THE PATSY

King Vidor

F.: John Seitz. Sc.: Agnes Christine Johnson. Titoli: Ralph Spence. M.: Hugh Wynn. Cost.: Gilbert Clark. In.: Marion Davies (Patricia Harrington), Orville Caldwell (Tony Anderson), Marie Dressler (Mamma Harrington), Delle Henderson (Papà Harrington), Lawrence Gray (Billy), Jane Winton (Grace Harrington). P.: Metro-Goldwyn-Mayer Pictures. 35mm. L.: 2198 m. D.: 82’ a 24 f/s.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Marion Davies, nata a Brooklyn col nome di Marion Cecilia Douras, nel 1897, educata in convento, debutta sul palcoscenico a 16 anni, apparendo nelle “Ziegfield Follies” del 1916, e poi si dedica al cinema. Ancora giovanissima incontra il magnate della stampa William Randolph Hearst, che mostra per lei un interesse immediato e vorrebbe farne una grande star. Hearst, raccontato da Orson Welles in Citizen Kane (1941), intrattiene nel film una relazione con Susan Alexander che rimanda, per l’appunto, al rapporto tra l’editore e l’attrice. Infatti anche Hearst investe molto nel lancio e nella carriera della sua protetta, mettendo in piedi per lei una casa di produzione, la Cosmopolitan Pictures, e usando i propri giornali per promuovere i suoi film e sostenere a tutti i costi la sua carriera di attrice. Dal 1919 i film della Cosmopolitan vengono distribuiti dalla Paramount, ma essendo troppo costosi, non recuperano mai i costi; pare che, nell’impresa, Hearst ci abbia rimesso sette milioni di dollari. Marion Davies è molto carina e ha decisamente talento, soprattutto per la commedia, ma i suoi film non sempre hanno successo, forse per via delle (aggressive e ruffiane) campagne promozionali di Hearst, che infastidiscono pubblico ed esercenti, e perché l’autoritario magnate impone all’attrice ruoli verginali vittoriani, inadatti alla sua verve brillante. Nel 1924 la Cosmopolitan si sposta presso Samuel Goldwyn e lo segue anche nel merger con la Metro: Mayer intuisce immediatamente il vantaggio (sociale e pubblicitario) di questo sodalizio con Hearst e si offre di finanziare i film della piccola compagnia, pagando a Marion Davies lo stipendio notevolissimo di 10.000 dollari alla settimana. Mayer fa costruire per lei, nello studio, un “bungalow” di 14 stanze, destinato a diventare il centro della vita mondana della MGM, per quanto Marion possa contare anche sulla casa a Santa Monica, con 110 stanze e 55 bagni, sulla villa di Beverly Hills, e naturalmente, sul castello sul mare di San Simeon, il mitico Xanadu di Kane. Marion Davies e William Hearst costituiscono una coppia affettuosa per quanto mai ufficiale, dato che la moglie del magnate non gli concesse mai il divorzio. Negli anni Trenta, quando l’impero di Hearst vacilla per la Depressione, Marion Davies va in suo soccorso con un prestito personale di un milione di dollari. Col sonoro la sua carriera entra in crisi perché l’attrice ha una leggera balbuzie; siccome alcuni ruoli pensati per lei vengono affidati invece alla moglie del produttore Irving Thalberg, Norma Shearer, Davies e Hearst decidono di lasciare la MGM e trasferirsi alla Warner con tutto il bungalow. Il declino però è inarrestabile: dopo il tracollo dell’impero di Hearst nel 1937, Marion Davies, probabilmente senza grossi rimpianti, abbandona il cinema e diventa un’abile imprenditrice finanziaria, potendo contare su un ingente patrimonio personale.

Giuliana Muscio, “Girls, Ladies, Stars”, Cinegrafie, n. 13, 2000

 

Copia proveniente da

Preservato negli anni 70 da un nitrato della collezione AFI/Marion Davies