1899. Cinema anno quattro

Programma a cura di Mariann Lewinsky


Mi chiedo se gli spettatori del 1899 andassero in visibilio davanti alle immagini in movimento del loro presente. Probabilmente no. Il cinema era solo un piacevole divertimento
in più, mentre la macchina da cucire, la bicicletta, il treno e l’elettricità avevano davvero cambiato le loro vite. Pur sensibilmente cresciuti in qualità (il 68mm del Mutoscope & Biograph offriva immagini di grande bellezza) e lunghezza (Méliès realizzava quell’anno una Cendrillon in venti quadri), i film del 1899 non dovevano sembrare poi gran cosa. Sei minuti di una féerie cinematografica, perlopiù in bianco e nero, sfiguravano davanti alla vera féerie, ovvero allo splendido spettacolo teatrale, con le sue canzoni, i suoi balletti e i suoi sgargianti colori.
Ma per noi spettatori del 2019, i film girati nel 1899 sono una meraviglia. Se ci interessa la storia del cinema questi sono i nostri incunaboli, i testimoni del cinema del Diciannovesimo
secolo. Se ci interessa la realtà, poter vedere documenti che catturano le immagini viventi di un passato lontano centovent’anni assume il valore di un’esperienza mistica.
Quattro dei sei programmi presentano film delle principali produzioni attive nel 1899, ovvero Star Film, Mutoscope & Biograph (incluse le filiali danese, francese e tedesca) e Frères Lumière. Gli altri due programmi si compongono di film che all’epoca non ebbero proiezioni pubbliche. Il primo è una selezione di film di Auguste Baron che lavorò, senza superare la fase sperimentale, a un sistema di registrazione sincrona di suono e immagine (i cilindri di cera della registrazione sonora sfortunatamente non esistono più). Il secondo è una selezione di film di famiglia di una schiatta di conti, principesse e duchi, le famiglie Greffulhe e Gramont. Sia la collezione Baron sia la collezione Greffuhle-Gramont sono conservate presso il CNC-AFF di Parigi. Ho deciso di rimandare le produzioni Pathé e Gaumont al 1900, l’anno dell’Esposizione Universale di Parigi, cornice più appropriata per la loro prima apparizione in questa nostra storia del cinema attraverso i film.
Il 1899 è l’ultimo anno di un secolo. Fin-de-siècle. Il mondo si prepara a un radioso futuro. I delegati di ventisette stati si incontrano per la prima conferenza di pace all’Aja, “con l’obiettivo di cercare i mezzi più efficaci per assicurare a tutti i popoli i benefici di una pace reale e duratura, e, soprattutto, di limitare la progressiva corsa agli armamenti”; ma poi si scopre che “tutti i popoli” non sono tutti, sono solo quelli ‘civilizzati’, inclusi Cina, Giappone, Thailandia, Iran e Turchia. Ma non i popoli dell’India e dell’Africa, luoghi dove gli europei del 1899 si sentivano autorizzati dalla loro presunta superiorità culturale a uno spietato sfruttamento economico, a perpetrare atrocità senza precedenti (come nello Stato Libero del Congo, il possedimento privato di Leopoldo II del Belgio) e a lasciar morire di fame milioni di persone nell’India britannica. L’eredità di tutto questo è il mondo lacerato nel quale viviamo.

Mariann Lewinsky

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