DEN EINSAMEN ALLEN

Franz Schömbs

Scen.: Peter Roleff. Prod.: Franz Schömbs Maler-Film. 35mm. L.: 229 m. D.: 8’ a 24 f/s
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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Sarebbe completamente sbagliato affermare che non ci fu un cinema sperimentale nella Germania Occidentale degli anni Cinquanta, ed è tuttavia vero che quasi nessun regista dedicò il proprio lavoro alla sperimentazione e alla ricerca formale. Un paradosso? Solo in parte, dato che quasi tutto ciò che vale la pena di definire cinema sperimentale fu realizzato nelle aree del documentario e del film su commissione, cioè produzioni con finalità che esulavano dalla semplice esibizione di belle forme con cui abbagliare gli spettatori per mezzo di immagini, luci e suoni. Gli autori che sarebbero stati presto identificati come la prima ondata del Nuovo cinema tedesco contribuirono alla causa della ricerca e della sperimentazione, se non altro come parte di un più ampio progetto di rinnovamento artistico. Oltre a questo, mettendo da parte la sfera del cinema amatoriale… be’, c’è Franz Schömbs. E forse davvero solo lui: figura solitaria dell’arte tedesca, anello mancante tra le epoche, autore arrivato troppo presto e insieme troppo tardi, e consapevole di questo: la sua ultima opera solista, datata 1962, porta l’eloquente titolo Den Einsamen allen (A tutti i solitari).

Schömbs (1909-1976) inizia come pittore e fotografo interessandosi principalmente all’astrazione, al lavoro sul colore ‘puro’ e al concetto di strutture cromatiche come il procedimento sviluppato dal chimico-fotografo Richard Ostwald; oltre a ciò, matura anche un’attenzione per il balletto, movimento coreografato nel tempo. L’insieme di questi interessi lo porta alla fine degli anni Trenta ai primi esperimenti con quello che potrebbe essere definito protocinema: dipinti seriali che l’osservatore esplora camminando; il movimento qui sta letteralmente nell’occhio di chi guarda. Dopo la Seconda guerra mondiale Schömbs approda infine al cinema, diventando il solitario punto di contatto tra il cinema della Germania Occidentale adenaueriana e l’astrazione weimariana alla Fischinger, strada che l’avanguardia postbellica internazionale presto abbandonerà a favore di altre direzioni. Schömbs riesce a finire solo tre cortometraggi, mezz’ora in tutto: Opuscula (1948), Die Geburt des Lichts (1957) e il già citato Den Einsamen allen, ciascuno dei quali sperimenta a suo modo con esplosioni di luce, singolari movimenti coreografati, scontri tra immagine e suono in uno spirito modernissimo. Vale a dire che quella di Schömbs è un’arte di angoscia esistenziale, una descrizione della battaglia tra il desiderio d’artificio e l’orrore di un mondo sans nature, tutto tecnologia, grande paradosso dell’epoca.

Olaf Möller

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