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28/08

Cinema Jolly > 21:30

THE NEGRO SOLDIER / THE STAR

(In caso di pioggia, il film verrà sostituito da quello in programma in Piazza Maggiore)

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Proiezione

Venerdì 28/08/2020
21:30

Sottotitoli

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THE NEGRO SOLDIER

Scheda Film

Questo film è considerato un “punto di svolta nell’uso del cinema per promuovere la tolleranza razziale”, e Heisler aveva già affrontato la tematica con risultati sorprendentemente buoni in The Biscuit Eater (1940). Hollywood mostrava scarso interesse per la tematica razziale, se si eccettuano le opere scritte da autori comunisti come Lester Cole (None Shall Escape) e John Howard Lawson (Sahara) che rappresentarono gli afroamericani come parte attiva nella lotta democratica contro il fascismo. Tuttavia, in questo filone The Negro Soldier fu forse il solo scritto da un afroamericano, Carlton Moss. I film sui neri erano ‘sermoneggianti’ o ‘blueseggianti’ (rara eccezione, il film del 1929 di King Vidor Hallelujah!, che era entrambe le cose). The Negro Soldier rientra nella prima categoria (anche se vi appare di sfuggita il padre del blues, W.C. Handy), adottando la forma di un sermone con cui viene narrata a un pubblico di neri la storia del contributo dato dagli afroamericani alla costruzione degli Stati Uniti. Ma l’immagine familiare del pastore sul pulpito produce un duplice shock: si tratta dello stesso Moss, e il libro che tiene in mano è il Mein Kampf, dal quale legge il punto di vista di Hitler sulla razza nera. La forma sermoneggiante trae nuovo impulso dalla sovrapposizione tra l’autore della storia narrata e il personaggio del pastore. Heisler evita di predicare e si esprime per immagini: ai Giochi olimpici di Berlino del 1936 gli atleti tedeschi e giapponesi sono sconfitti, e a vincere è un afroamericano; un nero dirige un’orchestra mista che esegue la Nona di Beethoven. Heisler e Moss mescolano estratti da film di finzione, ricostruzioni di eventi reali e cinegiornali, ma il loro punto di vista sulla tolleranza razziale era forse eccessivo per l’esercito, che chiese il taglio di alcune scene, come quella in cui a comandare le truppe è un ufficiale nero o quella in cui un’infermiera bianca massaggia un soldato nero. Ciò non impedì alla stampa black e ai soldati afroamericani di apprezzare il film e di considerarlo un passo avanti nella rappresentazione dignitosa del loro popolo.

Ehsan Khoshbakht

Cast and Credits

Scen.: Carlton Moss. F.: Allen Q. Thompson, Paul Vogel, Horace Woodard. M.: Jack Ogilvie. Scgf.: Haldane Douglas. Mus.: Howard Jackson, Albert Glasser, Paul Horgan, Meredith Willson, Earl Robinson, Dimitri Tiomkin. Int.: William Broadus (Jim), Clarence Brooks (Chaplain), Carleton Moss (il pastore), Bertha Wolford (signora Bronson), Norman Ford (Robert Bronson). Prod.: Frank Capra per U.S. War Department 35 mm. D.: 43’.

THE STAR

Scheda Film

“Vieni Oscar, andiamo a ubriacarci”, dice Bette Davis nel ruolo di Margaret Elliott afferrando il premio dalla scrivania (l’Oscar era proprio il suo). Già in stato d’ebbrezza, attraversa in auto la città offrendoci una spettrale panoramica delle residenze di una Los Angeles da museo delle cere. Tenendo una mano sul volante appoggia la statuetta sul cruscotto, la testa nascosta dietro lo specchietto retrovisore, e brinda “agli amici assenti”. La statuetta d’oro priva di testa, le luci sfocate nel buio e la bottiglia sintetizzano in un’inquadratura il solitario universo di Hollywood. Storia di un’ex diva in declino professionale e psicologico, The Star ha il cinismo coriaceo che manca a recenti biopic come Judy (2019). Pensato come una sorta di seguito di Eva contro Eva, presenta un tragitto più che mai accidentato. In realtà per Bette Davis gli anni Cinquanta non furono esattamente difficili, e questo genere di declino era semmai ciò che augurava alla sua rivale Joan Crawford. Più vicino alla realtà è Sterling Hayden (che ebbe il ruolo su suggerimento della Davis) nel ruolo dell’attore che ha lasciato Hollywood per dedicarsi all’amore per la vela. E la giovane Natalie Wood che cade dal ponte di una barca è una sinistra profezia della tragedia in cui perderà la vita. Girato in ventiquattro giorni, il film è ben articolato ed esplora alcuni dei temi prediletti di Heisler, come il conflitto tra maternità e carriera (Smash-Up; Tulsa) e l’esclusione da un mondo, quello dello spettacolo, che è stato al centro di sogni e sacrifici (Smash-Up). I personaggi vanno alla deriva fino al limite estremo prima di fare ritorno, feriti ma lucidi (si veda anche Journey into Light). Heisler mette a nudo le emozioni, rendendo i personaggi ancora più vulnerabili di quel che sono. A prevalere è il linguaggio del melodramma, portato qui quasi alla perfezione, ma il vagare disperato nella notte e il bussare affranto alle porte richiamano anche la logica del noir. 

Ehsan Khoshbakht  

 

Cast and Credits

Scen.: Dale Eunson, Katherine Albert. F.: Ernest Laszlo. M.: Otto Ludwig. Scgf.: Boris Leven. Mus.: Victor Young. Int.: Bette Davis (Margaret Elliot), Sterling Hayden (Jim Johannsen/Barry Lester), Natalie Wood (Gretchen), Warner Anderson (Harry Stone), Minor Watson (Joe Morrison), June Travis (Phyllis Stone), Paul Frees (Richard Stanley). Prod.: Bert E. Friedlob per Thor Productions 35mm