Cinefilia Ritrovata, ‘The Band Wagon’

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Prestato dall’ampia collezione personale di Martin Scorsese, una delle ultime copie esistenti di The Band Wagon. Ian Christie, storico del cinema, conosce Scorsese dall’84 e sa che Vincente Minnelli è uno dei registi da lui più ammirati. Per questo conserva questo capolavoro americano dell’MGM, la fabbrica dei sogni, che trasforma il mondo in un balletto.

Nel 1953 Minnelli gira il suo ultimo film in 35mm, prima che il formato dello schermo largo diventi il favorito. È sì un musical tradizionale, ma è anche una storia che si sviluppa intorno alla persona di Fred Astaire, un riflesso della sua carriera e che rappresenta il processo che si segue per lavorare ad un musical.

Tony Hunter (Fred Astaire) è un attore ballerino di prima generazione, che il pubblico ha cominciato a dimenticare. Non avendo comunque perso la propria voglia di fare spettacolo si reca a New York dove due suoi amici sceneggiatori, Lily e Lester Marton, gli propongono un ruolo. New York non è la stessa, la 42esima strada non è più la via dei teatri e dei suoi vecchi successi, si è trasformata in un luogo d’intrattenimento dove tutto vale un penny. Improbabile è anche il regista d’avanguardia che i Marton desiderano prenda in mano lo spettacolo, Jeoffrey Cordova (Jack Buchanan), un egocentrico ed eccentrico ma appassionato figuro, che ribalta la trama dello scritto della coppia di sceneggiatori non appena gli viene proposta. L’idea iniziale di avere Tony a impersonare uno scrittore di racconti per bambini che per guadagnare però scrive anche di delitti “vendendo l’anima al diavolo”, Cordova richiede a essere messo in scena sia una moderna versione di Faust. Solo una ragazza è presa in considerazione per il ruolo dell’Elena: Gabrielle Gerard (Cyd Charisse). La ballerina è giovane e bella, il primo incontro col primo attore è disastroso ma i due si ritrovano ugualmente a dover lavorare insieme. Dopo una catartica sfuriata sul palco delle prove, Tony abbandona il teatro per tornare alla sua suite d’hotel, dove viene raggiunto da Gabrielle, con la quale si riconcilia. Durante una passeggiata nel parco, finalmente li vediamo ballare davvero insieme. I loro abiti sono coordinati quanto lo sono i loro passi, la gonna plissettata della Charisse emana una luce opaca e i lampioni sono lune nella giungla di cemento.

Pace fatta, lo spettacolo può continuare. La prima è però un fiasco e il cast decide di prendere le redini, tornare al concept originale di un musical vecchia maniera e parte per il tour. Da qui parte una lunga sequenza musicale che presenta i numeri dello show. New Sun in the Sky, Louisiana Hayride, Triplets… e The Girl Hunt Ballet. In The Girl Hunt Ballet vediamo l’influenza che Scarpette Rosse ha avuto sull’opera di Minnelli: il numero che comincia come una normale pièce teatrale si appropria di espedienti tipici ed esclusivi del mondo del cinema, dove si passa da ambiente ad ambiente e i costumi cambiano ogni scena, un attore può interpretare più personaggi.

Questo film è un elogio a chi vive nel mondo dello spettacolo ed un prezioso regalo per il suo pubblico.

 

Eugenia Carraro