ISABELLE HUPPERT, MESSAGE PERSONNEL

William Karel

M.: Pauline Pallier, Edith Liszt. Int.: Isabelle Huppert (voce narrante). Prod.: Dominique Tibi, Cathy Palumbo, Roche Productions, Arte France. DCP.
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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Di film in film, Isabelle Huppert ci conduce in un viaggio nella sua infanzia e nella sua carriera, in un ritratto composito narrato dall’attrice stessa. Le parole di Huppert, registrate appositamente per il film, fanno eco agli estratti delle sue tante interpretazioni per il grande schermo. Il montaggio disegna una biografia atipica, tra allegoria cinematografica e riflessione sulla professione d’attrice, strano mestiere che consiste nel “trasformare in eccellenza ciò che non lo è” e nell’interpretare “stati d’animo” e “persone” più che personaggi. Seduta alla macchina per scrivere, Huppert ci manda il suo personale messaggio. Ricorda la scoperta del cinema con le comiche di Chaplin e Stanlio e Ollio, i primi ruoli davanti alla cinepresa Super8 del padre, la formazione al conservatorio dove sua madre un giorno decise di iscriverla. Racconta gli incontri con Yves Montand e Romy Schneider, e il debutto in I santissimi di Bertrand Blier. Cita le collaborazioni con i più grandi registi francesi e internazionali, da Claude Chabrol a Michael Haneke, Jean-Luc Godard, Paul Verhoeven, Maurice Pialat, Werner Schroeter, Benoit Jacquot e Michael Cimino. Parla del rapporto speciale con Claude Chabrol, di come sia lavorare con la figlia Lolita e della recitazione, arte “selvaggia” che “brucia tutto quello che trova sul suo cammino” ma alla quale finisce sempre per tornare. Perché Isabelle Huppert sa che sarà sempre un’attrice: “Smettere? Ci penso spesso. Ma non lo faro mai”.

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