I Nostri Sogni

Vittorio Cottafavi

Sog.: tratto dalla commedia omonima di Ugo Betti; Scen.: Vittorio Cottafavi, Cesare Zavattini, Adolfo Franci, Margherita Maglione, Vittorio De Sica, Paolo Salviucci, Ugo Betti; F.: Carlo Nebiolo; Mo.: Mario Serandrei; Scgf.: Ottavio Scotti; Mu.: Raffaele Gervasio, dirette da Fernando Previtali (la canzone “L’alfabeto dell’amore” di Raffaele Gervasio e Michele Galdieri è cantata da Pina Mari e Michele Montanari e diretta da Maria Carta); Int.: Vittorio De Sica (Leo), Maria Mercader (Matilde detta Titì), Paolo Stoppa (Oreste), Guglielmo Barnabò (Posci), Luigi Almirante (rag. Ladislao Moscapelli), Vittorina Benvenuti (Margherita, sua moglie), Aldo De Franchi (Bernardo, doppiato da Aroldo Tieri), Nerio Bernardi (direttore del “Ragno d’oro”, doppiato da Giorgio Capecchi), Dina Romano (Beatrice, la domestica), Mario Siletti (cameriere del “Ragno d’oro”), Walter Grant (il Signor Tuns, doppiato da Amilcare Pettinelli), Lina Marengo (la Baronessa), Aristide Garbini (signor Fiocchi), Luigi A. Garrone (l’uomo che affitta lo smoking), Pietro Tordi (il macchinista elettricista), Mario Oppedisano (un giornalista), Leone Papa, Francesco Grani; Prod.: Iris Film; Pri. pro.: 22 settembre 1943. 35mm. L.: 1923 m. D.: 83’.

 

 

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

La prima regia di Cottafavi nasce sotto il segno di un binomio - forse a lui non particolarmente congeniale - che si afferma proprio in quell'anno, il 1943. Si tratta del binomio De Sica-Zavattini, qui attore e sceneggiatore, contemporaneamente impegnati in qualità di regista e sceneggiatore ne I bambini ci guardano. Tratta dalla commedia omonima di Ugo Betti, la sceneggiatura de I nostri sogni risente molto sia della poetica zavattiniana, legata ai paradossi interclassisti, sia della galleria desichiana di personaggi della strada interpretati per Camerini, improvvisamente chiamati a recitare una parte di spicco nella vita. (...) Il film è diseguale, ancora lontano dallo stile che, al di là dei generi e dei budget produttivi, contraddistingue il cinema maturo di Cottafavi. Ma si segnala per diversi elementi, legati alla cura nell'ambientazione e alla finezza descrittiva di alcune situazioni esistenziali. (...) Si respira un'aria da Gozzano, da Monsù Travet, più rimpianta che derisa come avverrà nella commedia all'italiana. Per quanto la pellicola si collochi temporalmente negli ultimi bagliori del regime, resiste un'impostazione di difesa della classe lavoratrice, moralmente sana, anima del fascismo, cui si contrappone lo snobismo dei ricchi del bel mondo e la stravaganza un po' clochard del protagonista. Ma vi è anche - e colpisce, per quanto sia solo accennata - la descrizione della metropoli che dà lavoro a tutti, dove la pubblicità che si fa ai prodotti acquista una sua importanza sociale, economica e creativa.

Marco Vanelli, "I nostri sogni", «Ciemme», n. 127, marzo 1999

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