DIAMOND JIM

Edward Sutherland

Sog.: dal romanzo Diamond Jim Brady di Parker Morell; Scen.: Harry Clork, Doris Malloy, Preston Sturges; F.: George Robinson; Mo.: Daniel Mandell; Scgf.: Charles D. Hall; Mu.: Bakaleinikoff; Su.: Gilbert Kurland; Int.: Edward Arnold (Diamond Jim Brady), Jean Arthur (Jane Matthews/Emma), Binnie Barnes (Lillian Russell), Cesar Romero (Jerry Richardson), Eric Blore (Sampson Fox), Hugh O’Connell (Charles B. Horsley), George Sidney (Pawnbroker), Robert McWade (A.E. Moore), Charles Sellon (Touchey), Henry Kolker (direttore della banca), William Demarest (Harry Hill), Albert Conti (gioielliere); Prod.: Universal Pictures; Pri. pro.: 2 settembre 1935
35mm

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

DOSSIER EDWARD A. SUTHERLAND

Il nome di Eddie Sutherland è legato ai film con W.C. Fields e Mae West da lui diretti negli anni Trenta. Eppure anche nel suo caso fu Chaplin a tenerlo a battesimo. Fu assistente alla regia in due produzioni di rilievo come A Woman of Paris e The Gold Rush e testimone delle riprese dell’enigmatico The Professor. La documentazione presente nell’archivio Chaplin conferma che Sutherland fu l’uomo che orchestrò le spettacolari inquadrature iniziali di The Gold Rush e suggerì a Chaplin l’idea della capanna in bilico sul precipizio. Nonostante Sutherland abbia sempre riconosciuto il suo debito nei confronti di Chaplin, non vi sono molte tracce del maestro nelle sue commedie. Questo dossier esaminerà i suoi lavori – che sorprendentemente godettero di ottimi incassi nonostante una certa mancanza di ispirazione – attraverso interviste audio, documenti d’archivio, foto di set ed estratti di film. La proiezione di due lungometraggi, uno muto, It’s the Old Army Game, e uno sonoro, Diamond Jim, completeranno il programma.
(Kevin Brownlow, Cecilia Cenciarelli)

DIAMOND JIM

Parker Morell, autore della biografia del defunto James Buchanan Brady, è stato grossolanamente malinformato sull’illustre Diamond Jim, a giudicare dal film biografico proiettato al Roxy Theatre. Affrettandosi a colmare le lacune della ricerca del signor Morrell, il film ci dice tutto sulla vita amorosa del prodigioso mangiatore nonché gioielleria ambulante. Tra le altre cose, scopre alcuni strabilianti e finora inediti fatti sulla grande rivalità con il signor Cesar Romero a causa della signorina Jean Arthur. Convinto che il signor Morell sia stato eccessivamente influenzato dai fatti, il film si risolve ad applicare i necessari strati di fascino alla carriera di Brady. Il risultato è increscioso. Diamond Jim soffre sia delle invenzioni fraudolente dei suoi sceneggiatori che di una certa bigotta riluttanza a dire tutta la verità su uno dei nostri eroi più autenticamente americani. È stato un trionfo dell’assurdo a spingere Hollywood a migliorare la carriera del fan-tastico irlandese che riassunse nella sua vita tutta la volgarità stravagante di un’e-poca in cui il boom delle ferrovie trasformava impiegati e commessi in milionari. Edward Arnold, da bravo attore alle prese con il suo ruolo più importante, contribuisce molto a dare al film un senso che manca quasi completamente nella sceneggiatura. Diamond Jim è decisamente piacevole e divertente quando illustra le maniere a tavola del protagonista, la sua ostinazione arrogante e curiosamente vincente nell’essere se stesso senza vergogna né finzioni e la sua invincibile capacità di farsi degli amici in tutte le classi sociali malgrado i suoi grotteschi costumi. La prima metà del film, che narra l’ascesa di Brady dalla povertà alla ricchezza, co-glie il gusto esuberante dell’epoca. Successivamente, però, il film s’inoltra in una finzione così sgradevole che cessa di es-sere sia convincente che vivace. Tra le sue principali invenzioni c’è la situazione sentimentale a quattro in cui Diamond Jim ama Jean Arthur, Lillian Russell (Binnie Barnes) ama Romero, Romero e la Arthur si amano e Lillian e Jim escono sconfitti da questa geometria di amori frustrati. Il film si dimostra inoltre una fonte autore-vole quando rivela che Diamond Jim finì al Johns Hopkins Hospital non per essersi riempito all’inverosimile l’enorme stomaco per tutta la vita ma a causa delle ferite che si procurò rischiando coraggiosamente la pelle per dimostrare la superiorità dei treni d’acciaio.
(Andre Sennwald, “New York Times”, 24 agosto 1935)

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