08/05/2020

Fuori Cinema | Film in TV (ma da vedere) _ domenica 10 maggio

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Zanna bianca è stata una lettura imprescindibile per generazioni di ragazzi. Per chi lo è ancora, e per chi non lo è più, Rai Movie ci propone oggi il film che Lucio Fulci ne trasse nel 1974. Poi Christopher Nolan e il suo The Prestige, fino ad arrivare a tarda notte alla splendida televisione che faceva Roberto Rossellini (questa volta c’è una delle figure più importanti della storia della filosofia: Sant’Agostino).

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ZANNA BIANCA (1974, 105 min) di Lucio Fulci
[Rai Movie (Canale 24), ore 15.50]

Lo strepitoso successo di questo film innescò una sorta di mania, con annessa nutrita pattuglia di sequel, riprese e variazioni sul tema più o meno ufficiali. L’originale di Lucio Fulci, però, li batte tutti, per ritmo, densità drammatica e avventurosa, ampiezza scenografica (il Klondike rifatto in Austria, a quota 2000) e supercast internazionale (Franco Nero, Virna Lisi, Fernando Rey, John Steiner…). La base ovviamente è il grande classico di Jack London, affrontato con rispetto, soprattutto nello spirito, lontano da intenti edulcoranti e consolatori. Per molti versi, anzi, si tratta di un racconto spietato, dove le vere belve hanno l’aspetto degli esseri umani. Se vi appassiona, potete anche fare la tirata con il valido sequel dello stesso Fulci, Il ritorno di Zanna Bianca, in onda lo stesso giorno sullo stesso canale, alle 17.40.
(A.M.)

Approfondimenti

Intervista a Roberto Sbarigia, produttore del film; Jack London e il cinema a “Hollywood Party“.

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THE PRESTIGE (2006, 130 min) di Christopher Nolan
[Iris (canale 22), ore 18.50]

Trick, trucco, inganno. Tricky, difficile, complicato. Sono i termini attraverso cui possiamo leggere The Prestige, e forse l’intera opera di Christopher Nolan. La trama: due illusionisti (Hugh Jackman e Christian Bale) si sfidano con sempre più sofisticati numeri di prestigio sullo sfondo della Londra vittoriana di fine Ottocento. Un’epoca in cui la scienza confina con la magia (splendido il Nikola Tesla di David Bowie). Di lì a poco nascerà il cinema, arte dell’illusione, ci sarà Méliès con i suoi trick films. Ed è proprio il cinema che interessa a Nolan, è lui a tracciare il parallelo tra il mago e il regista e a dispiegare davanti ai nostri occhi un racconto che è come un gioco di prestigio, che vediamo ma non riusciamo a capire. Il tempo, come spesso nel suo cinema, è frammentato da ellissi e flashback, la narrazione non è mai lineare. Siamo sulla direttrice Memento-Inception-Interstellar. Il film è un rompicapo, un puzzle volutamente difficile, complicato, di cui dobbiamo con fatica riordinare i pezzi, ricostruire a ritroso il senso. Per Nolan l’illusionista il cinema è uno spettacolo di meraviglia e sorpresa da allestire per noi spettatori.
(A.A.)

Approfondimenti

L’analisi di David Bordwell; video-saggio sul tempo nel cinema di Nolan.

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LA ISLA MÍNIMA (2014, 105 min) di Alberto Rodríguez (105′)
[Rai 4 (canale 21), ore 21.20]

Acclamato in Spagna (10 Goya all’attivo), un noir alla True Detective con una strana coppia di investigatori – uno democratico, violento, chiuso, l’altro reazionario e bonaccione – che indaga su scomparsa e morte di due ragazze in un villaggio rurale del profondo sud della Spagna nel 1980, tra voci maligne, oscuri intrighi e l’omertosa diffidenza dei locali. Nulla è come sembra in questo hard boiled in cui la tensione si percepisce in sottofondo come un digrignare di denti, che rielabora i canoni del genere con il valore aggiunto di un viaggio nel cuore di tenebra di un paese all’epoca della difficile transizione postfranchista, dove tutto è torbido, fangoso, denso e impenetrabile come le vere paludi nelle quali è ambientato.
(A.C.)

