De Kri-Kri à Dandy: Raymond Frau dans tous ses états

Dandy, o Gli scherzi impertinenti di un commediante

Tra tutte le serie comiche, quella di Dandy è una delle meno famose e dunque poco studiate. Questo perché nasce dopo la prima guerra mondiale, quando il genere si era già inaridito. Boireau, Onésime, Tommy, Caza, Max, Bébé e Bout-de-Zan, Anana et Cunégonde avevano prodotto più di 2000 comiche con circa 80 personaggi diversi tra il 1908 e il 1918. Provenienti dal circo, dal teatro o dal music hall, questi primi comici erano stati dei pionieri. Il burlesque francese rappresentava allora una vera e propria scuola che ispirò lo slapstick americano. Il personaggio di Dandy, sulla scia di Kri-Kri, era completamente fuori tempo nel 1918, con Serpentin come unico rivale. Anche se le serie comiche appartenevano a un’altra epoca, Raymond Frau riuscì a mantenere il personaggio di Dandy all’Eclair fino al 1925, con un grande successo di pubblico e spesso anche di critica. In che modo?

Quest’omino dai pantaloni troppo lunghi e troppo larghi, con l’espressione stupita e la fisionomia straordinariamente mobile, conquistò il pubblico e diventò uno dei fantasisti più celebri dello schermo. La sua sola apparizione scatenava le risate, se diamo retta alla stampa dell’epoca. Ciò era dovuto probabilmente al fatto che il suo personaggio di Kri-Kri/Patachon era molto noto in Francia, al suo riconoscimento come uomo di spettacolo, al suo fisico elastico, alle sue contorsioni degne dell’uomo di gomma, e a una sottile miscela tra comico iconoclasta, nello spirito del gruppo dei “Pouittes” di Jean Durand, e una certa flemma.

Dal 1918 Raymond Frau interpreta in Francia, sotto la direzione di Georges Rémond, cineasta poco noto a servizio dell’Eclair, diciassette Dandy, senza contare quelli del periodo austriaco. Dal primo titolo, Dandy fait un béguin, lo scenario è costruito: Raymond Frau, anche se non viene mai citato tra gli autori della serie, spinge il soggetto verso un sottile miscuglio di intrecci buffoneschi e commedia sentimentale, con una volontà comica sfrenata o bislacca. Esperto nella tecnica del circo e del music-hall, inventa un personaggio diverso, dal sorriso perenne, dal corpo elastico. Dandy è un vero fenomeno su cui l’Eclair faceva molto affidamento, come dimostrano i “messaggi” nella stampa specializzata a colpi di manifesti, locandine e slogan pubblicati in articoli ben evidenziati: “Dandy? Molto divertente...”

A suo fianco, mai citata, la giovane attrice Lucienne Legrand compare in diversi film, a volte con il nome di Lulu (Dandy ébéniste, Dandy navigateur). Lucienne Legrand (1900-1987) era al debutto, dopo aver studiato canto e interpretato tre riviste. I suoi esordi con Dandy la porteranno a recitare in qualche lungometraggio, prima dell’incontro della sua vita con il cineasta, attore e scenografo Donatien, di cui diventerà la compagna e interprete feticcio, riprendendo il personaggio di Lulu in vari film, prima di abbandonare definitivamente il cinema agli albori del sonoro. Accanto a Dandy porta giovinezza, grazia e freschezza.

È un periodo in cui il cinema francese cerca di resistere. I film di Dandy sono d’ispirazione tipicamente francese, con le scene girate nelle strade, la periferia parigina, la città di Épinay, le vetrine dei negozi..., ma con un curioso e particolare tentativo di imitazione nei confronti del cinema comico americano, soprattutto quello di Charley Bowers che Frau conosceva sicuramente. Alcune gag sono influenzate direttamente da questo umorismo sfasato, anche se certi titoli esitano tra comicità di situazione, operetta sentimentale e parodia. Dandy arriva a mettere dei cartelli in inglese o trucca il volto dei suoi attori con posticci “all’americana”, con baffi degni dello slapstick d’oltreoceano. Al contrario, le didascalie esprimono un gusto molto francese per rime o giochi di parole, con un linguaggio vicino all’argot se non addirittura “parigino”.

Frau lascia momentaneamente il cinema nel 1923 per una tournée in Sudamerica e torna sugli schermi solo nel 1929, agli albori del sonoro, grazie a Jean Gabin con cui aveva lavorato al Moulin Rouge. La Paramount, che comincia nei primi anni del sonoro a girare lungometraggi in versioni multiple, produce qualche soggetto comico. Gabin e Dandy compaiono in varie pellicole. A volte Dandy viene accreditato nei titoli di testa come Raymond Frau interprete di Dandy, in film che non hanno niente a che fare con la serie eponima. Ma è più spesso indicato Dandy come nome dell’attore che interpreta un altro ruolo. Con il cinema sonoro, Dandy, anche se è sempre in forma, lavora meno e si spegne un po’, comincia a invecchiare. Lo ritroviamo in un ruolo di protagonista nel solo cortometraggio che realizza (a quanto ne sappiamo), Le suis-je? Poi lo notiamo, ma sempre meno, in qualche lungometraggio, con ruoli di terzo piano. Deve comunque sempre la sua presenza a una certa disinvoltura e il pubblico continua a trovarlo esilarante. La spinta e il coraggio non mancarono a Dandy per farlo vivere fino in fondo. La passione per lo svago che lo animava è presente anche nel suo ultimo film, il meno conosciuto di Henri Georges Clouzot: Miquette et sa mère (Un marito per mia madre, 1949). Per il suo addio agli schermi, Dandy interpreta, nell’unica commedia del regista di Diaboliques, un personaggio che appartiene al repertorio classico del Boulevard: un addio che è anche una strizzata d’occhio.

Eric Le Roy