Cinefilia Ritrovata, focus sui ‘Krazy Serial’

La rassegna Krazy Serial di questa edizione è una specie di rito mattutino. Ogni giorno alle nove vengono proiettate alcune pillole di ingenuo umorismo datato anni 10 del Novecento, con accompagnamento musicale al piano o alla batteria Nella cadenza puntuale degli episodi di alcune serie, come le Pied qui étreint di Jacques Feyder o Le gaz mortels di Abel Gance del 1916, negli atteggiamenti dei personaggi e nelle gag prevedibili si può già intravedere ciò che sono le sitcom contemporanee.

Ciò che non era prevedibile era, nell’episodio l’Homme au foulard vert, l’entrata in scena, nei panni della guest star, di un finto Charlie Chaplin. La parodia del tragicomico Charlot poteva divertire il pubblico dell’epoca, ma con gli occhi del presente risulta forzato, eccessivo. Quasi che fosse un sacrilegio o una scorciatoia troppo semplice atta a strappare le risa scomodare un mostro sacro del genere. E se il sentimento più istintivo è quello di rimpiangere l’originale, eccolo che non tarda ad arrivare, in One A.M di esattamente cento anni fa, da lui diretto e interpretato, restaurato nel 2013 dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con la Lobster Films nell’ambito del Progetto Chaplin.

Tradotto in Charlot rientra tardi, è facile immaginare come la strada dall’auto che lo riporta a casa alticcio, al comodo letto in cui riposare diventi un comico percorso a ostacoli fra tappetti, orologi a cucù e animali impagliati. Ma nella logica del libero assemblaggio ecco che ritroviamo Charlot nell’inedito e misconosciuto film dada De Bankroet Jazz di Leo van Maaren, basato sulla sceneggiatura di Paul van Ostaijen, riportato alla luce nel 2009. Pellicola di 45 minuti scarsi, l’equivalente cinematografico di un assemblaggio pittorico, che predica, senza prendersi troppo sul serio, un imminente “Dada-Jazz Revolution”.

E per chi ancora oggi come allora non abbia chiaro cosa sia questo dada, la risposta – tutt’altro che esaustiva- è che sia Nietzsche senza Nietzsche. Così se l’Europa non la salvano le guerre e gli statisti, sarà l’onda dada a salvarla, a ritmo di sax, e servendosi di tutto ciò che di più anarchico e dissacrante ci sia. Ma la teoria non coincide con la prassi, come in ogni rivoluzione che si rispetti, e ipotizziamo che il collasso del sistema monetario, la presa del potere tanto sognata, il ribaltamento dei cardini della società coincidano con un’incontrollata follia collettiva originata dal catastrofico boom dei Titoli di Stato.

La religione si fa jazz, la patria e il nazionalismo anche, tanto che si soppianta il monumento del milite ignoto con quello dell’ignoto ballerino, ad esempio. Ecco che a riconciliare gli animi ci pensa il personaggio pubblico più iconico dell’epoca, ecco che Charlie Chaplin è protagonista (o vittima) di un collage rudimentale che lo innalza a supereroe, poi a capro espiatorio e infine a Cristo crocifisso e risolto. È la celebrazione del divertimento sulla tragedia, del gusto per lo scherzo sulla serietà , del nonsense ; insomma, della gioiosa propaganda dada priva di paracadute.

 

Beatrice Caruso