A BÁNYA TITKA II: A Gonosztevöt Leleplezik

Ödön Uher Jr.

T. alt.: A földalatti próféta. Sog.: dal romanzo White Walls di Max Pemberton. Scen.: Ödön Uher Jr., Ede Sas. F.: Ödön Uher Jr. Int.: Mea Melitta [Dömötör Kató] (contessa Éva Erlach), Emil Fenyő (Jura), Mari K. Demjén (Anna), Károly Lajthay (conte Rudolf), Ottó Torday (Lord Robertson), Ferenc Vendrey (lo zio di Eva), László Bakó (generale Wagner), Aladár Fenyő (Pietro Rizzi). Prod.: Uher Filmgyár Rt. 35mm. L.: 2828 m. D.: 73' a 18 f/s. Imbibito e virato
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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

L’adattamento del bestseller di Max Pemberton White Walls è ambientato nell’impero austro-ungarico. Nella prima parte, la contessa Éva Erlach lascia il collegio viennese in cui è cresciuta per prendere possesso di un’eredità, la miniera di Rabka in Galizia. Il conte Rudolf, direttore della miniera, non è disposto a cederle il comando e istiga i minatori contro di lei. Le scene della rivolta, la temibile folla che agita i pugni e il rogo del castello richiamano i tempi rivoluzionari in cui il film fu girato. Éva viene salvata dall’incendio da un misterioso giovane, Jura, che risulta poi essere l’erede legittimo: dopo la morte del padre è stato privato di quel che gli spetta ed è stato segretamente allevato nelle profondità della miniera dalla strega Anna. Jura abita l’eterna oscurità in cui vivono gli oppressi e i reietti. Secondo il simbolismo rovesciato del film, il mondo della luce è il regno del male ed è una costante minaccia per Jura, che anela a uscire dal buio. Jura ed Eva sono attratti l’uno dall’altra, ma il giovane viene tradito dalla sua ex amante gelosa e rinchiuso in un manicomio. Elementi visivi ricorrenti del film sono i punti di contatto tra i due mondi, colti in complessi controluce che creano una continuità tra gli interni bui e i luminosi spazi esterni, grazie anche alla posizione centrale di porte, finestre ed entrate di caverne. La coerente drammaturgia cromatica del film accentua il contrasto. Memorabili sono soprattutto le scene nella miniera, che acquistano sfumature oniriche grazie alla combinazione di viraggio blu di Prussia e imbibizioni rosa.
Nella seconda parte, il castello di Rabka è stato ridotto in cenere ed Éva vive nel palazzo viennese degli Erlach. Innamorata di Jura, fa di tutto per provare le origini del ragazzo anche se ciò significa andare contro i propri interessi. Il suo amico Lord Robertson va a Mostar a cercare il monaco che aveva salvato la vita del piccolo Jura, nella speranza che possieda documenti in grado di attestare l’identità del giovane. Ma l’agente del conte Rudolf, Pietro Rizzi, lo batte sul tempo e ruba le carte. Intanto, sensibile al richiamo di Eva, espresso visivamente dalla transizione dal primo piano di lei all’immagine delle onde marine, Jura fugge dal manicomio. Un effetto ingegnoso lo mostra mentre salta dall’alto bastione circondato dal mare. Dopo molte vicissitudini il giovane raggiunge il palazzo degli Erlach a Vienna. Jura, che nel buio della miniera era come un re, nel mondo della luce è passivo ed esitante. È Éva a pensare a tutto. La sua impresa sembra votata al fallimento fino a quando Robertson compra i documenti da Rizzi e Jura può entrare in possesso dell’eredità e sposarla. La sceneggiatura di Uher segue la trama del romanzo di Pemberton con eccezioni trascurabili. Tuttavia, in parte per ragioni finanziarie e in parte a causa dell’instabilità politica, il film non fu girato nei luoghi originali bensì in Ungheria. Le scene nella miniera di sale di Rabka furono filmate nella miniera di carbone di Salgótarján e quelle viennesi a Budapest, ma la ricchezza delle scenografie e la perfetta applicazione dei procedimenti di colorazione dell’epoca compensano ampiamente il tutto.

Gyöngyi Balogh

Copia proveniente da

Restaurato da EYE Filmmuseum a partire da una copia di distribuzione olandese