29/06/2016

Cinefilia Ritrovata, focus su John Stahl

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I due film di John M. Stahl, nella sezione Universal – Laemmle Jr., vertono sulla disparità tra comportamenti femminili e maschili e sul dominio dell’apparenza in società. Entrambi i film, Back Street e Only Yesterday, mostrano il martirio sentimentale di donne consacrate a uomini che non potranno mai veramente avere, interpretati nell’uno e nell’altro da John Boles.

Back Street declina l’amore tra una donna e un uomo che la ama ma che non è in grado di lasciare la famiglia per lei. Non si può trattenere il disappunto quando Ray Schmidt, una donna di mondo, del tutto indipendente, si abbandona completamente al ruolo di amante, rinunciando non solo a una felicità sentimentale più piena ma anche alla felicità lavorativa, all’indipendenza, dandosi a un uomo che rifiuta categoricamente l’idea che possa lavorare o persino volere dei figli. Ciononostante, la scelta di Ray è reiterata più volte, con la sicura consapevolezza di non poter aspirare ad essere niente di più di un “amore secondario”: con il progredire del film la sua devozione assume da un lato echi inquietanti (segue in viaggio la famiglia di lui “come un’ombra”), dall’altro un’idea di predestinazione che pone la sofferenza come pegno da pagare per l’amore. Dietro l’abnegazione di Ray si intravede un’aperta critica all’ipocrisia della società americana basata su rigide codificazioni dell’istituzione familiare e soprattutto sull’onta del divorzio, tema che torna anche nel successivo Only Yesterday. Walter Sexel rimane un depositario dello status quo, che malgrado i sentimenti decide di legare a sé per sempre l’intera vita di una donna senza concedere quasi nulla in cambio.

Se la Ray di Irene Dunne si adegua completamente al ruolo dell’amante passiva, Only Yesterday prevede una protagonista che tuttavia riesce a costruirsi una vita, pur nel ricordo e nella ricerca del padre del figlio che ha avuto dopo “solo una notte”, come recita il titolo italiano. Adattamento di Lettera da una sconosciuta di Stefan Zweig, prima del film di Max Ophüls, Only Yesterday si distingue per la predilezione di personaggi poco conformisti, che rende evidente la preferenza dell’autore per la protagonista e la sua condizione di svantaggio.

La perseveranza di Mary nel trovare Jim Emerson, l’uomo che ha tanto amato, si fonde con la casualità, quando anni dopo finalmente lo incontra, rivivendo però una stessa situazione effimera: stavolta è Mary a stroncare tutto sul nascere, suggellando la dimostrazione che il figlio non ha necessariamente bisogno di due genitori. Trattandosi di melodramma, il finale è naturalmente tragico per Mary, ma colpisce la vitalità che la circonda per tutto il film – la zia femminista e il suo fidanzato, i corteggiatori, il rapporto totalmente “sano” con il figlio – che sembra sottolineare la possibilità di una vita serena anche al di fuori delle convenzioni sociali. L’espediente iniziale della crisi del ’29 innesca efficacemente l’approccio fatalista della storia, e regala una sequenza di apertura inevitabile e crudele. La battuta finale del figlio di Mary – why? – lascia aperto un interrogativo che sembra volgersi con candore tanto alla situazione privata quanto società del tempo.

Chiara Checcaglini