Peter Forever, omaggio a Peter von Bagh

Programma a cura di Olaf Möller

 

L’enorme estensione e la vera natura della produzione cinematografica di Peter von Bagh sono note solo a pochissime persone. Si tratta di circa sessanta film di durata variabile, da meno di un minuto a una dozzina di ore. Sono stati trasmessi soprattutto dalla televisione finlandese (solo una volta ogni dieci anni poteva capitare che un suo film fosse distribuito in sala). Il pubblico finlandese vi ha dedicato poca attenzione, considerandoli solo una parte del vastissimo impegno a tutto campo di von Bagh; gli stranieri li hanno trovati spesso impenetrabili, essendo sovente privi di sottotitoli e perché le immagini e i suoni con cui il regista amava lavorare – la storia del suo paese vista attraverso le arti – potevano risultare indecifrabili ai non finlandesi. O così si pensava...
Peter von Bagh era ossessionato dal montaggio, dalle giustapposizioni creatrici di senso. E lo affascinava l’idea del cinema come macchina del tempo: un’arte che conserva i ricordi, riporta in vita i morti, ci regala seconde occasioni che forse neanche ci meritiamo. Per questo lavorava quasi esclusivamente con materiali d’archivio, integrandoli con interviste; e se i suoi primi film si basano essenzialmente sulle immagini in movimento e sulla musica, nella fase finale della sua carriera si divertiva ad arricchire il tutto con dipinti e fotografie.
Gli ingredienti principali dei suoi film sono rimasti inalterati: tanto che giunse a rielaborare più volte gli stessi materiali, usando per esempio la stessa scena rimontata in maniera leggermente diversa, con esiti sempre nuovi. Quei momenti, come una finestra spalancata sui tetti di Helsinki, o una canzone di Repe sul denaro tratta da Rovaniemen markkinoilla (1951) di Jorma Nortimo, rivestivano per lui un significato quasi totemico. Eppure sorprende la varietà della sua produzione: Sinitaivas – Matka muistojen maisemaan (Cielo blu – Viaggio nella terra dei ricordi, 1978) ricorda una poesia in prosa; Viimeinen kesä 1944 (L’ultima estate 1944, 1992) un oratorio musicale, Mies varjossa (L’uomo nell’ombra, 1994; girato con Elina Katainen e Iikka Vehkalahti) un film d’indagine, e via discorrendo. Tutti hanno in comune la perfezione quasi impossibile del ritmo e dei tempi, dell’intonazione e della cadenza: l’altra grande passione di von Bagh era ovviamente la musica.
Le immagini e i suoni erano il suo mondo, la sua anima. E a partire da essi creò la propria casa, nel luogo cui sapeva di appartenere: la Finlandia. Disse un giorno che tutto il suo lavoro ruotava attorno al desiderio di avere una casa: e dato che ne era stato privato quando la sua famiglia si era trasferita da Helsinki a Oulu, se l’era costruita da solo.
Evento speciale del Cinema Ritrovato, questa selezione di film permetterà al pubblico di conoscere meglio la figura che per tanto tempo è stata la mente e il cuore del festival.

Olaf Möller

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