Forbidden

Frank Capra

T. alt.: Jane Doe; T. it.: Proibito; Sog.: Frank Capra; Scen.: Jo Swerling; F.: Joseph Walker; Mo.: Maurice Wright; Mu.: Irving Bibo, David Broekman, Alfonso Corelli, Sam Perry; Su.: Edward Bernds; Int.: Barbara Stanwyck (Lulu Smith), Adolphe Menjou (Bob Grover), Ralph Bellamy (Al Holland), Dorothy Peterson (Helen Grover), Thomas Jefferson (Wilkinson), Myrna Fresholt (Roberta a due anni), Charlotte V. Henry (Roberta a diciotto anni), Oliver Eckhardt (Briggs), Flo Wix (Mrs. Smith), Claude King (Mr. Jones), Robert Graves (Mr. Eckner), Halliwell Hobbes (fioraio); Prod.: Frank Capra per Columbia Pictures; Pri. pro.: 9 gennaio 1932 35 mm. D.: 85’. Bn. 

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Tra i tanti sacrifici sublimi che il cinema anni Trenta e Quaranta impone alle donne, quello di Forbidden pare certo tra i più scriteriati. Lulu Smith accetta una vita nell’ombra, rinuncia alla propria figlia, arriva a uccidere e a finire in prigione, solo per non gettare ombre sull’ascesa politica dell’uomo (sposato) che ama. Tuttavia, la prima, rapida scena del film offre al sacrificio le sue ragioni profonde: scena primaverile e crudele di piccola città americana, dove Lulu, bibliotecaria zitellina con capelli a crocchia e occhiali (diciamo, quello che sarebbe diventata Mary Hatch di Bedford Falls, se George Bailey non l’avesse sposata), viene derisa dai colleghi come dai bambini del vicinato. Allora ritira tutto quel che ha dalla banca e fugge, verso L’Avana, su un piroscafo di lusso, e si sa che sui piroscafi di lusso s’incontrano gli amanti senza domani (come nello stesso anno dimostrava anche Tay Garnett). È una donna nuova, gli occhiali sono misteriosamente spariti, il viso risplende tra le stole di volpe bianca, il mare caraibico luccica come le bollicine nelle coppe di champagne. L’uscita dallo stato di repressione, l’immagine quasi onirica di un’altra se stessa: a quell’immagine, forse ancor prima che a un uomo, sceglie di restare fedele, anche quando il sogno ricade nelle ambasce d’una vita (moderatamente) realistica. Forbidden ha momenti visivamente molto belli, Joseph Walker lavora con audacia e ispirazione, ma ciò che più sostiene il film è la leggerezza non lacrimosa con cui Capra, Swerling e soprattutto Stanwyck ‘interpretano’, fin quasi alla fine, il romanzo di Fannie Hurst (e non dimentichiamo che questa ragazza fa anche un po’ di carriera: da bibliotecaria di provincia ad archivista e poi redattrice in un grande quotidiano, sia pure per la rubrica ‘posta del cuore’). Bel ruolo per Ralph Bellamy, che domina il segmento newspaper movie: giornalista del genere antipatica canaglia, però devoto all’amore non corrisposto per Lulu e destinato a brutta fine. Capra bistratta un po’ il film nell’autobiografia, sorvolando sui meriti stilistici e deplorando il romanticismo d’una storia che cominciò presto a sembrargli socialmente insignificante.

Paola Cristalli

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