MALOMBRA

Mario Soldati

Sog.: dal romanzo omonimo di Antonio Fogazzaro. Scen.: Mario Bonfantini, Renato Castellani, Ettore Margadonna, Tino Richelmy, Mario Soldati. F.: Massimo Terzano. Scgf.: Gastone Medin. Mus.: Giuseppe Rosati. Int.: Isa Miranda (marchesina Marina Vittoria di Malombra), Andrea Checchi (Corrado Silla), Irasema Dilian (Edith Steinegge), Gualtiero Tumiati (conte Cesare di Ormengo), Nino Crisman (conte Nepomuceno Salvador di Ormengo), Enzo Biliotti (Vezza), Ada Dondini (contessa Fosca Salvador), Giacinto Molteni (Andrea Stefano Steinegge), Corrado Racca (padre Tosi), Luigi Pavese (medico). Prod.: Lux. 35mm. D.: 135’. B
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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

In apparenza seguito ideale di Piccolo mondo antico, il secondo adattamento da Fogazzaro ne è in realtà il ribaltamento. Un film in cui gli esterni naturali diventano paradossalmente claustrofobici, e in cui per una volta la macchina da presa del regista si fa mobilissima e inquieta: “è come se in questo film Soldati avesse lasciato a volte la bacchetta del direttore d’orchestra per farsi compositore” (Gianni Rondolino). Girato nel crepuscolo del fascismo, Malombra è stato di volta in volta visto come un gemello ‘nero’ di Ossessione, come un film “involontariamente surrealista” (Ado Kyrou), come un precursore di Senso o dei gotici italiani degli anni Sessanta. “Malombra è forse il più bello dei film di Soldati, eccentrico fin dalla durata […], eccessivo e funereo, un’immersione nel ‘fantastico’ assolutamente insolita nel cinema italiano, dove tutti i personaggi inseguono la propria personale follia amorosa, i propri fantasmi” (Emanuela Martini). Anche la protagonista si rivela una scelta involontariamente felice. Soldati avrebbe voluto ancora una volta la Valli, che avrebbe probabilmente reso più umano il personaggio. Ma Isa Miranda, così distante e algida, rende forse ancora più gotico questo ballo di fantasmi, e rivela delle doti seduttive cantate, a proposito di questo film, da Manuel Puig: “La Miranda è ambigua, ha gli occhi sensibili, ma una certa tensione nelle labbra che ti può annunciare chissà quale cattiveria. […] Un personaggio interpretato da lei può permettersi qualunque sorpresa, se decide di essere cattiva le credi, se decide di essere buona, anche. In lei, insomma, l’ambiguità è naturale, e proprio per questo motivo diventa così umana, se viene ben adoperata”.

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