Cinefilia Ritrovata, sguardi inediti su ‘Anno uno. Lumière!’

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“Un attimo e vi eternizzo!” dice un personaggio che interpreta il fotografo nel film Malombra di Mario Soldati. Vedere oggi con centoventi anni di differenza le prime immagini in movimento intrappolate su pellicola e poterne rimanere colpiti con la medesima infantile spensieratezza sembra davvero che tutto ciò possa avere un retrogusto di eterno.

La nostra immaginazione non ha confini mentre viaggia curiosa tra le immagini che hanno fatto la storia ed è proprio su questo ingrediente che si fonda quest’arte, cioè la capacità di immaginare. La cinepresa non può comprimere tutto il campo sensoriale dentro un quadratino bidimensionale ma basta posizionare l’inquadratura nell’angolazione giusta che poi il resto si crea di conseguenza. Lo sguardo dei cineasti diventa così quello degli spettatori, la macchina fa da ponte tra l’immagine ripresa e coloro che la osservano ecco che si ha la sensazione di poter accarezzare una mucca che sembra passarci accanto (Rentrée à l’étable) o sussultare quando un treno che corre spedito sembra travolgerci (Arrivée d’un train à Perrache).

I fratelli Lumière posizionano la camera davanti a una situazione apparentemente normale e aspettano che sia la vita a muoversi per creare qualcosa di interessante. Potremmo etichettare i corti come i primi documentari della storia perché ci permettono di avere un’immagine dettagliata di quotidiane scene dell’epoca.

Stupisce vedere la reazione dei protagonisti di queste inquadrature, poco consapevoli che sarebbero passati alla storia per essere rimasti incastrati nella pellicola di quel misterioso marchingegno davanti al quale un giorno si trovarono davanti. Si nota infatti che solo rari curiosi cercano di sbirciare nell’obbiettivo mentre altri vi passano davanti con indifferenza e distrazione spesso costringendo il fotografo ad allungare un mano e dare una piccola spinta per scostare lo sbadato.

Il pianoforte fuori dalla scena aiuta a condurci per mano in questa atmosfera di magia. “Ci sono cose che fanno correre il nostro cuore più veloce e questi filmati accompagnati dal pianoforte sono sicuramente in quella lista” dice  la presentatrice dei programmi Mariann Lewinsky e come sempre lei spiega nel catalogo: “Siamo animali visivi e gli oggetti in movimento sono per noi motivo d’attrazione e di delizia.” Forse è per questo che ci illuminiamo in un sorriso spontaneo quando vediamo un bambino buffo che gioca con un cane (Enfant et chien) o un comico pattinatore (Patinateur grotesque).

Se diamo uno sguardo etimologico troviamo la luce nel cognome di questi due grandi pionieri che hanno fatto della luce appunto (fotografia) e del movimento (cinematografo) il loro metodo di scrittura.

 

Lucia Lancellotti