi dedicò un documentario, L’isola di Medea. Eccone una clip; alcune interviste a Maria Callas.

 

Selezione titoli, commenti e approfondimenti a cura di Alessandro Cavazza, Roberto Chiesi, Andrea Meneghelli e Andrea Ravagnan.