WRITTEN ON THE WIND

Douglas Sirk

Sog.: dal romanzo omonimo (1946) di Robert Wilder. : George Zuckerman. F.: Russell Metty. M.: Russell Schoengarth. Scgf.: Alexander Golitzen, Robert Clatworthy. Mus.: FrankSkinner. Int.: Rock Hudson (Mitch Wayne), Lauren Bacall (Lucy Moore Hadley), Robert Stack (Kyle Hadley), Dorothy Malone (Marylee Hadley), Robert Keith (Jasper Hadley), Grant Williams (Biff Miley), Robert Wilke (Dan Willis), Edward C. Platt (dottor Paul Cochrane), Harry Shannon (Hoak Wayne), John Larch (Roy Carter). Prod.: Albert Zugsmith per Universal-International. DCP. D.: 99’. Col.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Uno studio sul fallimento”. Così Sirk definiva Written on the Wind, precisando che al termine inglese ‘failure’ preferiva il francese ‘échec’,più carico del senso tragico di non avere via d’uscita. “L’échec è una delle poche cose che mi appassionino davvero”. Nessun romanticismo, nessuna concessione al mito del loser. Pur nella sontuosa stilizzazione, qui è tutto decadenza e rovina. Siamo in Texas, i macchinari estraggono petrolio a ritmo continuo e con un lamento cigolante, eco dei ritmi e del lamento di generazioni di schiavi, mentre villa Hadleyè l’ultima replica di tante mansions coloniali e le foglie secche che turbinano ovunque potrebbero essere state portate fin qui dal vento di Tara. Una tragedia americana dove tutto è già accaduto, ma possiamo esser certi che domani non sarà un altro giorno: “Nei miei film volevo mostrare questo: le tragedie si ripetono sempre”.
Sirk ha a disposizione il suo miglior cast, e sa come usarlo. Tiene sottotono la coppia romantica, Rock e Lauren, lasciandoli però irradiare a ogni apparizione la loro luce divistica, e tende fino allo spasimo le passioni di Robert Stack e Dorothy Malone, i due ricchi, infelici, corrottirampolli Hadley. Una retorica nitida e potente ci parla dell’irrisarcibile ferita di non piacere al proprio padre, della patetica utopia di tornarea un’infanzia innocente (che non è mai stata tale), della frustrazione sessuale coltivata come una malapianta, della tetra consolazione dell’alcol. Ci sono i colori, come sempre: fiori bianchi fanno da sfondo al passaggio di Lauren Bacall, anturium rossi e insolenti dividono l’inquadratura con Dorothy Malone, che per ballare la sua “danza di morte” (Fassbinder) si sveste e riveste di veli rosa, una qualsiasi cattivaragazza diventata qualcosa a metà tra una Salomè e una lady Macbeth. Il film, alla fine, è suo e della sua solitudine: la scena in cui stringetra dita carezzevoli il modellino di torre petrolifera è stata letta da Truffaut (e da tutti dopo di lui) nel senso dell’ironica compensazionesessuale, Sirk si limitava a dire: “Un’immagine agghiacciante della società americana”. Perché i colori ci sono, ma più che mai sembrano pennellate di vernice su un fondo scuro. Perché Written on the Wind è, per usare ancora le parole di Fassbinder, una cupa storia splendente “sull’amore, sulla morte e sull’America”.

Paola Cristalli

Copia proveniente da

Per concessione di Park Circus. Restaurato nel 2022 da The Criterion Collection presso il laboratorio NBC Universal StudioPost, a partire dal negativo camera originale 35mm e da una copia vintage 35mm messa a disposizione da Academy Film Archive come riferimento colore. La colonna sonoraoriginale monofonica è stata rimasterizzata dal master magnetico 35mm