PETER WEISS – POESIA IN MOVIMENTO

A cura di Jon Wengström

Nato in Germania, Peter Weiss (1916-82) negli anni Trenta fugge con la famiglia dalla Boemia, in Cecoslovacchia, alla Svezia per sottrarsi all’occupazione nazista. Diviene una delle figure centrali dello Svensk Experimentfilmstudio, fondato nel 1950 per produrre e promuovere l’arte e il cinema sperimentali in Svezia e in seguito ribattezzato Arbetsgruppen för Film. Artista multidisciplinare – pittore, poeta, romanziere e cineasta –, Weiss esordisce all’inizio degli anni Cinquanta con i primi cortometraggi di una serie in bianco e nero intitolata Studie I-V (1952-55), nei quali attinge alla tradizione della pittura e del cinema modernisti degli anni Venti per raffigurare il corpo e la condizione umana.
Nella seconda metà degli anni Cinquanta, Weiss inizia a girare cortometraggi che per contenuto si avvicinano maggiormente al documentario. Ansikten i skugga (Volti nell’ombra, 1956) ritrae i reietti di Gamla Stan, la città vecchia di Stoccolma, mentre Ingenting ovanligt (Niente di insolito, 1957) è un film su commissione su un incidente stradale che l’autore trasforma in un ritratto poetico della città. Insieme a quello che è probabilmente il suo corto migliore, Enligt lag (Secondo la legge, 1958) – descrizione della vita in un carcere giovanile –, questi film attestano con stupefacente evidenza l’attenzione di Weiss per i dettagli e la sua capacità di trovare la dignità umana perfino nelle circostanze più difficili.
Dopo lo straordinario lungometraggio Hägringen (Miraggio, 1959), personalissima interpretazione del genere della sinfonia urbana, Weiss partecipa alla realizzazione del film di finzione Svenska flickor i Paris (Ragazze svedesi a Parigi, 1961) della regista Barbro Boman, e gira un film in Danimarca sull’anonimato e il conformismo nelle periferie moderne (Bag de ens facader, Vivere dietro identiche facciate, 1961).
Weiss solitamente è più noto come romanziere e drammaturgo, soprattutto in Germania. La sua opera fondamentale è il monumentale romanzo/manifesto antifascista Die Ästhetik des Widerstands (Estetica della resistenza), pubblicato nel 1981, e la sua pièce teatrale più famosa è Marat/Sade del 1964, poi adattata per lo schermo da Peter Brook.
L’Arbetsgruppen för Film ha continuato a produrre film d’arte e sperimentali fino a buona parte degli anni Ottanta. Divenuto nel frattempo Stiftelsen Filmform (Archivio dei film e dei video d’arte), distribuisce film sperimentali in 16mm e in formato digitale. Filmform detiene inoltre i diritti dei corti di Weiss per conto di sua moglie, Gunilla Palmstierna-Weiss (scenografa che ha collaborato più volte con Ingmar Bergman al Teatro reale di arte drammatica di Stoccolma), la quale ha generosamente autorizzato le proiezioni al festival. In programma figurano copie d’epoca e nuovi restauri digitali, tutti provenienti dalle collezioni dello Svenska Filminstitutet.

Jon Wengström