LA PROVINCIALE

Mario Soldati

Sog.: dal racconto omonimo di Alberto Moravia. Scen.: Giorgio Bassani, Sandro De Feo, Jean Ferry, Mario Soldati. F.: G.R. Aldo, Domenico Scala. M.: Leo Cattozzo. Scgf.: Flavio Mogherini. Mus.: Franco Mannino. Int.: Gina Lollobrigida (Gemma Foresi), Gabriele Ferzetti (professor Franco Vagnuzzi), Franco Interlenghi (Paolo Sartori), Nanda Primavera (madre di Gemma), Marylin Buferd (Anna Letizia Sartori), Barbara Berg (Vannina), Alda Mangini (contessa Elvira), Renato Baldini (Luciano Vittoni). Prod.: Attilio Riccio per Electra Compagnia Cinematografica. 35mm. D.: 115’. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Secondo Soldati, è il suo miglior film. In un periodo in cui è impegnato sul versante del cinema di genere (commedie con Walter Chiari, film di pirati), il regista riesce a realizzare un suo progetto di qualche anno prima, primo adattamento in assoluto di un romanzo di Alberto Moravia (che Soldati conosceva già da bambino). Il copione, scritto insieme a Giorgio Bassani, stravolge la struttura narrativa con una complessa costruzione a flashback: a partire da un eclatante avvenimento iniziale, la vita di una donna borghese insoddisfatta viene raccontata da più punti di vista, secondo l’ottica di diversi personaggi che, ciascuno a suo modo, non l’hanno capita. Un altro grande ritratto femminile che trasporta il realismo di Moravia in un classico meccanismo soldatiano di suspense, e si inserisce in una ricca compagnia di mélo ‘modernisti’ del periodo: i primi fim di Antonioni, certi titoli di Vittorio Cottafavi, Antonio Leonviola, Claudio Gora, Mario Monicelli. Alla modernità narrativa corrisponde uno stile elaborato, con ampi piani-sequenza, un uso sofisticatissimo della musica e una profondità di campo che mette sullo stesso piano Gemma e i suoi ‘narratori’, rendendo impossibile giudicare l’una senza gli altri. Come dichiarò all’epoca Jean Cocteau: “L’insieme del film è un po’ Maupassant e addirittura Marcel Proust. Ma l’abilità del narratore cinematografico, l’economia dei dialoghi e dei gesti salvano tutto. Ogni secondo ha forza senza ricorrere a una ‘trovata’, con una maestria davanti alla quale ci si inchina”. Forse la migliore interpretazione drammatica di Gina Lollobrigida.

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