Approfondimenti

Antologia della critica italiana; il pressbook con la storia del film e dichiarazioni del regista; making of con videointerviste al cast.

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L’IMPERO DELLA PASSIONE (Ai no bôrei, 1978, 105 min) di Nagisa Oshima
[Cielo (canale 26), ore 23.45]

1895, epoca Meiji. In un povero villaggio presso Tokyo, vive Gisaburo Tsukada, conducente di risciò sposato con Seki. Ma la donna s’innamora follemente del più giovane Toyoji Tanaka e i due amanti decidono di liberarsi del marito, strangolandolo e gettando il cadavere in un pozzo. Un giorno, Seki vede riapparire il fantasma di Gisaburo. Due anni dopo lo scandalo sollevato dall’Impero dei sensi (e mentre erano ancora in corso, in Giappone, le persecuzioni giudiziarie), Oshima realizzò una nuova coproduzione franco-nipponica con la sua società e la Argos Film di Anatole Dauman, ispirandosi ad un fatto di cronaca nera da cui la scrittrice Itoko Nakamura aveva tratto un racconto. Lo presentò al festival di Cannes, dove ottenne il premio per la miglior regia, anche se molti critici lo accusarono di sfruttare l’onda dello scandalo. In realtà la traduzione del titolo originale sarebbe “Il fantasma dell’amore” e il ventesimo lungometraggio del grande regista giapponese appartiene al genere “kaidan eiga” (il cinema di spettri), ossia è un raffinato, onirico film di fantasmi che cela una drammatica critica sociale ed è calato in un paesaggio naturale e in ambienti degradati invasi dalle brume, con un tessuto figurativo impreziosito dai chiaroscuri della fotografia Eastmancolor di Yoshio Miyajima. Anche qui, come nell’Impero dei sensi, il desiderio della carne è folle e irrefrenabile ma a differenza del film del ’76, gli atti sessuali sono dissimulati. Nella parola “passione” Oshima ha dichiarato di vedere racchiusi tre significati: “febbre delle passioni”, “amore e odio” e “martirio”: “oggi io non posso attingere la mia ispirazione e le mie idee se non dalla vita martirizzata che hanno avuto donne come O-sada (la protagonista di L’impero dei sensi) e O-seki”. In Italia il film non è mai stato distribuito in sala ma soltanto (in ritardo) in home video e in Tv.
(R.C.)

Approfondimenti

Analisi del film per l’uscita dell’edizione dvd di Criterion; profilo di Nagisa Oshima di Thomas Sotinel (in francese); Nagisa Oshima sulla censura (1995) (in francese).

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AGOSTINO D’IPPONA (1972, 116 min) di Roberto Rossellini
[Rai 3, ore 3.00]

Chiariamo subito un possibile malinteso: quando Rossellini decide di prestare le sue energie alla realizzazione di film televisivi didattici, dedicati a protagonisti e momenti centrali della nostra storia umana, non ha intenzioni pedagogiche. Il pubblico, per lui, non è uno scolaretto al quale va insegnato qualcosa. La televisione di Rossellini è estremamente densa e complessa, ed esige uno spettatore disposto a confrontarsi con un progetto culturale ed estetico tutt’altro che immediato. Con questa consapevolezza, possiamo abbandonarci al piacere unico di questa fase fondamentale della sua carriera, e viverla come una carrellata di esaltanti film d’avventura (l’avventura del pensiero critico). Per cimentarci in questo bell’esercizio, Agostino d’Ippona è un’opportunità perfetta: scopriremo che il valore della discussione è molto più prezioso della certezza di una verità.
(A.M.)

Approfondimenti

Una recensione francese.

 

Selezione titoli, commenti e approfondimenti a cura di Alice Autelitano, Alessandro Cavazza, Roberto Chiesi e Andrea Meneghelli.