Il secolo del cinema: 1900

Programma a cura di Mariann Lewinsky

Tempistica perfetta. Il cinema si affaccia al mondo nel 1895, ha dunque davanti a sé i giusti anni di rodaggio per arrivare in gran forma al traguardo del Novecento. La corsa alla modernità innescata dal nuovo secolo risulterà però non poco ambigua. Certo, nel 1890 Albert Robida aveva preconizzato per l’anno 1955 video-concerti via téléphonoscope (nel romanzo fantastico Il ventesimo secolo. La vita elettrica) e nel 1900 l’Esposizione universale di Parigi celebrava “la giovane e splendente Fata Elettricità, che porta in dono all’industria contemporanea due elementi cruciali: movimento e luce”, come scriveva entusiasta un certo J. Trousset nel 1899. Ma lo stesso Robida disegnò per l’Esposizione una Vieux Paris medievale accolta da un più caloroso successo rispetto ai molti schermi, piccoli o giganti, che mostravano immagini in movimento… Con i suoi dodici stand di materiale cinematografico e i diciassette spazi di proiezione, l’Esposizione di Parigi fu comunque una prestigiosa pietra miliare per il cinema (parafrasando la ricerca pubblicata nel 1986 da Emmanuelle Toulet). E fu un’occasione di raduno per gli operatori di tutto il mondo: chiunque avesse una macchina da presa andò e filmò. La nostra sezione 1900 ha preso la forma non di un panorama, ma di una disseminazione centrifuga a partire da un punto centrale. Il giovane Giancarlo Stucky comprò a Parigi una cinepresa amatoriale Gaumont 15mm, e rientrato a Venezia registrò immagini che tornano a far brillare i nostri occhi, consumati da troppe visioni, con la loro commovente vivacità e un senso del qui e ora che ci toglie il fiato. L’ingegner Sieurin di Höganäs a sua volta acquistò una cinepresa (una normale 35mm) insieme a una quantità di film Gaumont e diventò un pioniere del cinema svedese. Il londinese Joe Rosenthal andò in Sudafrica e in Cina per coprire la guerra boera e la ribellione dei Boxer. Il punto d’irradiazione è costituito da alcune delle attrazioni cinematografiche presentate all’Esposizione di Parigi – le vedute Lumière proiettate al Padiglione Cambogiano e alla Galérie des Machines (più grande della Piazza Maggiore di Bologna!) e le scene teatrali filmate accompagnate dai cilindri fonografici del Phono-Cinéma-Théâtre. O forse, l’epicentro era altrove, ed era una stella invece che un punto? Nel 1900 Georges Méliès, molto lontano dall’Esposizione e dai film non-fiction pensati per promuovere nazioni e beni di consumo, si prendeva cura del suo pubblico nei music-hall, negli spettacoli itineranti e al Théâtre Robert- Houdin, deliziandolo con meravigliosi film a trucchi, una Jeanne d’Arc di monumentale lunghezza (250 m) e un incantevole Rêve de Noël, che aveva realizzato con l’ambizione di “creare un’opera il più possibile artistica, ma anche divertente e interessante”. Obiettivo raggiunto.

Mariann Lewinsky 

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