MON CHIEN

Georges Franju

Scen.: Georges Franju, Jacques Prévert (commento). F.: Georges Delaunay, Jean Penzer. M.: Suzanne Sandberg. Mus.: Henri Crolla. Int.: Roger Pigaut (voce narrante), Jacqueline Lemaire (la bambina), il cane Rex. Prod.: Claude Jaeger per Procinex, 35mm. D.: 25’. Bn.
info_outline
T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

La realizzazione di questo film mi ha spinto lungo la china del sentimentalismo. Me ne pento. La bambina che amava il cane e si rattristava per la sua perdita era ‘di troppo’. Sono caduto nel difetto che ho sempre cercato di evitare… Invece non ho girato, al canile, la scena madre: la morte dei cani gassati. Non ho voluto vedere quell’atrocità.

Georges Franju, in M.-M. Brumagne, Franju. Impressions et aveux, L’Âge d’Homme, Losanna 1977

 

È tuttavia questa omissione che fa di Mon chien il film più crudele di Franju, poiché tutto è normale nell’avventura di questo cane condannato a morte non appena il suo padrone lo priva del collare e della sua identità. Nelle prime immagini traspare il disagio in seno alla vita di una famiglia borghese dell’elegante 16° arrondissement parigino, con i manufatti degli anni Cinquanta, l’automobile, l’autostrada, il bosco delle passeggiate con il bel tempo nel quale la macchina da presa penetra con un’interminabile carrellata che si conclude di fronte a una grande croce. La campagna non è più rassicurante, con la sua chiesa altrettanto ostile. “Ahimè, i cani randagi cercano sempre la protezione dell’uomo”, dice il commento felicemente ridotto al minimo di Jacques Prévert: la passività del cane è uguale a quella del bestiame in Le Sang des bêtes. Il film non risparmia molto allo spettatore, se non la visione della camera a gas e del tavolo di vivisezione, che è sufficiente nominare. Si ferma su una gabbia vuota.

Bernard Eisenschitz

Copia proveniente da

per concessione di Gaumont