GUENDALINA

Alberto Lattuada

Sog.: Valerio Zurlini; Scen.: Jean Blondel, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Alberto Lattuada; F.: Otello Martelli; Mo.: Eraldo Da Roma; Scgf.: Maurizio Serra Chiari; Cost.: Orietta Nasalli Rocca; Mu.: Piero Morgan [Piero Piccioni]; Int.: Jacqueline Sassard (Guendalina Redaelli), Raf Vallone (suo padre Guido Redaelli), Sylva Koscsina (sua madre Francesca Redael- li), Raf Mattioli (Oberdan Pancani), Leda Gloria (sua madre), Lilli Cerasoli (Bianchina Norman), Enzo Cerusico (il postino), Carla Gravina (un’amica), Giancarlo Cobelli (il barbiere), Anto- nio Mambretti (l’industriale); Prod.: Carlo Ponti Cinematografica / Les Films Marceau 35mm. D.: 90’. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

La musica di Guendalina porta la firma di Piero Morgan, lo pseudonimo dietro il quale si nasconde il musicista Piero Piccioni. Poiché è abbastanza conosciuto il nome d’arte del protagonista del processo Montesi, così è anche abbastanza probabile che molti spettatori del film di Lattuada dedicheranno alla colonna musicale un’attenzione che di solito, negli altri film, non usano dedicarle. Il giudizio, crediamo, non potrà non essere sostanzialmente positivo. Il nostro è stato tale, fatte le debite proporzioni, fra gli obbiettivi della pellicola, le intenzioni del regista, ciò che evidentemente questi ha chiesto al compositore, e il risultato complessivo di Guendalina. (...) Non nascondiamo che, con un tema così bruciante per le mani, si poteva fare una musica più corrosiva, più amaramente penetrante e indicativa, in senso critico, di un rapporto sociale comune al nostro mondo. Ma allora il livello cinematografico avrebbe dovuto essere un altro, non quello discretamente garbato di Lattuada.

Sul livello di Lattuada, dunque, Morgan si è mosso con una certa disinvoltura, limitandosi, in fondo, a fotografare in controluce, o forse soltanto da una certa angolazione prospettica di luci e di ombre, la musica di consumo in un certo costume. Si trattava, cioè, di accompagnare l’ingenuo snobismo (per esempio nel parlare) della giovinetta, con un’altrettanto ingenua ambientazione musicale, dove in sostanza la musica leggera che segna nei “tabarins” e nei “covi” della Riviera i molli e squallidi svaghi del ricco borghese al mare (e Guendalina appartiene a una famiglia borghese di questo tipo), diventasse la sigla musicale della protagonista, ma nel senso di una inconsapevole e “candida” assimilazione psicologica e sentimentale del personaggio sullo sfondo di tutto un modo di vita.

Luigi Pestalozza, Guendalina e Rififi, “Cinema nuovo”, n. 105, 15 aprile 1957

 

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