THE BEAST WITH FIVE FINGERS

Robert Florey

T. it.: Il mistero delle cinque dita; Sog.: dal racconto di William Fryer Harvey; Scen.: Curt Siodmak; Dial.: Jack Daniels; F.: Wesley Anderson; Mo.: Frank Magee; Scgf.: Stanley Fleischer; Mu.: Max Steiner; Int.: Robert Alda (Bruce Conrad), Andrea King (Julie Holden), Peter Lorre (Hilary Cummins), Victor Francen (Francis Ingram), J. Carrol Naish (Ovidio Castanio), Charles Dingle (Raymond Arlington), John Alvin (Donald Arlington), David Hoffman (Duprex), Barbara Brown (Signora Miller), Patricia White (Clara), William Edmunds (Antonio), Belle Mitchell (Giovanna), Ray Walker (Signor Miller), Pedro de Cordoba (Horatio); Prod.: William Jacobs per Warner Bros; Pri. pro.: 25 dicembre 1946. 35mm. D.: 90’. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Florey decise che l’unico modo per trarre qualcosa dalla quella storia era “raccontarla attraverso gli occhi di Hilary Cummins” [Peter Lorre]. Progettò e fotografò i set in stile espressionista e montò il film di conseguenza, “così come nel 1931 avevo concepito l’adattamento di Frankenstein e scritto e diretto Murders in the Rue Morgue per la Universal”. Florey ne parlò a Lorre, che interessato all’idea accompagnò Florey nell’ufficio del produttore. William Jacobs liquidò il progetto definendolo “commercialmente impensabile”. “Si intravede ciò che The Beast with Five Fingers avrebbe potuto essere” disse il regista “nella sequenza in cui Hilary, solo nella biblioteca, lotta con la mano tagliata. Con orrore guarda l’arto tornare a perseguitarlo, rendendo evidente il bizzarro legame tra la mano e l’astrologo pazzo che infine la immobilizza sulla scrivania: la mano fugge e Hilary la rincorre. Questa sequenza e una serie di rapidi inserti che spostano l’attenzione su oggetti e ombre nella stanza per poi tornare con angolazioni distorte sul volto di Hilary e su primi piani della mano strisciante, con strani effetti sonori e una musica bizzarra incisi successivamente, il gemito della corda spezzata di un mandolino appeso al muro, il suono acuto e stridulo che accompagna ogni movimento della mano... Il film sarebbe stato un successo se diretto interamente così come l’avevo concepito”.

Stephen Youngkin, The Lost One. A Life of Peter Lorre, The University Press of Kentucky, 2005

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