SHOES

Lois Weber

Scen.: Lois Weber. F.: Stephen S. Norton, King D. Gray, Allen Siegler. Int.: Mary MacLaren (Eva Meyer), Harry Griffith (suo padre), Mrs Witting (sua madre), Jessie Arnold (Lil), William Mong (‘Cabaret’ Charlie). Prod.: Bluebird Photoplays per Universal. Pri. pro.: 26 giugno 1916 35mm. L.: 1191 m. D.: 57’ a 18 f/s. Bn. 

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

La leggenda racconta che Lois Weber scoprì Mary MacLaren nel 1916 men­tre questa faceva la fila davanti ai por­toni della Universal insieme a tanti altri aspiranti attori. Intravedendo “qualcosa di magnetico” nel volto della sedicenne, Weber le fece fare un’apparizione fugace ma memorabile nel ruolo della cameriera che respinge avances sessuali in Where Are My Children?. Mary MacLaren fu poi l’interprete principale di Shoes e di altri film di Lois Weber e di altri registi di spic­co della Universal. “Da comparsa a stella del cinema”: così si intitolava un articolo di “Motion Picture Magazine” dedicato all’attrice. In Shoes, desolato ritratto della miseria urbana, MacLaren interpreta Eva Meyer, una commessa costretta a mante­nere la famiglia con il suo magro salario. Circondata dai prodotti del negozio in cui lavora, Eva non è in grado di partecipare all’economia di consumo basata anche sulla sua forza lavoro. I riformatori pro­gressisti si preoccupavano esplicitamente dei gusti e delle abitudini d’acquisto delle lavoratrici sottopagate come Eva, nonché dell’economia sessista generata dalle di­sparità salariali tra giovani uomini e gio­vani donne. Eppure, benché Shoes condi­vida molte delle inquietudini dell’epoca, incoraggia lo spettatore a immedesimarsi nel personaggio di Eva, a capire cosa si­gnifichi lavorare duramente, vergognarsi della propria condizione, temere per il proprio futuro e desiderare con tutte le forze quell’unico potente simbolo di fuga: un nuovo paio di scarpe.

 

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