La comunicazione politica in Italia attraverso il cinema

I Comitati Civici

I Comitati Civici nascono l’8 febbraio 1948 per opera di Luigi Gedda, vice Presidente dell’Azione Cattolica, su volontà di Pio XII, in vista delle delicate elezioni politiche del 18 aprile 1948. Nel giro di due settimane si costituisce un’articolazione che va dal Comitato Civico Nazionale a livello centrale a quelli di zona e locali, che corrispondono alle diocesi e alle parrocchie. Le linee guida della propaganda vengono affidate a un Ufficio Psicologico, incaricato di sviluppare campagne antiastensioniste e anticomuniste attraverso la stampa, i manifesti e il cinema.

Rielaborazione di alcuni brani di un’intervista realizzata da Tatti Sanguineti

"Eravamo seguaci di Méliès"

Il compito affidato a noi dell’Ufficio Psicologico era impostato su due fronti: combattere l’astensionismo e battersi contro il comunismo. Non ci siamo mai battuti a favore di nessuno, la nostra era una propaganda contro, non era una propaganda pro. Se poi ne ha raccolto i frutti la Democrazia Cristiana, questo è un fatto che in un certo senso faceva parte delle nostre intenzioni, inutile negarlo, però non aveva dei legami così precisi.

Il piccolo cervello creativo dei Comitati Civici era composto di Alberto Perrini – un commediografo molto apprezzato anche all’estero – e Marcello Vazio – che poi ha svolto molte attività commerciali. Ma fiancheggiatori erano nomi illustri, per esempio Giancarlo Vigorelli, un assiduo del Comitato Civico insieme con Diego Fabbri. Questo piccolo gruppo di cervelli si arrovellava per trovare sempre motivi di persuasione lampo, che colpissero l’immaginazione. Eravamo tutti seguaci di Méliès e non certamente di Lumière. I nostri manifesti sono tutti basati sull’immaginario.

Abbiamo fatto una feroce campagna anticomunista e io sono stato accusato di essere un anticomunista viscerale. Non è vero: disponevo dei dispacci delle Chiese del Silenzio, che documentavano tutto quello che facevamo attraverso dei bollettini. Il signor Krusciov, nel ventesimo congresso del PCUS, ha confermato tutto quello che dicevamo, ciò che si verificava sotto il regime dispotico, feroce e sanguinario di Stalin tra l’incredulità dei comunisti italiani. Veniva confermato tutto alla lettera. Nasceva da una documentazione precisa. Avevamo uno slavista, si chiamava Napolitano, che ci traduceva tutti i pezzi e ci dava la possibilità di parlare della congiura dei medici, dei gulag...

Esisteva la grande preoccupazione che l’avvento del comunismo avrebbe sconvolto il diritto alla proprietà. E quindi che fossero in grande pericolo i risparmi degli Italiani. È una paura che ritorna anche adesso. Il Comitato Civico era l’unico movimento veramente popolare. Avevamo le varie Opere, la Gioventù Studentesca, la Gioventù Operaia, la Gioventù dei campi. Riflettevano direttamente quelle che erano le aspirazioni, i bisogni, e le speranze della gente, non attraverso i filtri dell’intellighenzia borghese.

Gedda credeva molto nel cinema, e aveva stipulato un contrat- to colossale con la Belle & Howell perché tutte le sale parrocchiali potessero disporre di apparecchi di proiezione 16 mm. Tutto questo fu utile anche durante la campagna dei Comitati Civici, perché i film passarono attraverso il circuito, ma soprattutto in quei giorni risicati riuscimmo a fare un piccolo parco di camion che andavano per le campagne, in tutte le regioni d’Italia. La sera, sull’aia, nei momenti più opportuni, facevano le proiezioni dei film di propaganda, invitando tutti i villici dei dintorni.

La mia esperienza con il Comitato Civico finì col 18 aprile perché tutto sommato scoprii, e i miei amici con me, che non eravamo destinati a nessuna vocazione politica. Rifiutai qualsiasi possibilità di legarmi politicamente perché sono della convinzione – che dura ancora – che in ogni caso la politica sporca e compromette le coscienze di chi fa le battaglie ideali senza altro scopo che quello di difendere le convinzioni dello spirito. Abbandonai subito i Comitati Civici. Insieme a Diego Fabbri ci dedicammo al cinema di lungometraggio attraverso una società cattolica, che aveva come presidente Mario Melloni, quello che poi divenne famosissimo come corsivista dell’Unità [Fortebraccio]. Allora era un deputato democristiano molto amico di Andreotti. I consiglieri delegati di questa società erano Diego Fabbri e io. Il primo film che facemmo fu un vero film cattolico, I sette peccati capitali.

Turi Vasile