WORKSHOP ACE: PRESERVARE LA CONOSCENZA

L’inizio del Ventunesimo secolo ha portato con sé la trasformazione tecnologica più significativa che il cinema abbia conosciuto da quando è stato inventato. Il passaggio dall’analogico al digitale nell’intera filiera cinematografica, dalla produzione all’esercizio, ha avuto conseguenze molto più profonde di tutti gli altri cambiamenti tecnologici avvenuti nel primo secolo di cinema. Incluse la sostituzione della pellicola nitrato con quella in triacetato di cellulosa e persino il passaggio dal muto al sonoro.

Una delle conseguenze della rivoluzione digitale è la necessità di stabilire una metodologia archivistica completamente nuova – compresi gli archivi digitali, la cui sostenibilità a lungo termine è ancora tutta da dimostrare. Ma un’altra e non meno decisiva conseguenza è la necessità di definire come intendiamo d’ora in poi preservare e rendere accessibile la grande collezione storica del cinema del Ventesimo secolo. Accettiamo che qualsiasi supporto digitale costituisca lo standard corrente diventi l’unico tramite per accedere al cinema del passato? Oppure, malgrado le difficoltà intrinseche, scegliamo di mantenere l’intera filiera archivistica analogica per conservare, preservare e mostrare i film nella loro forma originale?

In linea con la loro missione di conservazione, probabilmente la maggior parte delle film heritage institutions (FHI) considererà che le opere nate nell’era del cinema analogico debbano essere preservate e proiettate usando la tecnologia analogica tradizionale. Per sostenere i metodi tradizionali, tali istituzioni dovranno tener viva la conoscenza accumulata sul cinema analogico, la sua natura, la sua tecnica e la sua storia. Solo in questo modo sarà possibile continuare a conservare e proiettare in maniera professionale le pellicole. Mantenere questo know-how sarà un compito sempre più difficile nell’attuale panorama audiovisivo completamente digitale. Sarà compito delle FHI mantenere questa conoscenza all’interno del proprio ambito, sviluppando al contempo le proprie operazioni digitali per tenere il passo con la produzione attuale di film che vanno ad aggiungersi al patrimonio.

A questo punto è importante sollevare alcune questioni da discutere all’interno delle FHI:

  1. In che misura lo staff e i team di queste istituzioni hanno smarrito la conoscenza del patrimonio cinematografico analogico e del modo in cui trattarlo? La richiesta di digitalizzazione del patrimonio cinematografico ha fatto sì che la formazione dei nostri team si concentrasse esclusivamente sulle pratiche digitali?
  2. Il pensionamento di tecnici esperti ha reso arduo conservare la conoscenza della tecnologia analogica all’interno delle FHI? C’è stata sufficiente trasmissione di competenza e conoscenza?
  3. Come affrontare la scarsità di fornitori di prodotti connessi al patrimonio cinematografico analogico? Dove comprare pellicole e materiali di consumo come nastro, leader e prodotti chimici da laboratorio? Dove reperire i pezzi di ricambio per assicurare il funzionamento di vecchie apparecchiature come proiettori, attrezzature da laboratorio, moviole?
  4. In parole povere: come garantire il trasferimento a una nuova generazione di archivisti di tutta la conoscenza specializzata necessaria a gestire e mantenere in funzione l’intera infrastruttura analogica, che oggi dipende da pochissimi tecnici specializzati?

Sono tutti temi che saranno discussi in questo workshop ACE, con l’obiettivo di sensibilizzare e di individuare strategie comuni per garantire la salvaguardia e l’accessibilità utilizzando i metodi del patrimonio cinematografico analogico prodotti in più di cent’anni di cinema.