CELLULOID MAN A FILM ON P.K. NAIR

Shivendra Singh Dungarpur

F.: Santosh Thundiyil, K.U. Mohanan, Avik Mukhopadhyay, P.S. Vinod, H.M. Ramachandra, R.V. Ramani, Vikas Sivaraman, Mahesh Aney, Ranjan Palit, V. Gopinath. Mo.: Irene Dhar Malik. Mu.: Ram Sampath. Su: Mohandas. Int.: P.K. Nair, Krzysztof Zanussi, Lester James Peries, Vidhu Vinod Chopra, Saeed Akhtar Mirza, Gulzar, U.R. Ananthamurthy, Kumar Shahani, Naseeruddin Shah, Adoor Gopalakrishnan, Mahesh Bhatt, Rashid Irani, Shabana Azmi, Girish Kasaravalli, Ketan Mehta. Prod.: Dungarpur Films 35mm. D.: 163’. 

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

L’idea ha cominciato a prendere forma durante una conversazione tra cine li a proposito di P.K. Nair e di cosa stesse fa- cendo adesso che era in pensione. Avevo frequentato il Film Institute di Pune, e per me Nair era una gura indistinta nella sala oscura, presente a tutte le proiezioni: scribacchiava sul suo taccuino alla luce di una piccola pila, avvolgeva e riavvolge- va rulli di pellicola, gridava istruzioni al proiezionista e guardava, guardava lm in continuazione. Provavamo sempre un po’ di soggezione nei suoi confronti, e quando cercavamo un lm salivamo intimoriti le scale di legno scricchiolanti che portavano al suo ufficio. Non conoscevo nessun altro capace di dire esattamente in quale rullo si trovasse una certa scena.

Di passaggio a Pune, ho scoperto che l’archivio era rimasto orfano: pizze arrugginite abbandonate nell’erba, scaffali ricoperti di spesse ragnatele e il vecchio ufficio di Nair ridotto a un deposito di cianfru- saglie. Allora ho ripensato a quell’uomo eccezionale che aveva dedicato tutta la sua vita a raccogliere lm e mi sono detto che la sua eredità non doveva essere dimenticata.

Nair aveva cominciato ad appassionarsi al cinema n da piccolo. Anche allora era un collezionista... collezionava matrici di biglietti, locandine cinematogra che e persino i talloncini emessi dalle bilance a moneta sui quali guravano i divi dell’e- poca. Era destinato a diventare un grande collezionista di lm: fu così che nacque il National Film Archive indiano.

Pochi sanno che in India furono girati ben 1700 lm muti: solo nove pellicole sono sopravvissute, grazie all’impegno di Nair, spintosi n nelle zone più remote del paese alla ricerca di film rari. Durante uno dei suoi viaggi è riuscito a salvare ciò che era rimasto della produzione di Dadasaheb Phalke, e se quest’ultimo è oggi considerato il padre del cinema indiano è merito di Nair. Era un archivista scrupoloso e democratico: tentava di salvare qualsiasi film gli capitasse sotto mano.

Ha in uenzato intere generazioni di registi, in particolare quelli del Nuovo Cinema indiano come Mani Kaul, Kumar Shahane, Adoor Gopalakrishnan e soprattutto John Abraham. Ha offerto a noi studenti la possibilità di guardare lm che altri- menti non avremmo mai potuto vedere, e nei quali abbiamo scoperto noi stessi: è in essi che abbiamo trovato l’aspirazione a diventare i nuovi Tarkovskij, Fellini o Ray. Molti membri prestigiosi della comuni- tà cinematogra ca indiana si sono fatti avanti per parlare di Nair e del lavoro di una vita per il cinema, per parlare con grande rispetto della sua memoria enciclopedica, dell’entusiasmo che lo portava a condividere con gli altri un nuovo lm (a volte persino alle sei del mattino) e soprattutto della sua passione per il cinema. Le parole di Nair fanno rivivere davanti ai nostri occhi la storia del cinema indiano. Ne emerge il ritratto di un uomo così innamorato del cinema da mettere in secondo piano persino la sua famiglia in nome di quell’ossessione. Nair non è semplicemente il fondatore del National Film Archive, ma un museo vivente del cinema. Anche in pensione ha scelto di vivere a pochi passi dall’archivio che si occupa della sua eredità. Il fatto stesso che l’India abbia un patrimonio cinematografico è merito dell’impresa straordinaria di quest’uomo. Non ce ne sarà un altro come lui.

Shivendra Singh Dungarpur

 

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