CAMILLE

Ray C. Smallwood

R.: Ray C. Smallwood. S.: dal romanzo La dame aux Camélias di Alexandre Dumas figlio. Sc.: June Mathis. F.: Rudolph Bergquist. Scgf.: Natacha Rambova. In.: Alla Nazimova (Marguerite Gautier), Rudolph Valentino (Armand Duval), Arthur Hoyt (conte di Varville), Zeffie Tilbury (Prudence), Rex Cherryman (Gaston), William Orlamond (Duval padre), Edward Connelly (Duca), Patsy Ruth Miller (Nichette), Consuelo Flowerton (Olimpe), Mrs. Oliver (Manine), P.: Nazimova productions. D.: Metro Pictures. L.: 1.200m D.: 63’

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Natacha Rambova (nata Winifred Shaughnessy) entra da dominatrice nella vita di Rudy e, per cominciare, fa di lui l’Armand Duval di Camille. ‘I will be your servant – your slave – your dog’, giura l’Armand di Valentino, abbracciando le ginocchia della sottilissima, sinuosa Alla Nazimova. Non è un caso che questa signora delle camelie in abiti déco pretenda dal suo giovane amante un’accentuazione masochista, una dichiarazione di vassallaggio erotico: Camille, adattamento libero e anche stavolta in abiti moderni di un classico della letteratura come La Dame aux camélias di Dumas figlio, è il film in cui il divismo ancor fragile di Valentino si affida in totale abbandono ai talenti e ai desideri di alcune donne potenti e capaci di esercitare su di lui un saldo controllo. Questo gioco di passività consenziente, questa fabbricazione dell’oggetto erotico sembra giocare al rimbalzo tra il set e la storia esemplare di Dumas, che qui Mathis riscrive disegnando una protagonista più seduttrice e un Armand più sedotto. Doveva essere, non c’è dubbio, un set interessante: Nazimova ancora, forse, innamorata di Rambova, la più brillante e indipendente delle protette che frequentavano o lambivano il suo circolo lesbico, Rambova improvvisamente attratta da Valentino che, dal canto suo, cade fulminato davanti al fascino della falsa russa, e sullo sfondo June Mathis, col suo grande potere e cervello, della quale non è difficile credere che nutrisse una privata passione per il ragazzo italiano, suo per scoperta e dunque in qualche modo di diritto. Il risultato di tanta circolazione erotica è un film freddo, isterico, estremo, notevolissimo nella rete di corrispondenze che stringe tra geometrie del desiderio e costruzioni scenografiche”.

Paola Cristalli, Rodolfo Valentino: lo schermo della passione, Ancona, Transeuropa, 1996

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